Tassi bassi sui prestiti? Non è detto sia una buona notizia

Oggi sul Sole c’è un intervento del presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, che punta a ribadire una sua vecchia tesi: il costo del credito in Italia è uguale o inferiore alla media europea, anche grazie alla feroce competizione tra banche che esisterebbe qui da noi. Quindi nessuna stretta creditizia, nessun rischio paese da spread e banche italiane solidissime, quanto e più delle consorelle europee? Le cose non stanno esattamente in questi termini.

La tesi centrale di Patuelli, non da oggi, è che le nostre banche stanno facendo miracoli, a fronte di uno spread che corrode la nostra economia. Quest’ultimo aspetto mi pare innegabilmente vero. Quanto ai “meriti” dei nostri istituti, partiamo da questa tabella:

Vista e detta così, è innegabile che le nostre banche sono eroiche nella loro attività di credito, malgrado uno spread così punitivo. Oppure, questa tabella parrebbe dar ragione ai piccoli propagandisti che affermano che “lo spread non conta sull’economia reale”, fiancheggiati da alcuni servi (più o meno sciocchi) tra le fila della stampa.

Lo spread come variabile indipendente ed ininfluente, quindi? Ovviamente no. Patuelli lo fa presente nell’editoriale, lamentandosi di continuo del differenziale sfavorevole sui nostri titoli di stato ma usa i numeri in modo da confortare la tesi di un sistema bancario “eroico” e “sano”.

Ma guardare ai soli tassi medi non serve a nulla. Serve valutare anche le condizioni di accesso al credito. Per spiegarmi meglio: se quei prestiti vengono concessi solo a debitori più che affidabili, a colpi di garanzie aggiuntive di ogni genere, tagliando fuori quote crescenti di richiedenti, è ovvio che il tasso resterà basso e competitivo col resto d’Europa. Se a ciò si somma una autoselezione dei debitori con conseguente calo della domanda, il cerchio si chiude.

Del resto, il fenomeno si riscontra in modo evidente anche dall’ultima indagine di Banca d’Italia sulle condizioni del credito bancario. Ecco il lato dell’offerta, aggiornato a tutto marzo:

Ed ecco quello dal lato della domanda, ancora più eloquente:

Vedete la tendenza, di lieve ma progressiva restrizione dell’offerta e ancor più marcato indebolimento della domanda? Mi auguro di sì. In altri termini, una stretta creditizia non si indaga solo guardando al costo medio dei prestiti effettivamente erogati ma anche alla quantità di credito negato ed a quello non più richiesto. Ad esempio, sui mutui casa, il drastico calo del cosiddetto loan-to-value, cioè della quota di prezzo dell’abitazione coperta dal prestito, è già di suo un potente strumento di selezione ed autoselezione della domanda.

Commenta Patuelli:

Evidentemente, l’efficienza, la competitività e la fortissima concorrenza fra le banche in Italia contribuiscono a tenere particolarmente bassi i tassi dei prestiti, così come la liquidità immessa dalla Bce negli scorsi anni sul mercato bancario incide su tutti i Paesi dell’area dell’euro.

Ecco, la liquidità della Bce. Infatti, ecco il monito su quello che potrebbe accadere:

Se la Banca centrale europea, nei prossimi mesi di quest’anno, non realizzerà nuove immissioni di liquidità per le banche dell’area dell’euro per sostenere lo sviluppo, è prevedibile che nel nuovo anno la liquidità diminuisca per le banche e per i prestiti, poiché esse dovranno restituire i prestiti avuti dalla Banca centrale europea, con la conseguenza che, più o meno in tutta Europa, anche i tassi potranno salire, pur in maniera differenziata, condizionati da più fattori.

Quindi, par di capire, se la Bce non rinnoverà il TLTRO, o se lo farà in modo troppo sparagnino, il rischio è quello di una risalita dei tassi. Ma, anche qui, si tratta di una mezza verità. Come stanno realmente le cose? Semplice: che le banche italiane hanno perso l’accesso al mercato dei capitali, o lo mantengono solo a prezzi elevatissimi. A causa della crisi del paese, sintetizzata nello spread.

Di conseguenza, se non arriverà un nuovo TLTRO, o se dovesse arrivarne uno gracile, le nostre banche saranno costrette a strangolare l’erogazione di nuovi crediti, usando quelli in scadenza per ridurre la dimensione del proprio bilancio. Ecco dove colpisce lo spread ed il rischio paese.

Abbiamo banche sanissime? Non proprio: abbiamo banche che pagano pesantemente il crescente rischio paese, amplificato dal fatto di avere in portafoglio il debito pubblico italiano, in proporzioni patologiche. E questo il presidente dell’Abi non lo scrive con la nettezza e chiarezza necessarie. Peccato.

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