Il presidente Inps non ha gradito il parallelo, fatto da Luciano Capone, tra il morticino noto col nome di FondInps, in chiusura per inedia, e l’identikit del sarchiapone fondo integrativo a cui egli lavora alacremente da tempo, in “funzione anticiclica”. In una torrenziale lettera sono quindi contenute alcune interessanti precisazioni su questa creatura mitologica, e -soprattutto- sull’ideologia che sta dietro ad essa.

“Abbiamo salvato il paese dalla bancarotta, evitando gli aumenti Iva”, è lo stralunato mantra del segretario del Pd, peraltro in affollata compagnia. Ottimo, ora quindi possiamo aumentare l’Iva (nel paese primatista europeo di evasione Iva), ripetono altri esponenti del medesimo partito, alla ricerca di coperture per l’epocale riforma Irpef che hanno in mente, oltre che per affrontare l’immutato problema di aumenti Iva nel 2021. Se siete confusi, siamo con voi. Ma nei giorni scorsi sono stati resi noti i suggerimenti del Fondo Monetario internazionale al nostro paese, e di alcuni di essi non c’era traccia sulla nostra stampa.

  • Inizia ufficialmente il Grande Reset tra Regno Unito e Ue, e l’era del nuovo conservatorismo britannico. In un mondo che resta hobbesiano;
  • Dopo l’ennesimo day after elettorale, business as usual: il gatto della realtà continuerà a giocare con i topi italiani;
  • Alitalia, Ilva, Autostrade, banche. Si moltiplicano i casi di “fallimento di mercato” nel paese del socialismo surreale. La soluzione? Prendere tempo e soldi ai contribuenti;
  • Magari con una bella “rimodulazione” dell’Iva;

Per l’attualità della settimana, i negativi dati di occupazione italiana a dicembre, con debolezza evidente sull’intero quarto trimestre 2019, riflesso di una pesante decrescita nello stesso periodo, causata con alta probabilità dalla nuova frenata della produzione manifatturiera; la formale uscita del Regno Unito dalla Ue ed il difficile percorso verso un nuovo trattato commerciale.

E quindi, ci siamo. A mezzanotte, ora di Bruxelles, il Regno Unito lascerà l’Unione europea. Dopo di ciò, seguirà una corsa contro il tempo per arrivare, entro il 31 dicembre di quest’anno, ad un trattato di libero scambio con la Ue. Cosa ad oggi piuttosto improbabile, perché Boris Johnson vuole un trattato che consenta la divergenza regolatoria con l’Unione che a sua volta ribatte che, in tal caso, Londra dovrà starsene a proporzionata distanza di dazi e tariffe. A parte ciò, c’è molto altro.

Provate a scorrere i giornali delle ultime settimane, per non dire mesi. Quello che avrete di fronte saranno miriadi di non-notizie su una fantomatica azione dello Stato per ricondurre a equilibrio ed economicità altrettanti casi di presunti “fallimenti di mercato”, il nuovo mantra con cui si tenta di occultare “normali” fallimenti di aziende che sul mercato non riescono a stare.

  • Che fare quando hai un paese che sta morendo sul piano demografico e produttivo ed il tuo schema Ponzi pensionistico ti scoppia in faccia? “Fiscalità generale”, presto!
  • La rivalutazione delle rendite catastali, da tempo nel menù della politica, sarà il cavallo di Troia di una ulteriore patrimoniale di cui la politica ha sempre più fame?
  • Il governo britannico non vuole l’allineamento regolatorio alla Ue, ed è disposto a pagare dazio -letteralmente- per trasformarsi in un’agile nave corsara globalista? Lasciateli fare;
  • Un vibrante mercato del lavoro, dopato dalla cassa integrazione;