Un paese in picchiata

Pubblicata oggi la stima del mese di ottobre dell’indice dei direttori acquisti delle imprese operanti nel settore dei servizi. Analogamente a quanto accaduto per la manifattura, c’è uno ed un solo paese che finisce in contrazione, dopo essere letteralmente precipitato in un solo mese. A questo punto, forse serve porsi qualche domanda.

L’indice passa da 53,3 di settembre a 49,2 di ottobre. Ogni valore inferiore a 50 indica contrazione. Si tratta della prima contrazione di attività da maggio 2016. La componente di nuovi ordini si approssima alla stagnazione, passando da 53,5 a 50,5. Nel commento di Markit, che realizza il sondaggio:

«[…] i nuovi ordini del settore terziario italiano sono aumentati solo marginalmente, indicando la più debole espansione dei nuovi ordini in più di tre anni e mezzo, e alcune aziende hanno parlato di flessione della domanda»

In atto da tempo anche un evidente peggioramento del pricing power per le imprese del settore, cioè pressioni ribassiste sui prezzi. Ciò origina sia dalla concorrenza che, più di recente, dall’indebolimento della domanda. Anche il mese scorso non ha fatto eccezione, e sommandosi all’aumento dei costi gestionali ha prodotto pressioni sui margini delle aziende:

«Intanto, le aziende terziarie hanno continuato a ridurre i prezzi di vendita di ottobre, estendendo l’attuale sequenza di sconti operati sui prezzi che dura da nove mesi. Quest’ultima flessione è stata più rapida di settembre e in un contesto concorrenziale e di calo dell’attività economica. Nel complesso, il tasso di riduzione delle tariffe è stato tuttavia marginale. Come risultato, visto il forte aumento di ottobre dei costi gestionali, i margini hanno subìto una maggiore pressione anche se il tasso di inflazione dei costi è rimasto più debole del record in 40 mesi di settembre. Molte aziende intervistate hanno attribuito quest’ultimo incremento dei costi all’aumento del carburante»

In questo contesto, la componente di occupazione ha (stranamente) continuato ad espandersi ma è solo una sfasatura temporale:

«Le aziende monitorate hanno frequentemente collegato il più debole incremento delle assunzioni alla mancata sostituzione del personale in uscita e ad un miglioramento della produttività. La crescita occupazionale è scesa ai minimi in 14 mesi»

Traduzione verosimile: l’incertezza elevata e crescente e la pressione sui margini causata dalla debolezza della domanda e dall’aumento dei costi (soprattutto quelli dell’energia), spingono le aziende a ridurre gli organici, non sostituendo i pensionamenti e non rinnovando i tempi determinati. Questo per tutti quelli che sono convinti che l’occupazione sia una variabile indipendente dalla realtà.

E infatti, la frenata sugli organici causa disfunzioni e scompensi sul flusso di lavoro:

«Il volume di lavoro inevaso di ottobre è di nuovo aumentato, indicando un rialzo leggermente più rapido di settembre anche se nel complesso marginale. Alcune aziende campione che hanno riportato un aumento delle commesse in giacenza lo hanno collegato alle pressioni sulle capacità e all’insufficiente numero di addetti»

In condizioni normali, la componente dell’indice riferita al cosiddetto “backlog“, cioè al lavoro inevaso, è vista come positiva se aumenta. In questo caso, però, potrebbe trattarsi di scompensi e disfunzioni nei flussi di lavoro causate dalla reazione “difensiva” delle imprese, che hanno messo mano agli organici, bloccando o frenando il turnover. In pratica, un “falso positivo”.

Altra componente divergente, nell’indice complessivo, è quella relativa alla fiducia delle imprese:

«Infine, ad ottobre la fiducia si è mantenuta forte con più di un terzo delle aziende monitorate che prevede una maggiore attività da qui ad un anno. Molti si augurano di assistere ad un rialzo dei nuovi ordini e dell’attività del mercato. Tuttavia, il livello di ottimismo è stato inferiore ai valori medi dell’anno passato, con il 10% delle aziende che si aspettano una contrazione dell’attività nel corso dei prossimi dodici mesi»

Le risposte a questa domanda del sondaggio sono in modalità prevalente “ha da passa’ ‘a nuttata“, o anche “ma non può essere vero, dai, è uno scherzo”. Temo che i fatti dimostreranno che non è uno scherzo. Se per i pessimi dati manifatturieri potevamo aggrapparci all’alibi della frenata tedesca nell’auto, per i servizi la cosa è differente. Ed ancora una volta, siamo il solo paese europeo ad essere finito in contrazione nel breve volgere di un mese. Non male, no? Anche di questo si alimenta l'”eccezionalismo” italiano.

Ora spunteranno i soliti cerchiobottisti a dire che “c’è grossa crisi”, che “tutti rallentano” (anche no, l’indice europeo dei servizi è in crescita), che questo dimostra la bontà di una manovra espansiva come quella che il governo italiano si accinge a varare. Non è così, ragazzi. Intanto questi dati, se confermati, produrranno una nuova revisione al ribasso delle stime di crescita, che renderanno ancor più demenziale quel +1,5% di crescita del Pil nel 2019.

Poi, avremo una geniale manovra che punta a stimolare il mercato del lavoro mediante esplosione del debito pensionistico. In attesa che il Nobel venga consegnato ai nostri somaristi arruffapopolo, direi che queste evidenze aneddotiche confermano quello che segnalo da tempo: le aziende ringrazieranno per i pensionamenti, e reagiranno alla crescente incertezza e deterioramento dei conti non rinnovando i contratti a termine. Spingere su una stringa, ve lo ripeto. Una manovra autolesionistica o più propriamente stupida, che sommerà deficit di pessima qualità a quello “spontaneo” prodotto dal rallentamento congiunturale e da quello autoinflitto per mano dei nostri prestigiosi scappati di casa. Qualcosa che dovrebbe restare nei libri di storia come testimonianza della stupidità di un popolo. “Non arretro di un millimetro”, “vado avanti dritto”.

Però pare che il nostro discorso pubblico sia oggi centrato sul fatto che “lo spread non sta più aumentando”, e vissero tutti felici e contenti. Anche questo è uno dei frutti avvelenati di un paese che morirà di astuzie “terziste”, pensiero magico ed incompetenza.

IHS Markit Business Activity

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