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Riforma Irpef, impresa da supereroi

Serve equità orizzontale in Costituzione e disboscamento dei bonus per ridurre le aliquote

In attesa che il governo Draghi I salpi e inizi a mettere mano a quello che gli anglosassoni definirebbero The Big Mess, cioè l’Italia, dopo aver pazientemente ascoltato i desiderata di partiti e parti sociali, proviamo a immaginare quale potrebbe essere la riforma di cui si discute forse da più tempo e che sinora non è avanzata di un palmo. Anzi, è arretrata, a colpi di tax expenditures che servono a scavare la trincea del corporativismo italiano agli steroidi: il fisco.

Su lavoce.info, c’è il punto di Massimo Bordignon, economista e membro dello European Fiscal Board, il think tank consultivo del presidente della Commissione Ue. In via preliminare, bisognerà scegliere tra riforma fiscale complessiva o della sola Irpef. Qui, come noto, le posizioni politiche sono variegate e si elidono propagandisticamente. Semplificando, c’è chi vuole la flat tax (yawn), e chi invece “la curva tedesca” (yawn), in entrambi i casi vagheggiando o vaneggiando di cose orecchiate e mai realmente comprese, come usa alle nostre latitudini.

Flat tax vs. curva “alla tedesca”

Nel primo caso possiamo così sentire e leggere di “flat tax progressiva”, che non è una forma di delirio ma la ruminazione di un’aliquota unica a cui viene applicata una no-tax area e magari qualche detrazione e deduzione aggiuntiva, per non toccare “i diritti acquisiti” in materia fiscale. Il risultato è quello di rovesciare esattamente la struttura multi-aliquota corrente, mantenendone tutto il bizantinismo ma permettendo a qualche saltimbanco di andare in tv a proclamare che “la Russia con la flat tax ha fatto cose incredibili, signora mia”.

Al polo opposto, la grande fascinazione della “curva continua alla tedesca”, che sembra un po’ il Nürbürgring ma in realtà sarebbe il modo per rendere il profilo delle aliquote effettive meno cervellotico e magari per fare salivare copiosamente i giustizieri fiscali, quelli che vorrebbero una parabolica, da un certo reddito in avanti. Dove sta la realtà? Ve lo spiega, o meglio ribadisce, Bordignon.

Il tributo [Irpef] non è solo fortemente evaso, ma anche molto eroso, per la decisione – assunta da più governi – di sottrarre via via redditi alla tassazione progressiva in sede Irpef e assoggettarli a tassazione sostitutiva proporzionale, oltretutto con aliquote tutte diverse tra di loro. A ciò si aggiunge una batteria vasta di agevolazioni, deduzioni e detrazioni fiscali, in continua lievitazione e spesso a vantaggio di interessi molto particolari: all’ultimo conteggio, si tratta di 171 spese fiscali riconosciute sull’Irpef. Secondo le stime ufficiali, l’insieme di queste agevolazioni riducono il gettito Irpef per almeno 40 miliardi di euro all’anno. Ovviamente, se si riuscisse a limitare la vasta area di erosione, si potrebbe recuperare gettito da investire in una riduzione delle aliquote.

L’Irpef uccisa a colpi di bonus

Tradotto: l’Irpef è stata uccisa dalle tax expenditures, per permettere ai partiti di ritagliarsi orticelli elettorali. Per permettere all’Irpef di tornare a fare l’Irpef e non lo strumento elettivo di tortura dei lavoratori (soprattutto dipendenti) a reddito medio-alto, bisognerebbe riassorbire tutti i 40 miliardi di tax expenditures e ridurre le aliquote nella stessa misura. Senza indugi.

Per fare ciò servirebbe, tra le altre cose, far sparire la cedolare secca sui redditi di capitale ma anche quella sugli affitti, per fare due esempi eclatanti di ripristino di progressività fiscale. Ovviamente, per rendere il tutto meno devastante, è imprescindibile, come detto, usare il gettito recuperato da erosione per ridurre in misura corrispondente le aliquote. Non solo: anche il gettito da recupero di evasione deve essere destinato a quel fine.

Oltre dieci anni addietro scrissi un post proprio su questa esigenza. Aumentare il gettito Irpef e, soprattutto, la sua progressività recuperando erosione ed evasione, e destinare integralmente i ricavi a riduzione delle aliquote e non ad aumenti di spesa. Vi pare realistico, nel paese in cui “pagare tutti per pagare meno” si declina in “pagare tutti per spendere di più”? A me non troppo.

