La riserva di idee della Repubblica

Tempi straordinariamente difficili richiedono proiettili d’argento perforanti. Nella giornata di venerdì il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, intervenendo al congresso del Psi (ebbene sì, esistono ancora, non è la nuova serie di Stranger Things), ha preso la sua amata chitarra e ha intonato “Facciamo come“, la greatest hit della politica italiana, che quando smette di guardarsi l’ombelico si volge al mondo mutuandone le “migliori prassi”, purché producano deficit da cumulare.

Penso che sia possibile trovare delle risorse per fare quello che sta facendo la Germania e la Spagna e realizzare un investimento forte per avere la gratuità o quasi del trasporto pubblico, dei treni, degli autobus durante l’autunno, quando ci saranno le scuole che riaprono, per dare un aiuto concreto ai lavoratori, alle persone con i redditi più bassi, e si dà un contributo alla lotta per il mutamento climatico.

Ha scolpito il sindaco. Ora, è vero che Gualtieri è politico di rilevanza nazionale (credo), ma è verosimile che pensasse alla città che tenta di amministrare. Se le cose stanno in questi termini, a me è venuta spontanea una riflessione neo-qualunquista: credevo che a Roma la sperimentazione a non pagare il biglietto del trasporto pubblico locale fosse in corso da parecchio tempo.

Datece li sordi der bijetto

Poi mi sono detto: ma se le cose stanno in questi termini, questa in realtà è davvero geniale. In che senso? Beh, nel senso che, se Roma riuscirà a farsi pagare l’evasione del prezzo del biglietto, magari alla voce “Roma Capitale”, avrà modo di usare quei soldi per fare altro. Perché, dopo tutto, i “liquidi” si chiamano così perché prendono la forma del contenitore in cui sono posti.

Ci sono anche altri aspetti “minori” di questa idea di Gualtieri. Ipotizziamo che la misura vada in porto e che la domanda di corse di trasporto pubblico locale s’impenni. Che accadrebbe, in una città come Roma, in cui il parco veicoli della relativa municipalizzata è tragicamente limitato da guasti e roghi, al punto che c’è motivo di ritenere che i recenti scioperi indetti dai sindacati e aventi come oggetto la richiesta di un “cessate il fuoco” fossero relativi proprio ai tipici flambus romani?

Per non parlare degli organici di Atac. Che, similmente all’altra municipalizzata Ama, hanno problemi di morbilità da contrastare e che stanno suscitando l’interesse dei clinici di tutto il mondo. Quindi, ecco la “conduttura” da utilizzare: si faccia il Klimaticket alla tedesca, i soldi vengano erogati a Roma Capitale, che potrà quindi acquisire nuovi bus e dipendenti per la municipalizzata. Non vi sentite già meglio e iniziate a respirare a pieni polmoni?

Parlando d’altro, ma sempre nel solco delle soluzioni italiane identificate nella serie cinematografica Amici miei alla voce “cos’è il genio”, oggi su Repubblica c’è una pregevole intervista al segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Intervista raccolta ai margini della festa bolognese di Articolo 1, il partito guidato da Roberto Speranza e che raccoglie i transfughi del Partito democratico della stagione renziana, che da sempre tentano di esercitare sul Nazareno la loro egemonia culturale, forti del lievito del 2% di cui i sondaggi elettorali li accreditano da sempre, oltre che di una robusta sovra-rappresentazione mediatica. Perché certi voti valgono. Più di altri. Di certo, ci viene ribadito ogni giorno, i loro sono di gran lunga più morali più dell’analogo 2% dell’odiato brand renziano.

Landini è effettivamente preoccupato per l’eventualità che all’Italia possa mancare il governo. Ma esprime il concetto producendo un effetto involontariamente umoristico:

Noi abbiamo fatto uno sciopero generale contro il governo Draghi ma per scioperare contro, ci vuole il governo.

