L’angolo di Phastidio: la chimera del vincolo esterno

Che Recovery Fund sarà? Uno fatto di sole sovvenzioni, di soli prestiti o di un mix dei due? E con quali condizioni, che comunque ci saranno, con buona pace dei desiderata italiani, che come sempre sono in modalità (negoziale?) datece li sordi senza fiatà? Ma, a parte ciò, con Michele parliamo anche della cosa in cui ho creduto per molti anni, ma a cui ora non credo più.

Il vincolo esterno, inteso come quello che ci permette di convergere su pratiche di politiche pubbliche virtuose (i.e. quelle che non distruggono risorse fiscali per poi ritrovarsi senza crescita). La mia è evidentemente un’autocritica, oppure spingo il desiderio più in là, nel senso che sinora l’Italia ha dovuto solo rispettare equilibri di bilancio di tipo quantitativo e non anche qualitativo: bastava stare entro qualche magico parametro e a posto, fregandosene del policy mix, del fatto che la spesa per investimenti veniva abortita perché non nata e quella corrente restava incomprimibile.

Così (non) facendo, ad ogni episodio recessivo l’Italia riparte in modo frenato, e produce la famosa ripresa a forma di L. Ma ora, nella Fase 2B, siamo tornati alle ricette magiche della politica, quelle che sentiamo da lustri: il taglio del cuneo fiscale, e più in generale delle tasse, o l’aumento di spesa pubblica per sollevarsi da terra tirandosi per le stringhe, come Quota 100 per aumentare l’occupazione (sic). Poi ci sono le variazioni sul tema, come la lotta al contante per fare emergere imponibile. Col quale però gonfiare la spesa corrente, non per ridurre la pressione fiscale. E così via.

Il vincolo esterno in cui mi riconosco è quindi “solo” quello della realtà, che non porta necessariamente ad una inversione di tendenza in politiche economiche da socialismo surreale e serve solo per fare a pezzi inutili carriere politiche da venditori di olio di serpente. Chi si accontenta, gode assai poco e continuerà a pagare. Né serve guardare ad esperienze altrui, che sono il distillato di secoli di prassi civiche e culturali, oltre che antropologiche.

Perché in Italia (e in Lombardia) vivono gli italiani, non gli svizzeri. Sarebbe utile non scordarlo mai, per tentare di non vivere in una rassicurante bolla di autoinganni. Buona visione, senza traveggole.

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