Fazzolari e i risparmi letali

Ieri sera a Cinque minuti, la striscia post Tg1 di Bruno Vespa, il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’attuazione del programma, Giovanbattista Fazzolari, ha illustrato i vantaggi del nuovo patto di stabilità, conseguito dopo l’intesa franco-tedesca a cui gli italiani si sono mestamente accodati dopo varie minacce di veti e aver ribadito il proprio ritrovato protagonismo europeo.

Operazione risparmio

Cosa ci guadagna, quindi, l’Italia? Trentacinque miliardi di euro l’anno, dice Fazzolari:

Questa la differenza, grosso modo, tra i vecchi parametri e i nuovi parametri. Con i vecchi parametri, l’Italia era tenuta a una riduzione del debito annuo del 4-5 per cento, con i nuovi patti dell’un per cento l’anno. Per quanto riguarda il deficit, l’Italia sarebbe stata tenuta a un avanzo di 0,25% l’anno, invece possiamo avere un deficit di 1,5%. Vuol dire una differenza di 1,75% che, rispetto al Pil italiano, sono grosso modo 35 miliardi. Che a regime potremo spendere in più rispetto alle vecchie regole.

Andiamo con ordine. Il taglio del debito nel vecchio patto (un ventesimo annuo dell’eccedenza tra il dato effettivo e la soglia critica del 60%), non è mai stato applicato per manifesta irrealizzabilità. Quanto al deficit, non so da dove esca quello 0,25% di avanzo di cui parla Fazzolari, ma la nuova soglia di 1,5%, pretesa dai tedeschi e alleati come “salvaguardia” per non oltrepassare il 3% durante le recessioni, è comunque obiettivo molto oneroso da conseguire. Per usare un eufemismo.

Avanzo primario distruttivo

Secondo le simulazioni del think tank Bruegel, nell’ipotesi di aggiustamento quadriennale dei conti pubblici determinato dalle nuove regole, l’Italia dovrebbe attuare una stretta fiscale annua media di 1,15% del Pil. Invece, spalmando su sette anni, l’aggiustamento è di 0,6% di Pil annuo.

Il tutto per conseguire un avanzo primario minimo (quella cosa che per lustri ha permesso all’Italia di mostrare ai mercati la propria solvibilità, e autoincravattarsi) di ben il 3,7% in caso di aggiustamento quadriennale, e di 3,3% su un arco settennale. Sono numeri estremamente punitivi, al limite anche qui della inverosimiglianza. E forse a quello pensa e spera il nostro governo.

Anche perché, dopo il percorso di riduzione del deficit-Pil a 1,5% e per rispettare l’altro, che prevede un calo medio annuo del debito-Pil di 1%, l’Italia dovrà perseguire un avanzo primario annuo di 4,1%, dopo aggiustamento quadriennale, e di ben il 4,7% con aggiustamento settennale.

Quindi, la domanda è: di che diavolo stiamo parlando? Qualcuno davvero crede che questo povero paese morente (parlo di demografia), possa davvero mettersi a inseguire un avanzo primario del tre, quattro e oltre per cento senza finire al camposanto, non quello largo dei progressisti?

Pare che Fazzolari pensi questo, almeno per contratto. Oppure, ribadisco, che lui e i suoi colleghi di partito e maggioranza siano ragionevolmente certi che l’irrealistico percorso di correzione sarà rapidamente rottamato, probabilmente in conseguenza del collasso francese, dove un presidente liberal-centrista assediato da estreme che stanno per travolgerlo cercherà di asserragliarsi all’Eliseo per il tempo che gli resta.

Ecco, se la strategia italiana è questa, è possibile che abbia successo. Nel senso che la costruzione europea crollerà, e i partiti sovranisti potranno dedicarsi a ricostruirla a propria immagine. Oppure no, soprattutto nel caso in cui alcuni di quei partiti si siano trovati al governo durante il collasso.

Calcoli dolorosi

Tutto ciò premesso, il candidato Fazzolari, che si diletta di calcoli differenziali, sapendo che nel 2024 l’Italia avrà un deficit primario strutturale di 0,9% del Pil e che in sette anni dovrà raggiungere un avanzo del 3,3%, quindi un delta di 4,2% del Pil, calcoli l’ammontare di risorse che a tale scopo dovranno essere destinate.

La risposta? Circa 80 miliardi di euro. Cioè oltre dieci miliardi l’anno. Sapendo poi che, al termine del percorso settennale, l’Italia dovrà rispettare la discesa di 1% annuo del rapporto debito-Pil con un avanzo primario del 4,6%, il candidato Fazzolari calcoli la quantità di risorse che a tal fine andranno destinate, sottraendole ad altri usi. Sono circa 25 miliardi di euro correnti aggiuntivi all’ottavo anno, che portano il totale di quelli che Bruno Vespa definirebbe “risparmi” (forzosi) a circa 100 miliardi di euro correnti ogni anno.

Non preoccupatevi: tra otto anni (tranquilli, sarà ancora in giro), Vespa scriverà uno dei suoi libropanettoni denunciando l’ottusità delle regole europee, seguito a ruota anche da chi oggi fa titoli di questo tipo.

Quindi sì, questa versione del Patto di stabilità implica minore aggiustamento rispetto alla precedente. Il problema vero è che quello della precedente era irrealizzabile mentre questo è più sinistramente realistico, per usare l’aggettivo a cui ha fatto ricorso anche il ministro Giancarlo Giorgetti.

Ma chi vuol esser lieto sia: andate in pace, il MES è finito. Per ora.

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