Legge di bilancio 2020: il greenwashing abortito e la tassazione molesta

La legge di bilancio 2020 si avvia al traguardo confermando quello che si era intuito da subito, al netto del marketing politico: non esiste alcun impianto “green” ma solo una esigenza arruffona di fare cassa, entro una cornice di conti pubblici che ormai ha margini di manovra inesistenti a causa dell’assenza di crescita prodotta dalle caratteristiche di base del sistema paese.

Ricordiamo che questa legge di bilancio è tecnicamente espansiva, perché determinerà un aumento del rapporto deficit-Pil strutturale, cioè corretto per la fase del ciclo economico, dello 0,3%, che si somma all’espansione fiscale del precedente governo. Come in quel caso, avremo impatto moltiplicativo nullo. Eppure ci saranno ancora cocoriti che faranno il loro verso “contro l’austerità”.

La cosiddetta plastic tax è stata tagliata ampiamente ma resterà in misura comunque disfunzionale per la filiera produttiva. La sugar tax avrà partenza differita ed è stata scritta per produrre gettito, con effetti verosimilmente regressivi, più che per raggiungere i suoi obiettivi salutistici. Soprattutto perché non viene affrontato il tema della quantità complessiva di zuccheri nell’alimentazione, che avrebbe richiesto un intervento anche -ad esempio- sulle merendine. Troppo difficile, vero? O forse, come dicono tutti in coro, “non c’era tempo, siamo arrivati tardi e dovevamo evitare/disinnescare/scongiurare la più grande catastrofe della storia patria: l’aumento Iva che avrebbe preteso i primogeniti maschi (ed in epoca di parità anche femmine) degli italiani!”

Giusto, le clausole Iva, signora mia. Alla fine, sul 2021 ne restano per altri 19 miliardi, a cui si sommeranno altre salvaguardie di maggiorazione delle accise, per ulteriori 303 milioni nel 2021 e 651 milioni nel 2022. Non male, no?

Ormai anche le pietre più stupide hanno capito che la versione originale della manovra era imperniata sul tentativo di sollevarsi da terra tirandosi per le stringhe, con una bella randellata da 5-7 miliardi di Iva da “rimodulazione” (aka “redistribuzione”), da spendersi in ricchi premi, cotillon e mancette per selezionati segmenti del Popolo. Nel mezzo, per prendere serenamente per i fondelli il Popolo medesimo, alcune iniziative epocali di rimodulazione tipo la cosiddetta tampon tax, peraltro alla fine nata pesantemente limitata.

Come si diceva, questa manovra aveva due elementi centrali, in termini di propaganda: il green con pennellate di salutismo e la lotta all’evasione. Del primo abbiamo detto: non resterà nulla tranne la solita petulante richiesta italiana in Ue di scorporare gli investimenti “verdi” dal deficit, e che ovviamente è già stata respinta al mittente perché gli altri paesi hanno imparato a conoscere e riconoscere gli italiani, quando li incontrano nei parcheggi degli Autogrill.

Sulla sempiterna lotta all’evasione, dopo che un po’ tutti i partiti ma soprattutto i 5S hanno scoperto che i piccoli esercenti sono ancora molti in Italia e fanno massa elettorale, è stata eliminata la sanzione per chi non accetta pagamenti col Pos, che doveva scattare dal primo luglio del prossimo anno ed era pari a 30 euro fissi oltre al 4% del valore dello scontrino.

Abbiamo scherzato, aspettiamo che il Pos venga regalato dalle banche, per hardware e commissioni, e poi troveremo altra motivazione per rinviarne l’obbligo di utilizzo. Come del resto accade dal 2012, anno dell’introduzione dell’obbligo all’italiana, cioè senza sanzioni. Perché sapete, l’evasione brutta e cattiva non viene dalle botteghe ma dalle multinazzzzionali, come dicono sempre Giggino & Friends.

Quanto al resto delle misure di entrata, abbiamo la Robin Tax sui concessionari di reti di trasporto, che in pratica è misura tampone non avendo tempo né volontà a rivedere in modo sistematico le concessioni, e che potrebbe fare la fine delle sue precedenti incarnazioni, cioè impallinata dalla Consulta con conseguente buco di gettito, e la la cosiddetta “tassa sulla fortuna” che secondo me è la giusta punizione per chi non riesce a comprendere quali sono i payoff dei giochi. Lo sciocco ed i suoi soldi si separino presto.

In estrema sintesi, questa legge di bilancio conferma la tossicodipendenza italiana da deficit ma la declina in modo coerente con l’anima prevalente della maggioranza pro tempore. Se il governo gialloverde puntava a fare più deficit secco, ringhiando contro i “burocrati di Bruxelles” che su mandato franco-tedesco di ridurci in povertà ci impediscono di raggiungere moltiplicatori da favola, quello giallorosso fa meno deficit (ma lo fa comunque, come detto), contando sulle proprie credenziali “europeiste” (che non è chiaro cosa sarebbero, se l’esito finale resta l’aumento del rapporto d’indebitamento), e su forme marcatamente ideologiche di tassazione, come da patrimonio genetico della nostra sinistra, inclusa quella disseminata entro i 5S.

Vi serve un glossario per capire cosa è la tassazione ideologica? In prima approssimazione, è quella che minimizza il gettito netto aggiuntivo e massimizza le distorsioni nell’allocazione dei fattori produttivi. Nel caso di specie, anche con questo esecutivo abbiamo la leggenda del santo moltiplicatore ma associata alla magica parolina “redistribuzione”, che su scala macroregionale diventa, come noto, “perequazione”. Anche qui, non trattenete il respiro attendendo gli impatti moltiplicativi sul Pil.

Quindi, altro anno perso ma questa non è una novità, al netto della retorica moralmente superiore che è la cifra stilistica di ampia parte di questa maggioranza. Tornerà un governo di destra stracciona e demagoga con bava d’ordinanza alla bocca ed auspicabilmente finiremo l’opera, incoronando la realtà a regnare sul cumulo di macerie fumanti italiane.

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