• Il governo Conte ed i suoi allegati ottengono la fiducia delle Camere e la crescente sfiducia di investitori e risparmiatori, con spread che decolla. Forse perché qualcuno sta lavorando con pensieri e parole, e presto con opere ed omissioni, per arrivare all’Incidente?
  • Se vi piacciono le sinestesie e le immagini termiche pare che, dai primi proclami, abbiamo in forno una gelata creditizia devastante ma molto pop;
  • Nel frattempo, si cerca di capire con quali soldini nasceranno la semplice flat tax multi-aliquota con airbag e la riforma della legge Fornero: quest’ultima potrebbe riservare brutte sorprese alle imprese;
  • I nostri gialloverdi hanno grande nostalgia degli anni Trenta del secolo scorso;
  • Uno difende i Btp in portafoglio alle banche italiane, l’altro lamenta che lo spread, dopato da quegli stessi Btp, nuoce ai bilanci delle medesime. Durissima polemica a distanza tra i gemelli Patuelli;
  • Perché ci sono pedanti tecnici che polemizzano con improvvisate watchdog dalla limpida carriera? Per molti ottimi motivi, diremmo;
  • Attendendo il reddito di cittadinanza, un’indicazione su quanto costerebbe rianimare i centri pubblici per l’impiego, nel confronto con altri paesi;
  • La Commissione Ue presenta i non-Eurobond che mai vedranno la luce, e che sono l’ossimorica aggregazione di rischi segregati;
  • Visto che siamo in pieno revival, il ministro Savona cerca il MEC, e presto potrebbe chiedere notizie della Società delle Nazioni;
  • Abbiamo la prova che la Bce ha complottato contro i pochi neuroni rimasti agli italiani;
  • Tria e dopo la cura;
  • Niente Brexit, siamo inglesi;
  • Vorrei tanto credere che ci sia in atto una rivolta contro il liquame televisivo, ma sono notoriamente ottimista, quando parlo di questo paese;
  • Ex mostri sacri per i quali è suonata l’ora di andare in pensione;

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

su Il Fatto Quotidiano del 6 giugno, Stefano Feltri nell’articolo “Il grande caos dei centri per l’impiego, primo ostacolo sulla via del reddito di cittadinanza” analizza i problemi di avvio del progetto caldeggiato da M5S, osserva che caricare del lavoro sottostante al reddito di cittadinanza strutture come i centri per l’impiego “la cui missione è oggi piuttosto confusa” rischia solo di creare danni. Conclusione condivisibile, ma rimane aperto un problema: cosa fare per evitare che l’attività dei centri per l’impiego risulti dannosa ed inefficiente, oltre a risultare confusa?

C’è un’interpretazione benigna, da parte di molti analisti ed osservatori, circa l’azione del governo gialloverde. E cioè che, per manifesta assenza di risorse ed altri vincoli di realtà, i nostri eroi si limiteranno a qualche mossa simbolica per contentare il popolino, tipo colpire i vitalizi o altre cose più spettacolari tipo contrasto all’immigrazione e nuovi e maggiori vincoli alle Ong che operano nel Mediterraneo. Al netto di ciò, argomentano gli ottimisti, non dovrebbero esserci grossi sommovimenti a livello di conti pubblici, in attesa di scavallare le elezioni europee del prossimo anno con nuove mirabolanti promesse. Io non sarei così ottimista.

di Massimo Famularo

Nella rubrica Data Room curata da Milena Gabanelli sull’edizione online del Corriere della sera, è comparso di recente un articolo, con tanto di video divulgativo, che promuoveva una “soluzione per uscire vivi dal problema del debito e tornare a crescere”. A parte numerosi passaggi fuorvianti o del tutto falsi di cui già si è detto su questi pixel, il pezzo ha destato numerose reazioni negative da parte di accademici e operatori specializzati, cui è seguita una replica da parte della giornalista, che tuttavia non è stata ritenuta particolarmente esaustiva da chi aveva mosso i principali rilievi.

Secondo l’Ue i titoli dovrebbero aiutare le banche a ridurre la concentrazione di titoli domestici in portafoglio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi, la Commissione europea ha presentato il progetto di creazione dei Sovereign Bond-backed Securities, o SBBS. Si tratta di titoli sintetici, assemblati dal settore privato secondo una “ricetta” stabilita dalle autorità europee, in cui titoli di debito sovrano dei singoli stati verrebbero impacchettati in proporzioni stabilite dalla partecipazione dei medesimi al capitale della Bce.