Il Patto Repubblicano di cui abbiamo bisogno

Nuova settimana, nuovo sterile chiacchiericcio tra le due tribù partitocratiche che popolano questo paese in irrimediabile declino. Dopo che il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, ha denunciato l’aumento ai massimi storici della pressione fiscale su lavoratori dipendenti e pensionati (un fatto, non un’opinione), Silvio Berlusconi ha ribadito che la sua missione è “tagliare le tasse“, prima o poi (e fanno sedici anni, per la precisione). Con altrettanta puntualità, poiché il lancio dell’Ansa è lo sport nazionale della dichiarazia italiana, ecco le abituali reazioni folcloristiche della nostra classe politica.

Per Italo Bocchino “ci vogliono le manette”, per Renato Brunetta serve qualcuno che “dia una martellata in testa a chi evade”. Déjà vu, déjà entendu. Presto leggerete (se già non è avvenuto) di sindacalisti che chiedono di tassare le “rendite finanziarie”, che poi sarebbero anche i Bot dei pensionati, operai ed impiegati. Al termine di questa invereconda manfrina tutto è destinato ad acquietarsi, come sempre. Premesso che stiamo attendendo che qualcuno si decida a stabilizzare l’incidenza della spesa sul Pil, come necessaria premessa per iniziare a tagliare le tasse, proviamo a prendere in parola le solite giaculatorie fiscali e rilanciarle con una proposta “scandalosa”, che verte su alcuni punti:

  1. Reintroduzione dell’elenco fornitori per lavoratori autonomi;
  2. Attuazione della tracciabilità piena dei pagamenti, a partire da 100 euro;
  3. Creazione di un’anagrafe centralizzata dei rapporti bancari;
  4. Introduzione della nominatività delle attività finanziarie, disponendo che i redditi da capitale debbano essere imputati nella dichiarazione dei redditi, e concorrano all’imponibile solo per importi eccedenti i 100.000 euro annui.

Si noti che stiamo parlando di proventi, non di capitale. Ciò significa che, al tasso di rendimento del 2 per cento, che è poi quello utilizzato dal governo per valorizzare il ritorno sull’investimento per i capitali scudati, centomila euro di proventi vengono generati da un capitale investito di 5 (cinque) milioni di euro. Sono dieci miliardi di vecchie lire, per dirla col premier, che tanto ama questa equivalenza. E non scandalizzatevi per la nominatività dei redditi da capitale, pensate che ci sono paesi europei che la applicano.

Con questi interventi, abbiamo motivo di ritenere che il gettito fiscale subirà una violenta impennata. Si destini quindi questo extragettito per tre quarti alla riduzione delle aliquote Irpef, e per un quarto al ritiro dal mercato di titoli di debito pubblico. Naturalmente, in nessun caso sarà possibile utilizzare l’extragettito per finanziare l’espansione della spesa pubblica, che andrà anzi progressivamente ridotta.  Si produrrà anche un ulteriore circolo virtuoso fatto di riduzione della spesa pubblica per interessi.

In questo modo avremo un riequilibrio nella composizione della tassazione, premiando quanti pagano le tasse, per amore o per forza, facendo emergere l’evasione ed evitando di tassare i piccoli (e medi, se 5 milioni di euro vi sembran pochi) risparmiatori. Realizzeremo una poderosa manovra di supply-side, agendo dal versante delle imposte sul reddito. Naturalmente, la manovra sulla nominatività dei redditi di capitale necessita, per essere attuata in modo efficace, di una condizione di attivo interscambio di informazioni tra paesi, ma questo non dovrebbe essere un problema per chi, come Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, ha dichiarato guerra senza quartiere ai paradisi fiscali, giusto?

Ecco, questo è la nostra “scandalosa” proposta, il “Patto Repubblicano” di cui abbiamo bisogno, e che non passerà mai. Attenzione, però: se sarà confermato che l’economia sviluppata occidentale si è ficcata in un “decennio perduto” fatto di bassa crescita, elevati deficit pubblici ed aumento di premio al rischio-default, arriverà la mattina in cui ci sveglieremo con una patrimoniale straordinaria, a confronto della quale la manovra del 1992 di Giuliano Amato sembrerà, più che una cena per tre persone, il saggio di fine anno di un kindergarten. Forse è meglio agire per tempo, e stimolare l’offerta agendo dal versante delle aliquote Irpef, che dite?

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