Lo spread e i gemelli Patuelli

Vi segnalo un fantasmagorico uno-due, nel giro di meno di 24 ore, del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, su titoli di stato, banche, spread e dintorni, che conferma la proliferazione ormai incontrollata di gemelli nella nostra vita pubblica e nella nostra attenta e reattiva classe dirigente.

Ieri, intervenendo al sesto Congresso nazionale della Uilca, il sindacato di bancari ed assicurativi della Uil, Patuelli ha dichiarato:

«Se non lo fanno le banche e le assicurazioni, chi li compra i titoli di Stato? Noi diamo un contributo per stabilizzare la Repubblica» (MF-Dj, 7 giugno 2018)

E qui c’è qualcosa da commentare. Intanto, balza agli occhi che la condizione di banche ed assicurazioni non è la stessa. Le prime comprano titoli di stato prevalentemente in conto proprio, le seconde in via prevalente per soddisfare i requisiti di riserve tecniche a fronte di emissione di polizze, oltre che per comporre i fondi separati che tali polizze alimentano. Quindi, nel caso delle assicurazioni, i portatori di rischio sono i clienti assicurati, che sono quelli che pagherebbero le conseguenze di un eventuale default del debito pubblico ma anche della ridenominazione dei titoli di stato in valuta differente dall’euro.

Le banche, invece, sono le prime ad essere destabilizzate da una crisi del debito sovrano, visto che negli anni se ne sono strafogate. E, a giudicare dalle parole di Patuelli, questa sarebbe una missione fondamentale per “stabilizzare la Repubblica”. Se non fosse che l’unione bancaria europea non parte perché i tedeschi e molti altri paesi non intendono trovarsi a pagare il dissesto di banche italiane indotto dal possesso di Btp e Cct.

Ma non è finita: Patuelli ha poi proseguito:

«I titoli del debito pubblico, poi, per le banche, sono risorse di liquidità. Se uno ha titoli del debito pubblico è più forte. Le banche potrebbero anche sostituire questi titoli con Bund tedeschi che non hanno alcuno spread”, ma non è questa la strada»

Ora, confesso la mia ignoranza ma proprio non capisco che intenda il presidente Abi con l’espressione “risorse di liquidità”. Se intende che i titoli di stato sono stanziabili in Bce per avere prestiti, dovrebbe sapere che la stessa cosa si può ottenere presentando titoli di stato di altri paesi dell’Eurozona, che comunque la Bce applica scarti di garanzia che sono funzione del rating, e che l’Italia ha scarti maggiori di altri paesi, essendo a tripla B e non A. Taccio, per carità di patria, sulla Germania i cui Bund “non hanno alcuno spread”, evidentemente perché non sono dissociati, ma sarei curioso di capire quale è “la strada” per evitare il tossico legame banco-sovrano, sempre a giudizio del presidente dell’Abi. Prendo invece atto che il concetto di diversificazione degli investimenti di portafoglio sfugge completamente a Patuelli.

Oggi invece irrompe sulla scena il gemello di Patuelli, e lo fa con una dichiarazione pubblica durante il convegno dell’Acri, cioè delle fondazioni bancarie, di cui è dominus Giuseppe Guzzetti. Il gemello Patuelli è davvero tranchant:

«Questo spread che sta crescendo è preoccupante per la Repubblica italiana perché in precedenza viaggiava in una direzione di maggior benessere per tutti e lo spread è una tassa che l’Italia paga sui mercati internazionali. Più lo spread cresce più si impoverisce l’Italia e più cresce lo spread e più si complica la vita alle banche», con riflessi sui loro indicatori patrimoniali (Ansa, 8 giugno 2018)

Ineccepibile, bravo gemello Patuelli 2! Infatti quello che il gemello Patuelli 1 non ha detto, ieri, mentre difendeva le banche che si inzeppano di Btp per spirito repubblicano, è che al crescere dello spread, le banche piene di titoli di stato del paese colpito vanno nei guai, e seri. Quindi sì, i gemelli Patuelli sono fieramente in disaccordo, e io prendo le parti del gemello che ha parlato oggi.

Palese che tra i due gemelli Patuelli non corra buon sangue e che i due non si parlino. Ora resta da capire quale dei due guida il sindacato dei banchieri, oltre che la Cassa di Risparmio di Ravenna, anche perché pare usino lo stesso badge e siano davvero indistinguibili quando si presentano la mattina in ufficio.

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