Se c’ero, dormivo. A mia insaputa

Bizzarro paese, l’Italia. Ha dei rappresentanti eletti che spesso non studiano i dossier (tranne quelli che servono a colpire gli avversari politici), e di conseguenza altrettanto spesso si trovano a votare senza conoscere le conseguenze di quel che votano. Soprattutto quando si tratta di recepimento di norme europee, si direbbe. I risultati sono sotto gli occhi di chiunque non usi maschere di malafede per schermarsi dalla luce della realtà.

È già successo con l’iscrizione in costituzione del cosiddetto “equilibrio di bilancio”, con gente che prima vota a favore e poi si dissocia fragorosamente urlando al golpe crucco. Pare che ora la tradizione stia per essere rinverdita col recepimento della direttiva sul bail-in, cioè del salvataggio delle banche in crisi mediante compartecipazione di azionisti e creditori, secondo un ordine prestabilito. La triste vicenda dei risparmiatori delle quattro banche “risolte” (Carife, Carichieti, Banca Marche e Popolare Etruria), che ha lasciato in mutande i più o meno inconsapevoli obbligazionisti subordinati è l’ennesimo caso di scuola per un paese che, se c’era, dormiva. A propria insaputa.

Anche oggi, quando il dibattito politico infuria circa la possibilità di “indennizzare” parzialmente gli obbligazionisti subordinati delle quattro banche “risolte”, e la Ue è pronta a dire un bel “no” all’utilizzo di soldi pubblici per questa finalità, Federico Fubini sul Corriere ricorda agli smemorati di Roma e Strasburgo come sono andate le cose:

«Matteo Salvini , il leader della Lega, accusa il governo di aver “derubato 150 mila risparmiatori”; ma i verbali dell’europarlamento mostrano che lui stesso il 15 aprile 2014 non si oppose alla direttiva che oggi ha causato l’azzeramento di quei titoli (Salvini si astenne nel voto finale). Silvio Berlusconi chiede al governo di intervenire “al più presto”, eppure tutti i suoi eurodeputati a Strasburgo votarono a favore della direttiva; la sinistra del Pd reclama il fondo per gli indennizzi, dopo aver votato anch’essa in blocco a favore delle norme europee che colpiscono i creditori. Gli stessi Cinque Stelle hanno spesso criticato l’uso del denaro pubblico per “salvare le banche”, senza spiegare che le perdite dei creditori privati a quel punto sarebbero diventate automatiche»

Beh, si, non è che debba esserci coerenza interna tra proclami ed azioni, dopo tutto. Altrimenti che classe politica sarebbe? E comunque una deroga non si nega a nessuno, siamo italiani, dopo tutto. Molto meglio latrare contro la Ue che dirà no ai soldi pubblici per indennizzare persone che, forse, sono state truffate dalle loro banche, firmando ordini di acquisto di titoli non coerenti con il loro profilo e conoscenze finanziarie, o magari regolarizzando a posteriori tale incoerenza, con un tratto di penna. O forse no. O forse sarebbe meglio usare soldi pubblici per pagare assistenza legale a chi non può permetterselo contro le banche coinvolte nelle eventuali vendite illegittime, chissà.

Ne uccide più l’ignoranza che la spada, dopo tutto. E questa è occasione per una rimembranza del vostro titolare. Che, pischello allo sportello, un giorno del lontano 1994 si vide di fronte una impellicciata sciura brianzola in gramaglie per la dipartita (mediante rimborso a scadenza) del suo adorato Btp con cedola 12%. All’epoca eravamo all’alba della Fulgida Era Berlusconiana (siamo sempre all’alba di una Fulgida Era, in questo paese, prima che Era declini al Fu, preceduto da Ei), i mercati erano convinti di avere di fronte a sé un centauro col corpo di Reagan e le palle di Thatcher, ed i rendimenti dei Btp decennali erano scesi in modo spettacolare, intorno all’8%. La sciura brianzola ordinò al vostro titolare, in versione ibrida tra genio della lampada e domestico: “voglio qualcosa che non abbia rischio, sia a breve scadenza e renda almeno il 10%. Che mi consiglia?”

La risposta fu “La prostituzione, signora. Oppure lo spaccio di stupefacenti. A patto di avere corrieri che non si facciano prendere”. Alla fine, la sciura venne convinta da un terrorizzato funzionario a sottoscrivere un certificato di deposito che rendeva molto meno del Btp “ma è roba nostra, e noi siamo molto più solidi dello Stato, vuol mettere?”. Bei tempi. Forse mai realmente andati, in questa foresta pietrificata di gonzi e predatori chiamata Italia.

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