Questa settimana il ministro delle Finanze e vice-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha pensato bene di rilanciare il tema dell’unione bancaria europea, impantanata da anni per i veti incrociati tra paesi. Scholz, che non è chiaro se abbia informato o consultato la cancelliera Angela Merkel, ha riproposto cose note quali precondizioni per smuovere il processo incagliato. Per quanto mi riguarda, si tratta di un non evento. Guardando in dettaglio, tuttavia, c’è una novità che riguarda la Penisola alla deriva nel Mediterraneo.

Vi garantisco che avrei serenamente evitato di trattare la dolorosa vicenda di Ilva, l’ennesimo grande malato, rigorosamente cronico, dell’economia italiana. Avrei fatto a meno perché, come sempre in questi casi, si giunge a rapide polarizzazioni e al solito “effetto Rashomon”, dove ci sono molteplici verità a spiegare la stessa situazione, e tutte in apparenza verosimili. Quello che posso fare è valutare, in modo del tutto superficiale, un quadro più generale, che ci porta fuori dalla Penisola.

Non sapete che pesci prendere? Siete paralizzati di fronte ad uno degli innumerevoli bivi che segnano lo spartiacque tra la dannazione e la rinascita, mentre sopra le vostre teste fischiano proiettili d’argento? Temete per il vostro particulare ma non volete inimicarvi nessun interlocutore domestico perché non si sa mai e comunque “qui non si parla di politica”? Decidete della vostra esistenza senza uno straccio di dati oppure sulla base di correlazioni spurie, non prima di aver toccato un corno rosso? Niente paura, abbiamo quello che fa per voi.

Dalle pesanti svalutazioni dell’ultima trimestrale all’annuncio del tentativo di aggregazione con i francesi di PSA, per FCA ed i suoi azionisti prosegue la lunga marcia verso la fuoriuscita dal paese che si sta inesorabilmente desertificando. Lunga marcia che, per lavoratori e contribuenti italiani, appare soprattutto come la strada dell’inferno lastricata di ottime intenzioni: quelle ambientaliste, rigorosamente all’italiana, supportate dalla potentissima molla dell’invidia sociale, persino verso quei poveri disgraziati che hanno un’auto aziendale a disposizione e vengono assimilati a plutocrati da bastonare ed elusori fiscali da neutralizzare.

Cosa avreste potuto serenamente perdervi, questa settimana: l’eterno ritorno del fallimento italo-argentino, il protezionismo imperial-moralista di Elizabeth Warren, il fiero impegno della maggioranza a smantellare una moribonda industria italiana dell’auto, il nuovo eppure antico scenario per lo zombie chiamato Alitalia.

Il mercato del lavoro italiano di settembre segnala una disoccupazione in risalita, da 9,6% a 9,9%. Eppure, così come non c’era da esaltarsi per la precedente discesa, non ci sono particolari elementi per deprimersi su questo dato. Che, anzi, pare suggerire la lungamente attesa “riattivazione” di molte persone. Anche se riuscire trovare lavoro è ovviamente altro discorso.

Tra i numerosi piani d’azione di Elizabeth Warren, concorrente Democratica alle presidenziali, spicca quello sul commercio internazionale. In esso, la senatrice del Massachusetts tenta, con grande equilibrismo, di conciliare due aspetti della politica americana: l’internazionalismo illuminato ed il protezionismo. Intrigante, no?