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La triste storia dell’inganno Embraco

Ieri il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha gettato la spugna circa la possibilità di creare un polo italiano dei compressori, coinvolgendo la piemontese Embraco, che è in un limbo da circa tre anni e mezzo, e la veneta Acc, che lotta eroicamente a colpi di tagli di stipendio e attendendo un nuovo compratore. Un caso paradigmatico di accanimento terapeutico in nome di una improbabile reindustrializzazione, oltre che di inganno ai danni di centinaia di lavoratori. Perché non c’è solo Alitalia: altri casi eclatanti si incistano nelle cronache e nei proclami della politica, in una perversa coazione a ripetere.

Ieri Giorgetti ha dunque dichiarato:

Abbiamo esplorato, insieme con la viceministra Todde, tutte le possibilità della proposta Italcomp del commissario straordinario di Acc che avrebbe potuto coinvolgere Embraco. Purtroppo, pur consapevoli della situazione delicata e difficile, non ci sono le condizioni essenziali cioè proposte di investitori privati per proseguire con esito positivo su questa strada. Obiettivo è superare l’attuale stallo e in questo senso continuano senza sosta le valutazioni della viceministra Todde, che ha la mia fiducia e che sta seguendo da tempo la vicenda di questa crisi.

Correva l’anno 2018

Ricordiamo l’ormai datato antefatto: a inizio 2018 (si, oltre tre anni addietro), la Whirlpool, multinazionale statunitense, annuncia la decisione di chiudere il sito di Riva di Chieri di Embraco, sua controllata brasiliana, che realizza compressori per frigoriferi. Da quel momento, inizia una incredibile sarabanda politica, fatta di iniziative in sede europea, appelli praticamente a chiunque, cassa integrazione a oltranza.

L’allora ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, va a Bruxelles da Margrethe Vestager sollevando il sospetto che la Slovacchia, dove lo stabilimento viene rilocalizzato, abbia abusato degli aiuti di stato. Si sviluppa un dibattito lunare sul presunto dumping salariale dei paesi dell’Est europeo scordando la diversa fase dello sviluppo economico di tali paesi, e i relativi differenziali di produttività, che implicano anche un differente costo del lavoro. Iniziano elucubrazioni surreali ma sempre basate sulla colpa dei soliti “burocrati di Bruxelles”.

Il tutto scordando che, se l’Italia ha produzioni industriali a basso valore aggiunto, il suo destino è quello di perderle a vantaggio di paesi con strutture di costo più leggere. Si conferma, in altri termini, che il nostro paese è rimasto incastrato in produzioni di una precedente era industriale, e ha largamente mancato il “salto di stato” nella catena del valore aggiunto.

Pare, quindi, che la produzione di compressori per frigoriferi non sia esattamente sulla frontiera tecnologica, e di conseguenza tenda a spostarsi verso paesi emergenti. Lo sanno tutti tranne la politica italiana; che su questa azienda, in tempo di populismo trionfante, si incarognisce come se si trattasse di un gioiello di intelligenza artificiale o di biotecnologie.

Nel frattempo, l’allora presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, pensa bene di contattare il ministro brasiliano dell’Industria, visto che Embraco è brasiliana, scordando che al sopracitato ministro probabilmente dello stabilimento di Riva di Chieri non potrebbe fregar di meno. Si inizia la manovra di ridimensionamento degli organici con dimissioni incentivate, accettate da poche decine di dipendenti sui quasi 500 dell’impresa.

Arriva il Cavaliere bianco, al verde

Al Mise ferve l’attività di reindustrializzazione, con i famosi tavoli di crisi. Viene invocata l’immancabile Invitalia di Domenico Arcuri, che deve ricevere manifestazioni di interesse. Il 26 giugno 2018, Calenda annuncia la buona novella:

Oggi è stato formalizzato il progetto di reindustrializzazione che abbiamo negoziato insieme ai sindacati. È la dimostrazione che con concretezza e lavoro serio, piuttosto che con gli slogan, si combattono gli effetti delle delocalizzazioni. Ma bisogna continuare a vigilare fino alla fine. (Ansa)

Purtroppo il ministro si rivelerà preveggente, con quest’ultima frase. A luglio, il caso pare tuttavia felicemente risolto:

Inizia la nuova era per l’Embraco: esce di scena la Whirlpool e, a Riva di Chieri, nel Torinese, arriva la Ventures, azienda sino-israeliana che produrrà robot per pulire pannelli fotovoltaici e, più avanti, sistemi per la depurazione delle acque. L’arrivo della Ventures, che salva tutti i 400 posti di lavoro attuali, è stato festeggiato da alcune centinaia di dipendenti, presenti con le famiglie in fabbrica, dove è stato organizzato un buffet con brindisi di buon augurio. (Ansa, 20 luglio 2018)

