Oggi l’Arabia Saudita ha confermato che dal prossimo mese rifornirà il mercato con 12,3 milioni di barili di greggio al giorno, ufficializzando la guerra dei prezzi in reazione alla decisione di Mosca di non accordarsi su un taglio della produzione per sostenere le quotazioni. Questa iniziativa, che fa collassare il supercartello OPEC-Russia noto come OPEC+ ma anche la stessa OPEC, di fatto mette nel mirino i produttori americani di shale oil, è derivato in larga misura il crollo dei mercati finanziari globali nella giornata di ieri.

Oggi (domenica) le borse del Golfo sono colpite da fortissimi ribassi. Non è il timore per la pandemia di coronavirus (almeno, non è la motivazione diretta ma certamente quella indotta), bensì la resa dei conti tra Arabia Saudita e Russia, che minaccia di far crollare il prezzo del greggio. E per il mondo non sarebbe una buona notizia: soprattutto ora, anche se in molti penserete il contrario.

Le istituzioni di un paese democratico non possono essere migliori del corpo elettorale che le esprime, al netto di eventuali eccezioni che tuttavia confermano la regola. Quando una “comunità nazionale” non è tale ma è solo la prevalente somma di individualità anarcoidi che ignorano (quando non disprezzano apertamente) il concetto che ogni azione dei singoli ha ricadute sulla società, e quando queste stesse monadi anarcoidi ritrovano il concetto di socialità solo per strappare risorse per sé, vivendo la vita di comunità come gioco a somma zero, tutto il resto consegue, fatalmente. Anche fughe di notizie su provvedimenti delicatissimi relativi alla salute pubblica. Anche insipienza legislativa e linguistica, che si autoalimentano. L’ambiguità semantica come via di legittimazione della patologica ricerca del “pasto gratis”. È tutto davvero desolante, al livello di far suonare stupidi anche i pensieri. E ora, qui sotto, riprende la normale programmazione.

Mentre il settore aereo globale viene letteralmente abbattuto dal Covid-19, con stime di minori ricavi quest’anno per 113 miliardi di dollari, in Italia va in scena l’ultima tragica farsa di un paese piagato da un letale mix di ignoranza, malafede e nazionalismo con le pezze al culo, già ampiamente rintracciabile nella storia post unitaria del paese: il bando di vendita di Alitalia.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

il capo di stato maggiore dell’esercito al tempo della prima guerra mondiale, Luigi Cadorna, viene dipinto, forse in maniera un po’ caricaturale, come alacre produttore di circolari, insieme con gli altri vertici militari. La guerra, si narra, si pensava si sarebbe vinta a forza di assalti sanguinosi e, soprattutto, ampie, forbite e dettagliate “circolari”.

Ieri pomeriggio, a mercati aperti, la Federal Reserve ha tagliato i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale, in reazione alla diffusione dell’epidemia di coronavirus, con una decisione di quelle che classicamente vengono invocate a gran voce dal mercato e che quando si materializzano cedono il passo ad angoscia e preoccupazione “perché allora la situazione è davvero grave”. Psicopatologie a parte, resta il quesito esistenziale: che fare, ora, in termini di stimolo all’economia?