Cambiare il mondo, un ascensore alla volta

Di cosa si occupa l'assessore alle infrastrutture, nella capitale di un paese del G7? Brevi note sulla inconsapevole morte del Pd

È domenica di agosto, serve leggerezza eccetera. Però è difficile sfuggire a riflessioni un filo meno superficiali quando si incappa in alcune forme di comunicazione politica. Forte è la tentazione di saltare ad alcune conclusioni. Ma meglio astenersene, altrimenti addio leggerezza. E quindi sono le conclusioni a saltare addosso a noi.

Prendete questa comunicazione Facebook di Linda Meleo, che nella vita attualmente fa l’assessora alle Infrastrutture di Roma Capitale:

Minuziosa, puntigliosa, dettagliata. Una narrazione fattiva. Che si affianca alle cronache della sindaca, Virginia Raggi, sugli sfalci alle scalinate e sulle delimitazioni viarie, oltre che con i video in cui vengono beccati gli zozzoni che si liberano nella pubblica via di materassi e frigoriferi, che ora sembrano non provenire più da fuori Roma, trasportati nottetempo da agenti della Conservazione per gettare discredito sull’esperimento mondiale di una giovane donna che sfida a mani nude il malaffare e le erbacce nella capitale della cristianità.

E non è che sia compito facile, sapete? Come scriveva già Goethe nel Settecento, Roma è popolata da “pellegrini e mendicanti”, non è una città come tutte le altre. Spesso i suoi apologeti enfatizzano che trattasi di città sconfinata, nel senso di estesa in modo da ostacolare gravemente l’azione umana positiva e correttiva. Credeteci.

Perché questa giunta di Roma Capitale, forse ostacolata da un civismo incostante, sta cambiando l’Urbe, un ascensore alla volta. E presto questa teoria verrà sistematizzata e presentata al mondo. Dopo la “teoria delle finestre rotte” di Rudy Giuliani, ecco la “teoria degli ascensori riparati”, di Raggi & Meleo. Prima gli ascensori di edilizia residenziale pubblica, poi quello sociale.

Ma cinque anni di questa rivoluzione non bastano, comprenderete. Da qui lo scarto rivoluzionario della sindaca, che ha mandato in soffitta un’altra teoria, quella dei due mandati elettivi. Non si interrompe una rivoluzione.

Noi non mandiamo letterine politiche, scrisse Meleo. Forse il riferimento è alla po(n)derosa e pensosa letterona dell’intellettuale Pd Goffredo Bettini, chissà. In compenso mandiamo messaggi social, alla città ed al mondo. Anche questo è confronto politico, e di che livello. E sì, gli ascensori sono infrastrutture, dopo tutto. Non ingannatevi: questa è Roma, non Vergate sul Membro, dove il sindaco deve affrontare le rampogne dei concittadini per il lampione stradale fulminato. Né si deve scordare quella grande palestra di democrazia che è il condominio: ve lo dico da consigliere, da ormai un quindicennio. Solo chi ci passa può capire.

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Si comprende ora perché il Partito democratico non abbia ancora trovato una figura da contrapporre alla rivoluzione raggiana e perché alcuni suoi esponenti di spicco, nazionale ed internazionale, si siano defilati alla sola ipotesi. È davvero difficile, visto quello che questa giunta ha realizzato e sta realizzando. Quindi, il tentativo dei notabili nazionali di creare una alleanza strutturale tra due grandi forze di cambiamento, Pd e M5S, deve fermarsi davanti a queste esperienze rivoluzionarie. Meno Bettini, più tombini (da ripulire dalle foglie).

Oppure c’è una spiegazione alternativa. Oppure il Pd è morto e non riesce a realizzarlo. Mi ricorda qualcosa.

Foto di MichaelGaida da Pixabay

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