Niente prestiti, siamo poveri italiani ricchi

La triste e presto tragica storia dei poveri italiani ricchi che esigevano la solidale Cassa del Mezzogiorno d'Europa

A intervalli regolari ed alta frequenza, la politica italiana si fa dei viaggi psichedelici. Da un paio di giorni, il tema è diventato “ma perché non usiamo il MES senza condizioni che ci viene offerto?” E giù tutti a fantasticare, da Confindustria a Romano Prodi passando per Silvio Berlusconi ed altri padri più o meno nobili del paese. Contrari restano i sovranisti letteralisti, quelli che “se si chiama MES, è una fregatura: meglio i Btp patriottici”. Ognuno sogna a modo proprio.

Sui fondi del MES senza condizionalità, confesso che non ho compreso il calcolo di Romano Prodi, che parla di risparmi sugli interessi “per un miliardo e mezzo l’anno“. Ipotizziamo di usare i 36 miliardi ad un costo pari a zero su una scadenza decennale. E ipotizziamo anche un vantaggio di interesse di 2 punti percentuali. Sarebbero minori interessi per 720 milioni annui, la metà. I conti non tornano, a meno di considerare sull’arco decennale per 36 miliardi un differenziale del 4,2%. Avendo oggi il Btp decennale a 1,8% circa, vorrebbe dire indebitarsi a -2,4%. Troppa grazia.

A parte ciò, sappiamo che questo MES senza condizionalità macroeconomiche è destinato alle spese sanitarie, dirette ed indirette, legate all’emergenza coronavirus. E qui presumo che molti nostri eroi stiano già immaginando di rendere quella condizione la più ampia possibile. Ad esempio, potremmo dichiarare gli aerei Alitalia presidio sanitario anti-Covid: in questo modo, con un risparmio di interessi annui di circa un miliardo potremmo coprire prestiti ponte di varie campate, dalla economy alla business. Un po’ come per lo scorporo degli “investimenti” dal deficit, no? Basta accordarsi sul concetto di investimenti, alla fine. Ad esempio, Quota 100 è un investimento sulla Terza età, mi dicono. Come tale andrebbe scorporato dal deficit. No?

Quindi qualcosa non torna, come al solito. Attendendo il Consiglio europeo della prossima settimana, resta la condizionalità dirimente: chi giudica la congruità delle spese rispetto al mandato? Perché io comprendo che siamo sovrani ed orgogliosi e chiediamo di non avere controlli, del tipo “dateci i soldi e ci pensiamo noi”, ma le cose non funzionano esattamente così, nel mondo reale.

Resta, e lo ripeto, l’equivoco di fondo alimentato dagli italiani: niente debito, solo sovvenzioni a fondo perduto. Lo chiamano “solidarietà” proprio perché pensano a quello. Tuttavia, nella loro magnanimità, i nostri governanti e politici non chiedono agevolazioni solo per il nostro paese: monetizziamo il debito di qualsiasi membro dell’Eurozona, e ossequi alla signora.

Al momento, questa opzione pare non essere sul tavolo ma mai dire mai. Soprattutto, pensiamo al vero pivot di questa catastrofe sanitaria ed economica: la Francia. Anche Parigi uscirà da questa tragedia con una esplosione di debito, e non è detto che gradisca l’ipotesi di mettersi ad accumulare avanzi primari per alcuni decenni per venirne a capo. Anche perché la Francia e gli avanzi primari di bilancio pubblico sono mutuamente esclusivi: dove c’è l’una non ci sono gli altri.

Vero è che sinora la Francia ha goduto di spread molto bassi rispetto alla Germania, proprio perché considerata l’altro membro dell’indissolubile duopolio politico della costruzione europea. Ma questa crisi aumenta il rischio che le cose cambino, e drammaticamente. In quel caso, la Germania dovrà scegliere se aiutare i francesi, e quindi anche gli italiani, facendo “sparire” un bel po’ di debito, o prepararsi a vedere implodere l’Ue ed anche l’euro, con costi verosimilmente non bassi, per usare un eufemismo.

A conferma di questa opzione strategica, se uscite un attimo dal baraccone italiano, potete leggere quale è la vera posta in gioco dei cosiddetti Recovery Bond, di cui si discuterà dalla prossima settimana. Per farlo, leggete Jean Quatremer di Libération:

Un fonds qui serait alimenté par des emprunts européens. Cette proposition figure bien dans les conclusions de l’Eurogroupe, « même s’il reste tout à faire », reconnait-on à Paris. Car la France veut une véritable mutualisation des dettes: chaque État rembourserait ces emprunts en proportion de son PIB sans considération pour les sommes qu’il a reçues. Ce qui passera mal dans les pays du nord.

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Ecco qui: si emettono i Recovery Bonds ed ogni paese europeo mette soldi e garanzie in funzione di un parametro oggettivo, tipo la dimensione del proprio Pil, ma poi provvede a “tirare” aiuti in base alle proprie esigenze. Ovviamente, servirà supervisione ed ordine di priorità delle richieste. In questo meccanismo sta la “solidarietà” come pensata dai francesi.

Che è già qualcosa di concreto e fattibile, soprattutto se confrontato ai deliri italiani da monetizzazione e sovvenzione a cui si anela ma che non si può rivelare pubblicamente. In realtà, nel nostro dibattito domestico, la verità inconfessabile è già stata confessata. Oggi sul Blog delle Stelle si può leggere, tra gli altri no al MES, che il medesimo

[…] non ha nulla a che fare con la solidarietà europea perché non prevede trasferimenti ma prestiti, cioè di fatto debiti che si aggiungono a quelli già in essere e che vanno ripagati con tagli ai diritti dei cittadini.

E ieri, sulla pagina Facebook della sottosegretaria al Ministero dell’Economia, Laura Castelli:

Oggi abbiamo la moneta unica, ma non abbiamo una fiscalità unica. E non abbiamo fatto quasi nulla nell’ottica di un’equa redistribuzione delle risorse tra gli Stati più ricchi e quelli meno ricchi.

Ah ecco, si tratta di un problema di equa distribuzione di risorse tra stati ricchi e meno ricchi. Tra questi ultimi pare figurino i poveri indios mediterranei d’Italia, malgrado i medesimi non perdano occasione per pavoneggiarsi della loro ricchezza privata, che è un confortevole multiplo del debito pubblico.

Quindi, ora che avete chiara la narrazione ed il canovaccio, avrete capito che l’Italia non appare disposta ad accettare alcun tipo di prestito, nemmeno a tasso e condizionalità zero, puntando invece alla sovvenzione. Motivo per cui reggetevi forte perché il risveglio sarà terribile.

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