I miracoli retroattivi del Decreto dignità

Alla disperata ricerca di spin da dare in pasto alle folle festanti ed ai piccoli lemming da social, per coprire alcuni problemini che si stagliano all’orizzonte, il buon Luigi Di Maio ha fatto la ola per i dati del suo ministero, che mostrano nel terzo trimestre un aumento delle stabilizzazioni a tempo indeterminato. Naturalmente, per Di Maio è stato il Decreto Dignità. Per la realtà, anche no.

“Grazie al decreto dignità oggi il mio contratto è stato cambiato in indeterminato. Grazie Luigi 😘”

Scrive una ragazza al nostro prode, su Facebook. E lui, gonfio di soddisfazione, celebra l’evento con i dati ufficiali, prodotti dal suo ministero sulla base delle comunicazioni obbligatorie. Quindi, vediamo (questa è la formula di rito, la vedrete ricorrere): nel trimestre luglio-settembre c’è stato questo boom di stabilizzazioni, che ovviamente sono merito del Decreto Dignità, che è stato rimaneggiato più volte e ha prodotto un discreto numero di regimi transitori.

Interessante notare che, quando i dati non sono favorevoli, i lemming pentastellati sui social intonano la canzoncina “ma il decreto decorre dal primo novembre!”, mentre ora, su input della organizzazione di brainwashing che anima la comunicazione di questo movimento, si dia inizio ai festeggiamenti.

Andiamo alla fonte. Il documento del ministero del Lavoro non mostra comparazioni specifiche, nel senso che si limita a produrre i numeri e la variazione percentuale rispetto al terzo trimestre 2017, e più non dimandate:

«In valori assoluti si registrano circa 565 mila attivazioni di contratti a Tempo Indeterminato con una crescita di 67 mila attivazioni, pari a +13,4%, rispetto allo stesso periodo del 2017, di cui 173 mila Trasformazioni a Tempo Indeterminato. Queste ultime, in crescita del 48,6%, pari a +56,4 mila, sono costituite principalmente da Trasformazioni da Tempo Determinato (127 mila) e, in misura minore, da Trasformazioni da Apprendistato, in aumento rispettivamente di +55 mila, pari a +76,2% e di 1,4 mila, pari a +3,3%»

Fine. Non troverete altri raffronti né, soprattutto, i dati per trimestre da inizio anno. Un vero peccato perché, se vi fossero stati quelli, si sarebbero scoperte alcune cosucce interessanti. E come facciamo per ricostruire i precedenti trimestri, quindi?

Beh, possiamo prendere i dati dell’Osservatorio sul precariato Inps, che ad oggi sono disponibili su base mensile per il periodo gennaio-settembre. Da lì, con un complesso algoritmo chiamato “somma”, ricostruiamo i trimestri, sapendo che quei dati sono soggetti a revisione.

Questo è il documento Inps. Andate alla Tabella 2, “Variazioni contrattuali di rapporti di lavoro esistenti per mese – Anni 2017 e 2018“. Andate alle ultime due colonne, il totale delle stabilizzazioni, tra tempo determinato e apprendistato. Nel terzo trimestre 2018 (luglio-settembre), il totale delle trasformazioni è 134.414. Nello stesso periodo del 2017 era 89.947. Quindi, nel terzo trimestre 2018, la differenza è di 44.467. Ripeto: questa era stima grezza, raffinata nella pubblicazione di oggi a +56.400, in conseguenza della denuncia del mese di ottobre da parte delle aziende, che assesta la cifra finale.

Ora, prendete il primo ed il secondo trimestre di quest’anno e dello scorso:

  • Nel primo trimestre 2018, le trasformazioni sono state 141.315, contro le 90.846 del primo trimestre 2017 (+55%);
  • Nel secondo trimestre 2018, le trasformazioni sono state 121.645, contro le 92.019 del secondo trimestre 2017 (+32%);
  • Quindi, riepilogo: nel primo trimestre 2018 ci sono state 50.469 stabilizzazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2017; nel secondo trimestre 2018 ci sono state 29.626 stabilizzazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

Bene. Che dobbiamo inferire da questi numerini, quindi? Uhm, vediamo…ah, sì, come ho fatto a non pensarci prima! Allora, che in entrambi i trimestri, cioè nel primo semestre, le aziende sapevano della vittoria di M5S e Lega e della nascita del governo gialloverde. Ma non solo: sapevano anche che a luglio 2018 ci sarebbe stata la nascita del Decreto Dignità e versioni successive, e di conseguenza già da gennaio hanno iniziato a trasformare come delle forsennate i tempi determinati e gli apprendistati.

Capite? Bastava la sensazione che un profondo cambiamento stesse per materializzarsi, ed ecco il boom delle stabilizzazioni. Persino durante il governo Gentiloni, pensate, le aziende erano alacremente all’opera a stabilizzare perché sentivano che la svolta sarebbe arrivata. E guardate che non lo sto dicendo io, per deridere Di Maio. Lo afferma egli stesso medesimo in persona personalmente, nel post comparso ieri sul Blog delle stelle:

«Questi sono solo i primi effetti, le aziende già avevano previsto questa inversione di tendenza quando il decreto è stato approvato, un cambiamento che aspettavamo da anni»

Le aziende già avevano previsto! Se lo sentivano, miracolo! Ed ora, mettete gli occhiali da sole perché il meglio è davanti a noi:

«In pratica, sono più di 50.000 persone che non avranno più l’ansia di sapere se avranno ancora un lavoro, che finalmente possono chiedere un mutuo, mettere su famiglia, programmare un futuro. Insomma, significa che la qualità della loro vita è migliorata. Quello che ci raccontavano sulla precarietà necessaria per il lavoro erano solo balle. Si può lavorare e vivere, anzi si deve!»

Un vero miracolo, di quelli che sarebbero piaciuti a Eddie Murphy:

E domani, quale altro miracolo ci riserverà questo caparbio governo del cambiamento? Restate sintonizzati, e non dimenticate di mandare un bacino a Giggino.

Aggiornamento – Il tignoso Luciano Capone ha rifatto i calcoli usando i dati definitivi del Ministero del Lavoro, e non quelli Inps. Il risultato è ancora più eclatante: il miracolo retroattivo è iniziato nel primo trimestre. Cos ‘e pazz.

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