Seguono dichiarazioni della nuova proprietà, che ci trasportano in un kibbutz:

“Siamo qui perché vogliamo diventare leader nel settore dei robot per la pulizia dei pannelli fotovoltaici. Abbiamo scelto questa azienda per la grande professionalità dei lavoratori. Siamo una grande famiglia, non una multinazionale. Saremo colleghi”, hanno detto ai lavoratori il socio italiano Nino Di Bari e l’israeliano Ronen Goldstein. Resta aperta la pagina su Facebook utilizzata dai lavoratori durante la lunga vertenza (Ansa, 20 luglio 2018)

Prendi i soldi e scappa

La nuova proprietà ha una “buonentrata” costituita da cassa integrazione per 24 mesi per ristrutturazione, firmata l’11 luglio 2018. La grande famiglia può partire. Purtroppo, Ventures finisce rapidamente i soldi, non è chiaro se perché mai li avesse avuti o se per altri motivi, circostanza che avrebbe dovuto far riflettere sulla capacità di valutare il cavaliere bianco.

Il quale si rivolge alla politica locale, spiegando a quanto ammonta il suo fabbisogno finanziario. Gli sventurati risposero, invocando nuovi finanziamenti bancari:

La Ventures ha bisogno dalle banche di 3 milioni per fare partire la produzione alla ex Embraco. Il piano è di 6-7 milioni. Lo ha detto l’assessore regionale Elena Chiorino davanti ai cancelli dello stabilimento.
“Per la prima volta la proprietà ha riconosciuto di non avere la capacità finanziaria per fare un intervento da sola. Per questo la prossima settimana organizzeremo un incontro tra gli istituti di credito e la proprietà”, ha spiegato il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio. Cirio ha promesso ai lavoratori che sentirà già oggi il ministero dello Sviluppo economico per chiedere la convocazione di un tavolo sulla ex Embraco. Saranno organizzati pullman per portare i lavoratori a Roma. (Ansa, 16 settembre 2019)

Anche la Whirlpool pare essere stata raggirata, comunque. Ma soprattutto, mette il dito nella piaga del governo italiano e Invitalia. L’impertinente grassetto è mio:

“Sebbene il sito sia stato trasferito a Ventures nel luglio 2018, e quindi non abbiamo alcun obbligo legale in questa vicenda come ex proprietari, ci prepariamo a perseguire legalmente Ventures per assicurare che i lavoratori del sito possano beneficiare dei fondi escrow accantonati durante il trasferimento per facilitare la reindustrializzazione del sito”.
Lo afferma Whirlpool Corporation in una nota nella quale ribadisce “la sua profonda preoccupazione sula situazione di Riva di Chieri e le sue ricadute sui lavoratori di Ventures”.

“Quando Whirlpool decise di uscire dal mercato dei compressori nel 2018 – spiega l’azienda – Ventures fu selezionata, sulla base di un programma valutato positivamente dal Governo italiano e da Invitalia, per guidare la reindustrializzazione del sito. Da allora, Ventures non ha rispettato gli impegni presi e da dicembre 2019 viene meno alla sua responsabilità di pagare i lavoratori del sito, pur avendo usufruito delle risorse del fondo escrow.

Siamo delusi dal modo in cui Ventures ha gestito questa situazione. È a partire dal rispetto ed empatia che Whirlpool prova nei confronti dei lavoratori di Ventures, delle loro famiglie e della comunità, che abbiamo deciso di perseguire l’azione legale” (Ansa, 4 giugno 2020)

Da qui, inizia la fine dell’affettuosa famiglia Ventures, che tanto favorevolmente aveva impressionato il nostro governo pro tempore:

Perquisizioni e sequestri della guardia di finanza sono in corso da questa mattina tra Piemonte e Lombardia nei confronti della Ventures Srl, società che ha acquisito il ramo d’azienda della ex Embraco con la cessione del sito industriale di Riva di Chieri (Torino). A fronte della sostanziale inattività produttiva di tale sito, le indagini delle fiamme gialle di Torino hanno ricostruito la presenza di flussi di denaro, diretti anche all’estero, che hanno portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento di risorse aziendali. (Ansa, 19 giugno 2020)

Produttori di cassa integrazione

Il 23 luglio 2020 il Tribunale di Torino dichiara il fallimento di Ventures srl, e il ministero del Lavoro accorre con la concessione dell’ossimorica cassa integrazione straordinaria per cessazione, di un anno, fissata retroattivamente a tale evento. Ossimorica perché, la cigs per cessazione si eroga nelle more della materializzazione di un acquirente, qui inesistente. Con questi espedienti, si può proseguire sino alla notte dei tempi o alla notte della Repubblica e dei suoi conti pubblici.