Pensate alla reazione dei titolari di “diritti fiscali acquisiti”, questa categoria nuova che tale non è. Pensate a ogni gruppo colpito da effetti redistributivi: beneficiari del bonus Renzi, maggiorato da Conte; tagliatori di cedole e dividendi; locatori di immobili. Ognuno di essi chiederebbe come minimo di pagare esattamente la stessa quota di imposte, prima e dopo la riforma. Scatterebbero quindi le “clausole di salvaguardia”, mirate appunto a non aumentare il prelievo sui singoli, e il risultato sarebbe una voragine fiscale senza precedenti. Per definizione. Che, immagino, aprirebbe la strada a una patrimoniale ordinaria, in aggiunta a quelle già esistenti (bollo su dossier titoli e Imu), per colmare il buco.

Equità orizzontale, questa sconosciuta

Per farla breve, il problema dell’Irpef oggi è che, nella forma attuale, perpetra una clamorosa violazione del principio di equità orizzontale. Quello secondo cui, a parità di reddito, si devono pagare uguali imposte. E così non è, come sappiamo, e lo è sempre meno, ad ogni tax expenditure che viene introdotta. Non serve quindi solo sciacquarsi la bocca col principio costituzionale della progressività fiscale. Serve magari anche costituzionalizzare il principio di equità orizzontale. Corollario di questo principio: rimettere mano ai regimi fiscali per lavoratori autonomi, evitando di proporre forfettari per gente che guadagna centomila euro lordi annui, ma anche gli attuali 65.000. Lì le distorsioni sono imponenti, tra l’altro.

Ancora due parole sulla affascinante “curva alla tedesca”. Essa nascerebbe come “rimedio” alla follia di bonus che causano aliquote marginali effettive da esproprio, disincentivando l’offerta di lavoro, o meglio stimolando il sommerso. Ancora Bordignon sul bonus Renzi+Conte:

L’effetto è una serie di “salti” nelle aliquote marginali effettive, soprattutto nella fascia bassa e media del lavoro dipendente, dove si concentrano i beneficiari del bonus Irpef. Per esempio, si calcola che l’aliquota marginale effettiva Irpef per i lavoratori dipendenti tra i 35 mila e i 40 mila euro, dove si colloca una larga quota di questi contribuenti, sia superiore al 60 per cento, con ovvi effetti distorsivi sull’offerta di lavoro.

L’Irpef meno progressiva è tossicamente progressiva

Prima ammazzano l’Irpef, poi vengono a parlarvi di “riforma fiscale per abbassare le tasse”. Sono impareggiabili. Sempre a proposito di “curva Irpef alla tedesca”, che è la definizione provinciale per far pagare i “ricchi”, Bordignon ci ricorda un paradosso solo apparente: l’Irpef ha perso progressività negli ultimi decenni, ma è diventata più progressiva. Possibile?

C’è poi il problema della progressività. L’Irpef è indubbiamente un’imposta molto progressiva e lo è diventata sempre di più nel corso degli ultimi decenni. Oggi, il 75 per cento dei contribuenti si colloca sotto il secondo scaglione (28 mila euro), ma contribuisce solo al 30 per cento del gettito dell’imposta, più o meno quanto pagano coloro che si collocano sopra l’ultimo scaglione (75 mila euro) che sono però solo il 2,5 per cento del totale dei contribuenti. Una struttura così progressiva, su una base imponibile così ridotta come quella attuale (prevalentemente i redditi da lavoro dipendente e da pensione) meriterebbe già di per sé qualche riflessione.

Proprio così: chi sta sopra i 75 mila lordi annui ed è dipendente, fa parte dei nuovi kulaki e come tale deve essere massacrato. A questo risultato si è giunti allargando la no-tax area ma soprattutto aumentando in modo patologico i bonus fiscali. Quindi, con queste premesse, disegnare una curva Irpef che si irripidisce, senza aver prima messo mano alle aberrazioni dei bonus e al recupero delle erosioni da essi prodotte significa una cosa sola: espropriare soprattutto i dipendenti a reddito più elevato (si fa per dire).

Tirando le somme: riformare l’Irpef sarà compito immane, per usare un eufemismo. I titolari di “diritti fiscali acquisiti” strilleranno come aquile, i paladini della spesa pubblica a cui destinare i recuperi di gettito, pure. Di una cosa credo si possa e si debba essere certi: un paese che ha una evasione Iva così elevata (ma anche erosione, causata dalle aliquote agevolate), deve togliersi dalla mente slogan un po’ scemi del tipo “aumentiamo l’Iva per ridurre l’Irpef”.

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