Uno stigma chiamato Italia

Quella che segue è la nota sulla situazione politica italiana prodotta dal broker Fidentiis, e firmata dal managing director Gianluca Codagnone, che ho tradotto dall’inglese. Personalmente, condivido l’analisi e lo scenario previsto, che porterà ad un aumento stabile del premio al rischio sull’Italia, che finirà ad avere ripercussioni negative su conti pubblici e crescita economica, anche in ipotesi di stallo prolungato della situazione politica e aborto del tentativo corrente di governo tra Lega e M5S.

Il tutto lasciando solo sullo sfondo l’altra ipotesi, e cioè che nei due partiti esistano forze che puntano al braccio di ferro finale con l’Unione europea, spingendo l’Italia all’uscita dalla moneta unica in un quadro di trauma che risulterebbe globale. In questa prima fase, basterà (si fa per dire) l’effetto di stigma che ci siamo appuntati al petto, e che somiglia sinistramente ad un bersaglio.

Scrive Codagnone:

  • L’Italia ed i politici italiani mi ricordano la Grecia, Syriza, Tsipras e Varoufakis nel 2012.
  • Stessa costruzione del consenso (su false premesse/promesse), stessa condotta populista, stesse negazioni della realtà.
  • Chi li ha fermati, in Grecia?
  • Forse Schaeuble ha convinto i greci a seguire la rettitudine fiscale? Varoufakis e Tsipras si sono convertiti dopo aver partecipato ad un corso di Finanza e contabilità pubblica a Stanford?
  • No, Essi hanno cercato strenuamente di compiacere l’elettorato greco, come stanno facendo Lega e M5S, convocando un referendum per respingere il primo Memorandum della Troika.
  • È stata solo la reazione del mercato che li ha forzati a sottoscrivere un memorandum ancora più duro.
  • Quindi solo il mercato li ha fermati, rendendo impossibile fare ciò che avevano propagandato come possibile.
  • Il mio punto è che non conta la squadra dei ministri o il premier; i partiti italiani che detengono la maggioranza hanno costruito il loro consenso su una piattaforma anti-europea. Proprio come in Grecia, non è la critica dei burocrati che li fermerà. Essi piuttosto vedono tale critica come una medaglia al valore.
  • M5S e Lega saranno sconfitti dai mercati prima di rinunciare, perché perderebbero la faccia ed il sostegno dal loro elettorato se rinunciassero a “combattere l’Europa” come promesso.
  • Pensiamo che nel breve termine il mercato potrebbe rimbalzare se Mattarella in qualche modo bloccasse questa strana coalizione e se un nuovo governo tentasse di cambiare la narrazione e rettificare alcune delle misure indicate nel programma.
  • Se Mattarella bloccasse la coalizione M5S-Lega, vediamo un governo per gli affari correnti ed elezioni a settembre/ottobre 2018, perché Mattarella non può rischiare di estromettere i partiti di maggioranza senza enormi proteste pubbliche da parte loro se nuove elezioni non venissero convocate.
  • Elezioni anticipate comportano il rischio che Lega e M5S continuerebbero a guadagnare consenso populista perché emergerebbero come “eroi” a cui “le élites hanno impedito di governare”.
  • Riteniamo perciò che il premio al rischio sull’Italia rimarrà elevato così come la probabilità di un incidente di mercato perché lo stigma su cancellazione del debito, monetizzazione, dissipatezza fiscale è stato messo sul tavolo dai partiti che probabilmente guideranno il Paese ora, o dopo possibili elezioni anticipate.

Come detto, concordo con l’ipotesi dello stigma. Questa coalizione deve essere fatta governare per scontrarsi con la realtà, fatta o di mancata realizzazione delle promesse oppure di tentativi di forzare la mano, che causerebbero una reazione fortemente avversa dei mercati. So quello che molti tra voi obietteranno: “i mercati non possono prevalere sulla democrazia”. Infatti, ma proprio per questo serve che le persone vengano messe in condizione di sperimentare appieno gli esiti di scelte compiute a maggioranza del corpo elettorale.

Leggo spesso commenti del tipo “ma tanto, come potrebbero le cose andare peggio di quanto fatto da chi ha governato sinora?”. Ecco, questa è una tragica fallacia. Riguardo all’effetto di apprendimento sulla pelle dell’elettorato di decisioni di cattiva policy, devo prendere atto che potrebbe servire anche molto tempo, e costi elevatissimi. Come ha scritto ieri Martin Wolf in un editoriale sul Financial Times,

«La spirale del populismo è: elettori infelici; promesse irresponsabili, cattivi esiti; elettori ancor più infelici; promesse ancor più irresponsabili; ed esiti ancor peggiori. La storia non è finita. Potrebbe essere solo all’inizio»

Direi che il punto è questo, soprattutto in un paese come l’Italia, che fa del vittimismo il proprio mainstream culturale. Sia che si consenta all’elettorato di assaggiare direttamente gli esiti, sia che lo stallo si protragga, è oggi assai difficile pensare che questo paese possa avere davanti a sé momenti sereni. Meglio prepararsi; lo stigma è solo il primo passo, anche se già quello ci costerà molto.

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