A dirla tutta, in quei giorni, si era persino creata una singolare abbondanza di forme di cig disponibili:

Gli ammortizzatori sociali saranno subito disponibili per gli oltre 400 lavoratori della ex Embraco. Lo ha detto la sottosegretaria al Mise Alessandra Todde dopo l’incontro in Prefettura.
“La cassa integrazione straordinaria per cessazione è stata richiesta dal curatore fallimentare. C’è anche la possibilità di utilizzare i 18 mesi della cassa integrazione Covid”, ha spiegato Todde. In collegamento c’era anche il ministero del Lavoro. “La Regione Piemonte come ha fatto in altre occasioni favorirà l’anticipo della cassa integrazione dalle banche” ha detto il presidente Alberto Cirio. “Le risorse ci sono, ma la cassa integrazione non basta”, ha aggiunto la sindaca Chiara Appendino. (Ansa, 5 agosto 2020)

Siamo un paese povero di risorse naturali ma ricco di ammortizzatori sociali, si direbbe. Solo il tempo di tornare dalle meritate ferie post-pandemiche (almeno, così credevamo), e la vulcanica sottosegretaria pentastellata Todde estrae dal cilindro un coniglio nuovo di zecca:

Nasce un polo per la produzione di 6 milioni di compressori per frigoriferi entro il 2024, che comprende gli stabilimenti ex Embraco di Riva di Chieri e Acc di Belluno. L’investimento complessivo è di 50 milioni di euro tra pubblico e privato. La notizia è stata ufficializzata nel tavolo convocato dalla sottosegretaria al Mise, Alessandra Todde, presso la prefettura di Torino. “L’obiettivo è arrivare a fine piano alla piena occupazione, nel frattempo si garantirà la cassa integrazione e la formazione”, ha detto Todde (Ansa, 15 settembre 2020)

Fine piano, mai

Piena occupazione, formazione, cassa integrazione, partenariato pubblico-privato, per rispettare le indicazioni Ue sugli aiuti di Stato. “Nasce il polo europeo dei compressori per frigoriferi”, ricordo pure di aver letto. Sempre appollaiati sulla frontiera tecnologica, dalle parti del Mise. Non male, no? Così si fa politica industriale, perbacco. Ieri, Giorgetti ci ha segnalato che purtroppo, dell’investitore privato non c’è traccia.

E ha continuato a non essercene, malgrado i suggerimenti di coinvolgerlo non pariteticamente ma anche con una quota di minoranza. Per farci cosa, staccare dividendi fatati? Il 19 maggio, infatti, il governatore del Piemonte aveva sentenziato che

Abbiamo bisogno di una data certa. Ci siamo dati tutti insieme la scadenza del 30 giugno. il primo luglio se non sarà trovato l’investitore privato, sul tavolo metteremo il piano B.

Il problema è che quello non era il piano B ma una lettera dell’alfabeto ben successiva. Ma di cosa doveva trattarsi, esattamente? Forse di una richiesta alla Ue di deroga per gli aiuti pubblici sfruttando la sospensione pandemica, per combattere contro l’antistorico neoliberismo e creare una azienda di compressori per frigoriferi tutta statale, di quelle che avrebbero mandato in estasi il buon Joseph A. Schumpeter e la sua distruzione creatrice? Magari con capitale fornito da qualche venture capital di Stato? Oppure un intervento conservativo (i.e. di imbalsamazione) non prima di aver denunciato l’ennesimo caso di fallimento del mercato? Ah, saperlo.

La lezione che portiamo a casa da questa dolorosa vicenda di raggiro protratto e continuato di alcune centinaia di lavoratori, è che questo è il modo in cui non si deve gestire la politica industriale, né i turnaround. Che un paese che si è attardato nella suicida opera di imbalsamazione di settori declinanti in modo irreversibile è condannato a distruggere ulteriori risorse fiscali, in un drammatico avvitamento, accompagnato da lanci di slogan tossici e nerissime commedie degli autoinganni.

Ma la crisi ex Embraco è in essere da nemmeno quattro anni. Si può dire che è appena nata, visto che quest’anno si celebra il decennale della reindustrializzazione di Termini Imerese, e della sua cassa integrazione davvero straordinaria.

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