Sono un pianista di Piano B

Siamo in attesa che il Quirinale assegni  l’incarico di formare il governo al professor Giuseppe Conte, che non sarà quindi il premier “eletto direttamente dal popolo”, anche se per Luigi Di Maioè andata invece esattamente così, a dimostrazione di una condizione di resistenza alle dissonanze cognitive ed inclinazione alla presa per i fondelli altrui che potrebbero portarlo molto lontano, nella sguaiata filodrammatica italiana. Restano tuttavia alcuni dubbi.

Ad esempio, che accadrà quando si dovranno trattare temi necessariamente non contemplati dalla cornice del Contratto, e Conte dimostrasse un minimo di autonomia, come previsto dall’articolo 95 della Costituzione, che ieri Sergio Mattarella ha rammentato ai “vincitori”? Delle due l’una: o Conte dovrà chiedere l’aiutino da casa, sotto forma di consiglio di gabinetto/conciliazione/telefonata a casa (o meglio a Casalino), e là vedremo quanto è lunga la sua catena; oppure assumerà iniziativa autonoma, ed in quel caso verrà scaricato in pochi minuti dalle parti contraenti.

Solo una piccola nota a margine: poiché i nostri protagonisti amano tanto sciacquarsi la bocca con riferimenti al contratto “alla tedesca”, è utile ricordare che là alla premiership è andata la leader di quello che è risultato il primo partito. Qui da noi, ciò non accadrà. Provate a considerare questo punto, per lenire le vostre dissonanze cognitive.

Ma nelle prossime ore e giorni capiremo se hanno fondamento le indicazioni di vedere al Mef il tecnico-politico Paolo Savona, che ha un pedigree no-euro costruito negli anni con tenacia e ricca pubblicistica, e che a giorni manderà in libreria le sue memorie; in esse, molto sapellianamente, Savona si esibirà in un dotto excursus sulla Germania, che a suo dire avrebbe ancora la stessa visione “nazista” di Europa, e sulla necessità di difendere la sprovveduta Italia che ogni volta subisce la fascinazione crucca,

«[…] con la Triplice alleanza del 1882, il Patto d’acciaio del 1939 e l’Unione europea del 1992. È pur vero che ogni volta fu una nostra scelta. Possibile che non impariamo mai dagli errori?»

Come si nota, si tratta della stessa matrice culturale che fertilizza (proprio come il letame) il Sapelli-pensiero, quando quest’ultimo ad esempio scrive delle tribù germaniche che “fermarono Roma al Vallo di Adriano, e cambiarono così la storia d’Europa e del mondo, ponendo di fatto le basi storiche concrete per l’avvento del nazismo, secoli dopo”. Ma Savona è un tecnico ed una riserva della Repubblica, sia pur stagionata. Utile quindi esaminare in cosa consisterebbe il “piano B” in caso non fosse possibile chiedere ai tedeschi ed alla realtà di farci fare il deficit che vogliamo.

E qui arriviamo al ricco filone dell’ingegneria finanziaria per disperati di cui ho scritto nell’ultimo decennio o giù di lì. La cornice politica dell’allievo di Guido Carli resta quella di “trovare nuove alleanze di politica estera” per fronteggiare la Ue neonazista. Proviamo con Russia, Cina, Lega Araba e Consiglio di cooperazione del Golfo, in caso. Oppure con l’Organizzazione degli Stati Americani.

A parte ciò, ricordiamo il grande progetto di consolidamento del debito pubblico, che Savona promuove da molti anni. In esso, o meglio nella sua versione finale, l’ultima conosciuta, Savona chiede di aggregare tutto il patrimonio pubblico (vaste programme) e finanziarne l’acquisto da parte di un veicolo d’investimento attraverso emissione di titoli speciali del Tesoro, che avrebbero scadenza a sette anni e remunerazione pari alla somma di inflazione più il 20% del tasso di crescita reale ed un warrant sulle future operazioni sul patrimonio, ed andrebbero concambiati su base volontaria con i titoli di stato esistenti.

Ovviamente, per non aversi default da rimodulazione delle scadenze, serve che lo scambio sia volontario. Per avere il quale, serve che lo strumento offerto renda complessivamente più dei Btp da ritirare dal mercato. A parte questo dettaglio minore, secondo Savona l’operazione produrrebbe risparmi di spesa per interessi di 30 miliardi annui, da utilizzare per ridurre il cuneo fiscale e fare investimenti. Ma attenzione: dopo aver fatto questo, bisognerebbe mantenere stretto pareggio di bilancio ed avanzo primario, perché sarebbe fondamentale non emettere altro debito pubblico nei sette anni.

Il tutto dovrebbe essere gestito da “società specializzate a livello internazionale”, e qui non è chiaro se queste società avrebbero il compito di acquistare “a fermo” tutta l’emissione strutturata o che altro, in caso non si riuscisse a togliere dal mercato tutto il debito pubblico italiano su base volontaria.

Perché vi ho ammorbato con questi dettagli pseudo tecnici, che sono tali perché non risulta che Savona abbia mai fornito uno straccio di numero a corredo? Perché il “piano B” di Savona si basa nientemeno che sulla eliminazione della necessità di emettere nuovo debito pubblico! Ma non è fantastico, tutto ciò? Ecco perché servirebbero sette biblici anni di avanzi primari e stretto pareggio di bilancio. In quel modo, l’Italia non sarebbe più “schiava” dei mercati e tornerebbe padrona del proprio psichedelico destino. Ho come l’impressione che i patrioti che stanno tentando di formare il governo a colpi di deficit e debito non sarebbero del tutto d’accordo.

Se questo è il “piano B”, possiamo continuare a mangiare tranquilli. E che accadrebbe se le forze oscure della plutocrazia finanziaria non ci dessero una mano a costruire il titolo strutturato destinato a ritirare il nostro debito pubblico? Ah, saperlo.  E soprattutto, che accadrebbe se i warrant a valere sul nostro patrimonio (immobiliare e non solo) finissero nelle mani di compratori stranieri? Brrrr. Ma certo il professor Savona, dalla scrivania di Quintino Sella, troverebbe altri ingegnosi modi per resistere al nazismo che avanza e che ha già compiuto orribili stragi nella comunità di neuroni italiani.