Il piano S e il domatore delle forze popolari

Ieri, presso la sede della stampa estera a Roma, il ministro delle Politiche europee, Paolo Savona, ha presentato la sua imprescindibile autobiografia. L’occasione è stata propizia per alcune precisazioni del ministro circa la sua visione dell’euro e dei rapporti europei. Al netto di un ego che faticava ad entrare nella stanza, come si addice ad un economista, Savona è stato rassicurante in un modo inquietante, e quindi diremmo che la missione è (in)compiuta.

Savona, che alla presentazione era affiancato dal sodale politico di una vita, Giorgio La Malfa, e dal trovatello politico Stefano Fassina, ha premesso che è stato chiamato a servire la Patria in quanto tecnico di lunga esperienza, si è lividamente incazzato per benino con Alessandro De Angelis de l’Huffington Post, reo di averlo presentato come l’ispiratore di un’uscita notturna dalla moneta unica, e ha tenuto a separare il suo ruolo di studioso, che quindi può volare con la fantasia col pensiero, a quello attuale di ministro, che ha numerosi paletti di realtà con cui fare i conti.

Savona ha detto che per l’Italia sarebbe stato meglio avere l’opt-out quando l’euro è nato, cioè la possibilità di restarne fuori come fatto ad esempio dal Regno Unito. Ammesso che vi freghi qualcosa del mio pensiero, debbo dire che qui sono d’accordo. Solo mantenendo una moneta autonoma l’Italia avrebbe potuto dimostrare nel corso degli anni tutta la propria inadeguatezza a restare in Occidente, senza capri espiatori a cui rivolgere le proprie vittimistiche frustrazioni. Certo, se ciò fosse accaduto, oggi non avremmo avuto alcune prestigiose carriere accademiche e giornalistiche. Non tutto il male viene per nuocere.

Come sappiamo, le cose sono andate diversamente: i nostri dirigenti politici dell’epoca hanno deciso di tentare di riformare l’Italia attraverso il morso del vincolo esterno, quello che in altre epoche ci aveva già regalato i prestiti del FMI e l’oro in pegno alla Bundesbank. E ci ha detto male, visto che alla fine alla Ue ed ai tedeschi per lunghi anni è bastato che fingessimo un tentativo di equilibrio contabile di bilancio e non vere riforme di struttura, ed alla fine il tradizionale tassa e spendi italiano ci ha messo il cappio attorno al collo.

Quanto alle riforme che andremo a proporre in Europa, Savona sposa il mandato duale della Federal Reserve, cioè stabilità monetaria compatibile con la massima occupazione possibile. Non vorrei essere gufo ma temo che qui non ci saranno sponde. Anche perché prima servirebbe evolvere verso una struttura federale della Ue.

Tuttavia, noi elettori, contribuenti e risparmiatori italiani, che votiamo con mouse e tastiera senza andare in cabina elettorale, abbiamo il diritto ed il dovere di porci qualche domanda. Ad esempio, che accadrebbe in caso gli altri paesi Ue dicessero no alle “proposte” italiane? Non è dato sapere, o meglio forse la risposta era nel piano B delineato da Savona nel suo libro. Ma, come ci è stato ribadito ieri, quel piano era pura speculazione intellettuale di un brillante accademico.

E tuttavia, Savona pare ammonire il continente, e la Germania in particolare, oltre a specificare ulteriormente il suo ruolo:

«Non ho lezioni da dare a nessuno, devo cercare di incanalare le forze popolari perché quando il popolo si adira sono questioni serie» (Ansa, 12 giugno 2018)

Come si nota, Savona ha scelto il basso profilo. Al governo, il suo sarà il ruolo minore di “incanalare le forze popolari”. Mecojoni, direbbero a Oxford.

Forse per realizzare questo compito, che farebbe tremare le vene ai polsi di chiunque, può essere utile avere scritto un’autobiografia in cui si definisce la Germania un caso di “nazismo senza militarismo” e la Ue uno di “fascismo senza dittatura”. Alla fine, se la rabbia viene sublimata nei tradizionali “due minuti di odio” di cui scriveva Orwell, la strategia potrebbe rivelarsi proficua. E forse è proprio quello che la maggioranza gialloverde sta perseguendo, anche col rinforzino di affiancare Savona con un sottosegretario che a sua volta ha una preziosa storia personale di attacchi alla Germania nazista e che sogna di uscire dall’euro. Terapia di gruppo, si direbbe.

Se noi fossimo molto sospettosi, vista la storia personale di Savona degli ultimi anni, potremmo dire che quanto affermato ieri è una deliberata strategia di offuscamento, fatta per far calare il sospetto negli investitori, e poi poter agire col favore delle tenebre al primo consiglio dei ministri notturno che capita. In altri termini, Savona (che è cultore della teoria dei giochi) argomenta in questo modo per essere considerato “credibilmente inattendibile”. Se tuttavia avesse successo in questo suo esperimento, qualsiasi cosa dirà servirà solo a rafforzare l’incertezza ed il rischio di “Incidente“. Per fortuna non siamo sospettosi né cospirazionisti.

Ma non disperate: Savona ha precisato di non poter ancora dire nulla di sostanziale, perché prima servirà che il governo italiano prenda posizione sul merito. Dopo quella data, capiremo quali sono le “proposte” italiane per far tremare Europa e Mondo. Diciamo che partiamo con lo stesso obiettivo minimale di Renzi: far casino per ottenere il deficit necessario a disinnescare le clausole di salvaguardia. Unico problema è che fare quando il rialzo dello spread indotto dalla credibile inattendibilità italiana si sarà trasmesso al resto dell’economia.