Ingegneria finanziaria per disperati, edizione CDP

Ieri Cassa Depositi e Prestiti ha emesso un comunicato in cui informa che, su richiesta dell’azionista di controllo, cioè il Tesoro, il 28 giugno l’Assemblea degli azionisti delibererà la distribuzione di riserve di utili portati a nuovo per un ammontare complessivo di Euro 959.862.495,68 a valere sul residuo utile 2018. Sarà l’inizio del grande smottamento e dell’assalto alle partecipate?

Una premessa: lo scorso 23 maggio, l’assemblea di CDP ha approvato il progetto di bilancio 2018, con un utile distribuibile pari a 2,517 miliardi di euro. Di questo, si è decisa la distribuzione del 60%, pari a 1,554 miliardi, e la destinazione dei residui 963 milioni alla riserva degli utili portati a nuovo. Nulla è stato accantonato alla riserva legale, avendo quest’ultima già raggiunto il quinto del capitale sociale ex art. 2430 c.c.

Ora, il Tesoro chiede che il payout di CDP salga dal 60% al 100%, e di conseguenza vuole anche quei 963 milioni della riserva utili, accantonati appena un mese addietro. Al MEF andrà circa l’80% di quell’importo, alle fondazioni bancarie la rimanente parte.

Per quale motivo questo assalto alle riserve di utili, ad un mese dall’assemblea di bilancio? Perché i nostri eroi hanno il fiato sul collo per ridurre il deficit, come da richiesta della Commissione Ue. Finora avrebbero trovato poco più di tre miliardi di maggior gettito d’imposta, che si somma al taglio di 2 miliardi concordato lo scorso dicembre con la Commissione.

In sede di bilancio di assestamento non è ancora possibile quantificare né acquisire eventuali risparmi dei due fondi dedicati a Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Ecco quindi che il governo gratta il fondo del barile, non volendo fare manovre, e bussa alla porta delle controllate.

Pensare che una realtà come CDP, impegnata ad attuare un piano industriale pluriennale molto ambizioso, possa reggere un payout del 100%, manco fosse una utility matura e con placida generazione di free cashflow, è qualcosa che sta a metà tra la follia e la disperazione, che la prima induce.

Come scrissi l’anno scorso, attenzione: ora vedremo se questa razzia degli utili disponibili verrà generalizzata anche alle altre realtà pubbliche (Poste, Eni, Enel, Terna su tutte), ma non serve essere un top manager per intuire che questo sarebbe un depauperamento patrimoniale esattamente nel momento in cui ci si sciacqua la bocca con la mitologica “spinta agli investimenti” pubblici e privati.

E sapete quale potrebbe essere il passo successivo verso il baratro? Quello di indurre le controllate pubbliche a pagare un dividendo straordinario, da ottenere con ricorso alla leva finanziaria, cioè all’indebitamento. Ricordiamo che le nostre grandi controllate pubbliche sono impegnate da anni in una gestione finanziaria molto oculata, che punta a ridurre l’indebitamento preservando ambiziosi programmi d’investimento. Se tanto mi dà tanto, e conoscendo le logiche folli di questa compagnia di disperati al governo, mi aspetto che qualche “economista” di quelle parti si alzi e dica che, poiché il costo del debito è basso, serve “attingervi”, per finanziare i famosi “investimenti”. Che al contrario rischiano di sparire.

Inutile aggiungere che una scelta del genere avrebbe effetti devastanti, perché causerebbe l’immediato declassamento del debito delle controllate pubbliche, e farebbe saltare i piani d’investimento. Tra l’altro è anche possibile che già la scelta di distribuire tutto l’utile causi una revisione dei rating, o il peggioramento dell’outlook.

Il tutto per cosa? Per rastrellare 800 pidocchiosi milioni da destinare una tantum a riduzione di debito ma difficilmente a quella del deficit, vista la loro natura? Ribadiamolo: chiunque pensi che le controllate pubbliche possano reggere un payout del 100%, cioè distribuire tutto l’utile di bilancio, è un vandalo che ha deciso di causare una crisi di fiducia nel paese passando dalla porta di servizio anziché da quella principale.

Il che non è male, per il governo guidato da un signore che manda improbabili letterine a Bruxelles dicendo che serve finirla col “primato della finanza”. Di certo, serve piantarla immediatamente con questa finanza da disperati.

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