Tra richieste inconfessabili e Btp di guerra

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In attesa delle decisioni dell’Eurogruppo di domani, oggi sui quotidiani di alcuni paesi europei compare una lettera dei ministri di Esteri e Finanze tedeschi, Heiko Maas e Olaf Scholz, in cui si delineano i termini della “solidarietà” con i paesi maggiormente colpiti dalla pandemia. Il punto relativo ai fondi ESM è quello che, a torto o a ragione, interessa maggiormente gli italiani.

Dopo aver ricordato l’impegno tedesco in ambito sanitario, con la presa in carico di pazienti italiani in ospedali della Germania e l’invio di team medici in Spagna, Maas e Scholz passano alle ipotesi di intervento. In particolare, a quella che appare la posizione negoziale tedesca ma in apparenza accettata anche dalla Francia. Dalla traduzione italiana comparsa su La Stampa:

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES) offre già ora la possibilità che i Paesi dell’euro possano ottenere assieme capitale alle stesse condizioni di favore. Per l’Italia questo significherebbe 39 miliardi di denaro fresco. Queste risorse dovrebbero poter essere utilizzate per tutte le spese necessarie nella lotta contro il coronavirus. Non ci servono troika, controllori, una commissione che sviluppi programmi di riforma per un Paese, bensì aiuti veloci e mirati. Esattamente questo è quanto il Mes può offrire se lo adeguiamo in modo ragionevole.

Come si nota, si tratta di fondi pari al 2% del Pil nazionale, con scarsa condizionalità se non quella di destinarli alla lotta alla pandemia. Basterà, agli italiani? Per rispondere, bisogna cercare di capire cosa vuole il governo italiano, cosa chiede in modo pubblico e cosa invece potrebbe chiedere in “privato” nei consessi europei.

Intanto, vediamo questa ipotesi: i 39 miliardi sono pochi, sono tanti? Forse entrambe le cose, dipende da cosa vogliamo farne. A quali condizioni di erogazione dovrebbe avvenire, questo prestito? Perché di prestito si tratta. Ovvio che sarebbe a tassi migliori di quelli ottenibili emettendo Btp, quindi ci sarebbe convenienza. Ma tirando le somme sarebbe anche ben poca cosa, rispetto agli impegni finanziari del paese, presenti e soprattutto futuri.

Ipotizziamo un prestito decennale a tasso zero contro l’attuale 1,5% del Btp di pari scadenza. Su 39 miliardi di raccolta, si risparmiano 585 milioni di euro correnti annui. Meglio che calci nelle gengive ma non esattamente la soluzione ai problemi italiani. Però questa constatazione ancora nessun politico italiano l’ha fatta. Si nascondono, sapendo di non poter usare in pubblico argomentazioni del genere? Non sanno far di conto? Però da lì si deve passare, giusto?

Allora proviamo a modificare i termini. Ipotizziamo un debito MES trentennale, senza condizionalità, a tasso zero o lievemente positivo ma con un ampio periodo di grazia, cioè quello durante il quale non si effettua il servizio del debito, cioè non si pagano interessi né si rimborsa capitale.

Diciamo un periodo di grazia decennale, e di conseguenza si inizia a pagare dopo il decimo anno? Possiamo anche negoziare un prestito amortising, cioè con scadenza legale di trent’anni ma ammortamento del capitale in rate costanti o variabili dall’undicesimo anno. Anche qui, qualcuno dall’Italia chiederà termini del genere, quando sarà il momento?

E se neppure questo andasse bene, cosa dovremmo chiedere? Forse una sovvenzione, cioè una erogazione a fondo perduto di parecchie decine di miliardi? È realistico, chiedere ciò? E quanti altri paesi europei avrebbero titolo per fare lo stesso? Ve lo dico io: tutti.

Discorso analogo per il nuovo schema SURE (Support mitigating Unemployment Risks in Emergency), che è di tipo riassicurativo, cioè presta denaro a paesi che vogliano attivare l’equivalente della cassa integrazione. Costerà meno dell’emissione di Btp, potrà essere cumulato al beneficio della linea MES incondizionata, in termini di interessi risparmiati, ma sempre debito resta.

Ribadiamolo: cosa vuole, l’Italia? Io penso (temo) che gli italiani vogliano esattamente una erogazione a fondo perduto per decine di miliardi di euro. Ogni risultato inferiore a quello verrà accolto con recriminazioni di “tradimento dell’ideale europeo” e lettere ai giornali tedeschi dove si ricorda il condono alle riparazioni di guerra.

Allora, meglio dirlo subito: questa ambiguità dei politici italiani è estremamente pericolosa, per tutti. Per la popolazione e per il paese. L’insistenza italiana sulla emissione di fantomatici Coronabond o dei fondi di European Recovery vagheggiati dai commissari Paolo Gentiloni e Thierry Breton, è l’altra faccia di questa medaglia di ambiguità.

Sarebbe comunque debito; peserebbe pro quota sui paesi in funzione delle garanzie prestate; se l’Italia tirasse più fondi rispetto alla sua quota di garanzia, ottenendo quindi un sussidio dal resto d’Europa, bisognerebbe capire in base a quali parametri di priorità e sotto quale supervisione. Ho detto supervisione? Mai sia: noi quei soldi li vogliamo senza condizioni e a pie’ di lista. Vi pare ragionevole? Ho qualche dubbio.

Attendiamo le deliberazioni europee ma ho il timore che gli italiani stiano cercando “l’incidente” per trovare il colpevole che respingerà le proprie inconfessabili richieste.

A margine, visto che in questo periodo si sente parlare di “Bot di guerra”, spesso in unione con l’immancabile patrimoniale che toglie i peccati dal mondo, proviamo a capire che potrebbe significare. Intanto, la nota premessa: gli italiani hanno enormi risparmi, eccetera eccetera. Se convogliassimo questi risparmi in titoli del debito pubblico, avremmo risolto molti problemi (spoiler: no, ma fingiamo che sia così).

Come “indurre” gli italiani ad essere patriottici usando il bastone della patrimoniale e la carota dei risparmi? In questo modo: si delibera una patrimoniale straordinaria e si dice ai contribuenti che possono assolverla sia pagando in contanti, quindi perdendo la somma per sempre, oppure sottoscrivendo in modo del tutto spintaneo un titolo di stato a lunghissimo termine, meglio ancora se perpetuo, che tuttavia paga un tasso di interesse patriottico, quindi inferiore a quello di mercato. I possessori di Btp possono concambiare su base “volontaria” i loro titoli con quello nuovo, “di guerra”.

Dopo di che, questo Btp irredimibile viene regolarmente negoziato sui mercati finanziari, all’ingrosso e al dettaglio. Il suo prezzo si allinea al rischio emittente, cioè crolla, e qualcuno ci guadagnerà pure.

“Non dare suggerimenti!”, sento già molti di voi strepitare. Ma voi davvero pensate che “chi di dovere” necessiti dei miei cosiddetti suggerimenti? Siate seri. Questo schema è la convergenza tra repressione finanziaria e imposizione straordinaria. Il confine tra le due dimensioni è più labile di quanto comunemente si pensi.

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