di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

pochi mesi fa avemmo modo di evidenziare l’incoerenza del pacchetto di riforme immaginato dal precedente Governo e dal ministro Giulia Bongiorno. Ricorda, Titolare? L’intenzione era di attivare concorsi unici superveloci, abolendo gli “idonei”, cioè chi supera le prove concorsuali non piazzandosi però nei posti della graduatoria utili per le assunzioni previste dai bandi. Quindi, con la legge di bilancio 2019 (legge 145/2018) si è abolita la possibilità di scorrere le graduatorie chiamando gli idonei.

  1. Irpef, il massacro dei ricchi kulaki dipendenti;
  2. Reddito di cittadinanza: il caso dei desaparecidos digitali;
  3. Il Ferragosto dei topi italiani;
  4. Tu sei Unicredit, e ti tirano le pietre;
  5. Una mattina mi sono svegliato, e ho trovato il colonizzator;
  6. Conti correnti a tassi negativi: oneri e rischi per i clienti;
  7. L’ultimo buco e poi smetto;
  8. Il mio raglio è differente;
  9. Ultime dal laboratorio italiano: ci provano i compagni roditori;
  10. Stupido come un italiano, edizione Btp;

Ricordate che ora ci sono anche i podcast.

Oggi sul Messaggero c’è una intervista “programmatica”, o da fine anno (che poi è lo stesso), al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. In essa torna, come prescrive il canovaccio, il pet project dell’economista di Roma Tre in quota M5S: un fondo pensione integrativo, gestito dall’Inps, che si aggiungerebbe all’offerta esistente ma differenziandosi da essa. Confesso che sinora avevo capito assai poco di questo progetto, forse per miei limiti o forse per penuria di dettagli. Che invece giungono, almeno in parte, in questa intervista.

Lo scorso 1 ottobre, il Giappone ha alzato l’aliquota Iva da 8 a 10%. L’occasione è stata propizia per cercare di spingere i giapponesi ad usare maggiormente le carte di pagamento, il cui tasso di utilizzo, nel paese del Sol Levante, è tra i più bassi del mondo sviluppato. Alla fine, esiste una sorta di marketing delle policy, in giro per il mondo. Cioè un catalogo di iniziative da cui trarre ispirazione. Ed il Giappone non fa eccezione, così come il nostro paese. Anche se successo o fallimento risiedono spesso nelle modalità di attuazione.

Per l’attualità della settimana, aggiornamenti sui dissesti infiniti di Alitalia ed Ilva: la prima perde due milioni al giorno e non al mese, come invece dichiarato dal ministro Patuanelli in audizione alla Camera; la seconda va verso la creazione di un centauro pubblico-privato che scaverà un cratere di miliardi nelle tasche dei contribuenti italiani. L’ultima sceneggiata italiana, il dissesto della Banca Popolare di Bari, che tra le altre cose mette sul banco degli imputati l’antica prassi di Bankitalia di aggregare banche deboli.

La settimana phastidiosa: vedi Bari e poi resti in mutande. Ma puoi sempre invocare di essere analfabeta finanziario e vedere se ti rifondono, anche se hai messo tutte le uova nello stesso paniere. Com’è che era, “lo sciocco ed i suoi soldi si separano presto”? O forse era il contribuente?

Dopo l’ultimo (in ordine cronologico) episodio di misselling, cioè di vendita di titoli non idonei al profilo di rischio ed alle conoscenze del risparmiatore (il caso della Popolare Bari), e dopo la comparsa della figura mediatica della risparmiatrice truffata a sua insaputa e che tuttavia ha scordato di applicare il buonsenso e di non mettere tutte o quasi le uova nello stesso paniere, si moltiplica l’invocazione alla taumaturgica “educazione finanziaria”. Siamo sicuri che la soluzione sia davvero questa? Non fraintendetemi: io sono del tutto favorevole alla promozione dell’educazione finanziaria.