Poche cose in Italia tendono a ricorrere come l’idea di spostare in capo alla Cassa Depositi e Prestiti le quote residue di partecipazione del Tesoro nelle controllate pubbliche. Sono ormai anni che se ne parla, un po’ come si parla degli asili nido, puntualmente tornati all’onore delle cronache nel discorso programmatico del bis-premier Giuseppe Conte. Ma quest’anno l’urgenza è decisamente maggiore.

Era fatale: un minuto dopo il giuramento dell’esecutivo demostellato, e ben prima del voto di fiducia alle camere, è partita la girandola di dichiarazioni pre-programmatiche su cosa spendere, e come (non) finanziarlo. Per la maggior parte dei casi si tratta di velleità molto manieristiche, con ostensione della “costituzione più bella del mondo”, che da decenni viene letta da moltissimi come un’unica, ossessiva incitazione a fare spesa pubblica e deficit. Ma oggi pare emergere anche un’altra trovata, decisamente più metafisica, pur se non inedita: il tesoretto dello spread calante.

  • Proviamo ad ipotizzare che governo sarà l’esecutivo M5S-Pd, che appare dotato di forte impronta benecomunista, partendo dalla manovra fiscale;
  • Siamo italiani: estroversi, loquaci, un filo creduli e sempre alla disinteressata ricerca di amici;
  • Austerità, nel paese delle derivate seconde, è il mancato aumento del deficit di bilancio per prendere a calci la lattina del deficit fatto l’anno prima;
  • Un altro mondo era possibile, per Argentina e Fondo Monetario Internazionale? Piccolo ed inutile esercizio del giorno dopo;
  • Ragazzi, non studiate storia, economia, geografia né lingue straniere: con un po’ di necessaria fortuna, un giorno potrete diventare ministri degli Esteri;
  • Mai stati in guerra con l’Estasia a Bibbiano;
  • Appunti per il prossimo spoils system in Rai: verifica delle conoscenze computazionali dei giornalisti. Suona troppo impegnativo?

Visto che il mondo sovrabbonda di esperti del giorno dopo, quelli che spiegano cosa è andato storto e cosa si sarebbe dovuto fare per raggiungere il lieto fine, proviamo ad analizzare gli errori (di Mauricio Macri prima e del Fondo Monetario Internazionale poi) che hanno condotto al nuovo default sul debito dell’Argentina. Ma soprattutto proviamo a rispondere alla domanda ormai ricorrente: c’era un modo diverso di ballare il tango, per il governo di Buenos Aires ed il Fondo di Washington?

Ora che (grazie al militante ignoto della piattaforma Rousseau) pare avremo un governo, con spiccata predilezione per il sinistro tema del tassa & spendi, possiamo iniziare (chi ha tempo, non aspetti tempo) a delineare le modalità operative di alcuni punti programmatici. Prendetelo come il divertissement di un paese fallito, o come un esercizio speculativo nel senso di lettura del futuro ed evitate di menarmela con le solite domande “ma allora, lei che farebbe?”.

Comunque andranno le cose per il governo Conte 2 (Il ridorno), potremo contare su alcuni topoi. In primo luogo, continueremo a sentire politici ed editorialisti sostenere che “all’Italia serve una manovra espansiva”. In effetti, all’Italia da sempre serve una manovra espansiva. Serve quando già siamo in (solitamente assai moderata) espansione, perché “ehi, battiamo il ferro ora che è caldo, per riassorbire quanti più disoccupati è possibile!”. Ci serve anche quando siamo in recessione, e ci mancherebbe che così non fosse. Ci serve pure quando siamo in stagnazione, cioè la maggior parte del tempo. Insomma, ci serve una manovra espansiva. L’anno prossimo smetto, promesso.