Il ticchettio sotto le banche italiane

Se volete comprendere perché le nostre banche sono sedute (come il paese) su qualcosa che emette un sinistro ticchettio, potete leggere questo articolo di Morya Longo, uscito sul Sole di ieri. C’è qualche aspetto tecnico ma nulla che non possa essere compreso da non addetti ai lavori. Vi faccio una sintesi.

Tutto comincia e finisce con le operazioni di TLTRO (Targeted Longer Term Refinancing Operation), finanziamenti a tasso agevolato di durata massima quadriennale erogati anni addietro dalla Bce a favore delle banche dell’Eurozona, mirati ad espandere il credito a famiglie (eccetto che per i mutui) ed imprese non finanziarie. Le banche italiane hanno sottoscritto circa un terzo dei 750 miliardi di euro offerti.

La parte più corposa di tali finanziamenti scadrà a giugno 2020 ma un anno prima, cioè il prossimo giugno, le banche dovranno tagliare del 50% l’importo di tali finanziamenti nel calcolo di un coefficiente di liquidità noto col nome di Net Stable Funding Ratio, secondo i criteri stabiliti dalla Banca dei Regolamenti internazionali, nella cornice di Basilea III. Tale coefficiente misura e garantisce la stabilità delle fonti di finanziamento delle banche. Detto in parole ancor più povere, serve ad evitare che le banche concedano finanziamenti di lungo termine (o investano in attivi illiquidi) facendo eccessivo affidamento su fonti di raccolta a breve e comunque volatili, cioè che possono dissolversi in caso di turbolenze.

Che accadrà, quindi, entro giugno 2019?

«[…] per evitare che già dal giugno 2019 le banche di tutta Europa vedano questo coefficiente di stabilità erodersi, dovranno emettere nuove obbligazioni nei primi mesi del 2019 per rimpiazzare la parte di TLTRO che uscirà dal parametro»

Dove sta il problema? Secondo stime di JPMorgan, tra il 2019 ed il 2021 le banche europee dovranno emettere obbligazioni per circa 170-200 miliardi annui, e sarà un record. Questi numeri derivano sia dalla scadenza dei TLTRO della Bce che, soprattutto, dalla necessità di emettere delle passività “sacrificabili” in caso di dissesto di una banca, cioè di bail-in, come definite dal cosiddetto MREL (Minimum requirement of own funds and liabilities). Ci si attende quindi pressione al rialzo sui tassi a cui le passività bancarie saranno emesse. Cioè alle banche costerà di  più raccogliere soldi e di conseguenza faranno pagare di più i prestiti.

Dato lo scenario europeo,  le banche italiane rischiano di arrivare all’appuntamento con costi di raccolta altissimi, causa spread e turbolenze domestiche. Si, avete capito bene: causa spread. Quello che qualcuno vorrebbe mangiarsi a colazione ed altri considerano una finzione. Osservate questo grafico sull’evoluzione dei rendimenti di obbligazioni bancarie italiane (non indicato ma presumo senior):

Banche ITA Funding Spread

Questo è ciò che potremmo definire il funding spread delle banche italiane. Non male, no? Ecco alcuni numeri su ciò che attende le nostre banche:

«[…] nella sola prima tranche di TLTRO (quella che scade nel 2020 ma che andrebbe rifinanziata prima del giugno 2019), Intesa Sanpaolo vedrà scadere 41 miliardi di euro secondo le stime degli analisti di Deutsche Bank, UniCredit 26, BancoBpm 15, Mps 10, Ubi 10, Credem 1 e Mediobanca 2. Per fortuna non andranno rifinanziate queste cifre per intero entro giugno 2019, perché per soddisfare il coefficiente “Net stable funding ratio” basterebbero emissioni inferiori (per motivi tecnici). Inoltre, come detto, questo coefficiente non è ancora obbligatorio. Però la Bce lo guarda. E il mercato idem»

Riuscite ad unire i puntini? Vi aiuto:

  • Da giugno, le banche dovranno emettere passività con durata superiore all’anno per mantenere il quoziente di stabilità entro la norma;
  • Se per quella data la situazione italiana non si sarà normalizzata, con rientro dello spread a livelli “umani”, le nostre banche subiranno una vera esplosione di costo della raccolta, sempre ammesso che riescano a raccogliere;
  • Ciò avrà -ovviamente- riflessi distruttivi sul costo del credito a famiglie ed imprese;

Ecco perché già in molti, non solo banchieri, sperano che San Mario Draghi ci regali un altro bel TLTRO pluriennale a tassi stracciati, per attutire la fine del QE. Ma non è affatto detto che ciò avverrà. Pensate solo a questo: ad oggi non abbiamo ancora visto nulla riguardo ai danni sull’economia reale prodotti da questa crisi autoinflitta. Ve lo ripeto: nulla. Questo consente ad alcuni magliari affabulatori di rintronarvi dicendo che va tutto bene. In realtà il ticchettio è destinato a crescere e diventare sempre più sinistro già dalle prossime settimane, se la situazione non si normalizzerà.

Ma giugno dista un’era geologica. Prima di allora, da gennaio, avremo il test dei sottoscrittori delle aste di titoli di stato. E se il buongiorno si vede dal mattino, direi che la notte è vicina.

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