Burocrazia, figlia del decisore politico che non calcola i costi ex ante

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

spessissimo ci si lagna, a giusta ragione, della “burocrazia”, delle sue inefficienze, delle procedure farraginose, dei tempi lunghi, dei costi prodotti, che gravano impietosamente su cittadini e imprese. Manca, tuttavia, un’idea precisa di cosa sia la “burocrazia”. Essa è in generale correttamente identificata come potere delle strutture amministrative, che stabiliscono discrezionalmente tempi, modi, procedure e costi, a scopi spesso di “autodifesa” da responsabilità che finiscono per scaricare su cittadini ed imprese le inefficienze, vanificando le politiche pubbliche decise dagli organi di governo.

Ma, caro Titolare, è proprio sempre così? Bisognerebbe porsi una domanda: se, cioè, la burocrazia non sia anche, o negli ultimi anni soprattutto, effetto di norme e regole farraginose, tali da imporre agli apparati amministrativi quelle procedure farraginose, quei tempi lunghi, quei costi che finiscono per ingessare il Paese.

Come dice, Titolare, un esempio? Ecco, immagini che un’impresa debba selezionare un fornitore e, allo scopo, organizzi una procedura di gara. Come sarebbe da valutare quel dirigente o comunque responsabile del processo di acquisto se, nel bel mezzo della procedura, effettuato l’avviso pubblico oppure inviate le proposte di offerta:
1) sospenda la procedura di gara;
2) attivi una procedura per selezionare i componenti, esterni e interni, della commissione prevedendo che la nomina dei commissari avvenga dopo la scadenza del termine per la presentazione delle offerte;
3) attenda che arrivino le offerte nel termine fissato dal bando;
4) verifichi i requisiti che debbono possedere i commissari;
a. interni;
b. esterni;
5) chieda almeno 15 giorni prima della seduta di apertura delle buste ad un soggetto esterno una rosa di nomi di esperti da incaricare non tra i propri dipendenti, ma come esterni;
6) attenda che entro i successivi 5 giorni dalla richiesta giunga una lista di candidati;
7) comunichi a questi ultimi:
a. l’oggetto della gara,
b. il nominativo delle imprese ammesse,
c. la data del sorteggio,
d. la data entro la quale accettare l’incarico (in modo tale da consentire ai candidati fin da subito di valutare l’esistenza di cause di incompatibilità e di impossibilità a svolgere l’incarico);
8) pubblichi sul “profilo di committente”, cioè il sito internet dell’azienda appaltante la data della seduta nella quale si svolgerà il sorteggio;
9) effettui il sorteggio pubblico per selezionare quali tra i candidati comunicati potrà far parte della commissione;
10) comunichi ai candidati l’esito del sorteggio;
11) chieda loro, previa valutazione formale dell’esistenza eventuale di cause di incompatibilità, di accettare espressamente l’incarico;
12) adotti il provvedimento col quale nominare i componenti della commissione e costituirla formalmente;
13) pubblichi tempestivamente, comunque prima dell’insediamento della commissione, sul profilo del committente, nella sezione “amministrazione trasparente”:
a. la composizione della commissione giudicatrice,
b. i curriculum dei componenti,
c. il compenso dei singoli commissari
d. il costo complessivo, sostenuto dall’amministrazione, per la procedura di nomina.

Ecco, Titolare, anche se in un’azienda probabilmente quel responsabile della procedura di gara verrebbe valutato malissimo e forse anche accompagnato a svolgere un altro lavoro, nella pubblica amministrazione, invece, sarebbe da premiare e considerare bravo, ligio al dovere e perfettamente capace di gestire le procedure di gara.

Sì, perché il processo bizantino sintetizzato sopra non sarebbe il frutto della mentalità contorta e borbonica di un travet intento solo a complicarsi la vita e perdere giorni e giorni solo per nominare la commissione di gara, bensì l’attuazione di precise disposizioni normative: l’articolo 77 del codice degli appalti e le Linee Guida 5 (ancora in fase di consultazione in attesa di adozione finale) per la gestione della gara.

È uno solo degli esempi, caro Titolare, del diluvio di adempimenti e di passaggi formali che sono creati non dall’apparato amministrativo, ma direttamente dal decisore politico o tecnico che sia. Da decenni, ormai, la burocrazia in Italia ha cambiato aspetto e non è più solo, né prevalentemente, il corpaccione molle di un insieme di uffici che in modo indolente si inventano cavilli per ingarbugliare e rallentare, ma un’idea di legiferare per norme procedurali di dettaglio che finiscono per soffocare di adempimenti le strutture amministrative e di conseguenza l’intero sistema.

Se, come richiesto dalle Linee Guida, davvero si fosse capaci di stimare i costi di una simile procedure di nomina della commissione di gara (che è soltanto una delle tante fasi di gestione di una gara d’appalto), ma in termini di economie e diseconomie, non solo finanziari, probabilmente si ripenserebbe in radice un simile sistema.

Il punto è che questi costi andrebbero stimati a monte, in sede di valutazione di impatto delle regole e non a valle, quando i consuntivi diventano statistiche di un’ulteriore strozzatura del sistema.