Che ce frega della crisi, noi ci abbiam l’occupazion

In una intervista a l’Unità, il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, riflette sul pessimo dato del Pil italiano del secondo trimestre. La novità non è l’ormai abituale e falso ritornello del “così fan (male) tutti”, quanto la base su cui, secondo Taddei, poggerebbe la presunta resilienza dell’economia italiana.

Sostiene Taddei:

«La vera notizia è che, ahinoi, il rallentamento della crescita non è una questione che riguarda soltanto il nostro Paese ma è un problema che coinvolge tutta l’Europa. Ad esempio, se guardiamo ai dati relativi al secondo trimestre, emerge che anche in Francia il Pil non è cresciuto»

Tutti fanno male, guardate la Francia! Cominciate a guardare “tutti”, in caso, e fatelo qui oppure in calce a questo post, per il dettaglio dei singoli paesi. Voi vedete un trend di rallentamento visibile, in Eurozona e Ue, negli ultimi quattro trimestri? Noi no. Quanto alla Francia, il suo dato di variazione di Pil del secondo trimestre è così anomalo, rispetto ai trimestri precedenti (0,4-0,4-0,7-0), che anche uno scolaretto dovrebbe sentirsi spronato ad indagarne le cause, e scoprirebbe che in Francia ci sono stati blocchi e scioperi per parecchie settimane, per le proteste contro la riforma del mercato del lavoro. Forse questa è una chiave di lettura, che richiederà conferme. Di certo, quando da un trimestre all’altro i consumi si arrestano, gli investimenti si contraggono e le scorte calano, forse è opportuno porsi qualche domanda sulla possibile anomalia del dato.

Riflette Taddei, sul “rallentamento”, che tuttavia non si vede nel Pil dell’Eurozona degli ultimi quattro trimestri, né a livello congiunturale né in quello tendenziale:

«È bene rammentare che ancor prima della Brexit era in corso un rallentamento dell’economia globale, evidenziato già ad aprile dal Fondo monetario internazionale. Ed era illusorio pensare che la cosa non si sarebbe riflessa sull’andamento dell’Eurozona. Certo, si poteva sperare che la cosa avvenisse in un modo più leggero e meno immediato, ma tant’è»

Certo, si poteva sperare che prima o poi qualcuno si sarebbe chiesto perché l’Italia cresce assai meno degli altri e quando si tratta di piantare i freni è sempre in pole position, ma tant’è. Ma rallegratevi, c’è speranza anche per noi. Ricordate la famosa teoria di Yoram Gutgeld, secondo la quale il nostro paese sarebbe rimasto isolato per un annetto o due dalla realtà da eventuali turbolenze globali, grazie alle sue imprescindibili riforme strutturali? Taddei pare riprenderla e svilupparla:

Ma esiste il rischio che l’Italia torni in recessione se, ad esempio, l’attuale 0,4% della Germania dovesse restringersi ulteriormente nei prossimi trimestri?
«Non necessariamente. Dico questo perché l’Italia presenta una differenza importante rispetto agli altri Paesi, ovvero che la nostra crescita, per quanto moderata, crea molta più occupazione nel paragone con le altre nazioni dell’Eurozona. Ed è proprio questo che deve far ben sperare sulla solidità e sulla prospettiva dell’economia italiana»

Eureka! “Noi ne usciremo meglio di altri” (cit.) perché, a differenza di altri, creiamo occupazione! Pensate, riusciamo a creare occupazione col Pil fermo, un vero miracolo. Anzi un miracolo italiano, di quelli da parcheggio dell’Autogrill. Ove mai fosse vero (ma non lo è, tranquilli), il risultato finale sarebbe un epocale tracollo della produttività. Cresceremo per questo motivo, forse? Che sarebbe questo, un keynesismo del mattino dopo la sbornia? A beneficio di Taddei e dei lettori è utile segnalare che nel 2015 il nostro Pil è cresciuto dello 0,8% reale e l’occupazione è aumentata di pari entità, in termini di ULA (unità di lavoro equivalenti nell’anno, che tiene conto di tempo pieno, part time e durata dei periodi di occupazione). Quindi, no magic, sorry.

Tra flussi causali invertiti e rivoluzionarie teorie economiche, ci prepariamo al piagnisteo d’autunno: c’è crisi ovunque e noi siamo solidissimi: aiutateci, in nome del cielo!

Crescita EA-EU
La Grande Frenata (che non lo era)