Del tipo: come facciamo a fare sciopero se manca un governo? Qui ci stanno sabotando l’oggetto sociale! Ma Landini è uomo pragmatico: non date retta ai suoi detrattori che lo disegnano impregnato di ideologia. Ad esempio, il segretario ritiene che nulla sia accaduto al governo, guardando all’aritmetica e non alla politica:

Io non mi metto a dire se sto da una parte o dall’altra ma dico che c’è un governo, nessuno è stato sfiduciato.

Extraprofitto, portami via

Non fa una piega, in effetti. Dopo di che, si giunge rapidamente alle cose da fare:

Cosa dovrebbe fare un governo nel pieno delle sue funzioni?
Con la tassazione al 25% degli extraprofitti si sono dati 200 euro alle persone. Se non sbaglio i conti, tassando al 100% gli extraprofitti si potrebbero dare 800 euro per poter arrivare alla fine del mese. 

E anche qui, Landini fa mostra di padroneggiare i numeri. Tuttavia, il segretario argomenta da moderato e questo non va bene, in un periodo così difficile. Io infatti mi spingerei oltre. Ad esempio, se portassimo la tassazione degli extraprofitti, qualsiasi cosa essi siano, al 200%, potremmo pagare 1.600 euro, praticamente una mensilità. Non solo: se andassimo a cartolarizzare gli extraprofitti dei prossimi vent’anni, potremmo puntare a eradicare la povertà e fare vergognare le democrazie scandinave per il loro braccino corto col welfare. Pensiamoci.

Magari mentre, appunto, siamo ebbri di entusiasmo per la nuova misura del governo spagnolo di minoranza sinistra (o di sinistra minoranza) di Pedro Sanchez, che ha appena licenziato una tassa di 7 miliardi in due anni sugli extraprofitti delle aziende energetiche e delle banche. Per quest’ultime, la motivazione è quella di impedire loro di “guadagnare dai tassi in aumento”.

Non sappiamo che forma prenderà il prelievo. Potrebbe essere una addizionale sull’imposta delle società, ad esempio. Ma occorre sbrigarsi perché il 2022 potrebbe chiudersi per l’economia e le banche con perdite di bilancio, e addio non solo agli extra- ma pure ai -profitti. Io suggerirei al legislatore spagnolo e anche a quello italiano di agire col prelievo sul margine d’interesse delle banche, cioè la differenza tra costo dei depositi e ricavi dai prestiti. Se si allarga, tassatelo.

Meglio ancora: il margine d’interesse deve essere nullo. La banca presti al tasso a cui raccoglie. Questa sarebbe geniale, in effetti: abolirebbe il rischio d’impresa e, soprattutto, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. A dirla tutta, abolirebbe anche l’impresa, che è il luogo dove lo sfruttamento si appalesa.

E per le imprese non bancarie? Il profitto deve essere messo fuorilegge. E come fare a raccogliere tasse, in quel caso? Banale: si tassa il fatturato, che è la seconda miglior pistola fumante dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Cerchio chiuso, per gli autografi passate più tardi.

Come che sia, onore al merito degli spagnoli: loro hanno messo in cantiere la tassa sugli extraprofitti per 7 miliardi in due anni, mica come Draghi che ne ha creata una da dieci miliardi in un anno, e dopo oltre 20 miliardi di altre misure di supporto. È proprio come per i voti di Mdp-Articolo1-LeU-Comeminkiasichiama: i voti e i miliardi si pesano e non si contano. A cuccia.

Tutto ciò per dirvi: non dovete essere angustiati per questa crisi politica. Nessuno è indispensabile, una democrazia forte e vibrante come quella italiana ha una riserva pressoché inesauribile di generatori di idee, come ho tentato di illustrarvi prendendo due esempi a caso delle ultime ore. Falliremo, ma almeno divertendo il mondo. E credetemi, non è poco, visti i tempi cupi che il mondo vive.

Aggiornamento del 18 luglio – Il sindaco di Roma delinea la sua idea del Klimaticket de noantri: usare parte del cosiddetto extra-gettito prodotto dal rimbalzo della crescita. “Senza scostamenti”. Perché “extra-gettito” is the new “tesoretto”. E via, verso nuovi sussidi.

Foto di 0fjd125gk87 da Pixabay

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