Ieri il Tesoro italiano ha emesso un nuovo Btp trentennale, con grande successo. La syndication, cioè il collocamento senza asta, ha attratto richieste per 41 miliardi di euro, e ne sono stati collocati otto. Ovviamente, la circostanza ha già suscitato commenti entusiastici dei soliti analfabeti e demagoghi, che vedono in questo collocamento una prova della forza del debito italiano.

Con la kermesse de noantri di ieri (animata solo da 5S, con leghisti latitanti), all’auditorium dell’Enel, entra nel vivo il processo che condurrà all’erogazione del cosiddetto reddito di cittadinanza. Cioè alla più importante operazione di voto di scambio mai creata nella storia della Repubblica. Abbiamo scritto più e più volte, di tutte le incoerenze e disincentivi che questa misura produrrà sull’economia italiana; soprattutto ne ha scritto, da esperto, Luigi Oliveri. Qui facciamo sintesi con le ultime evidenze.

E recessione fu. Pochi decimali ma intanto, e a differenza del rallentamento dell’economia europea, che vuol dire pur sempre crescita, l’Italia arretra. Il governo reagisce in ordine sparso: Salvini invita a fare le grandi opere, Conte prevede un 2019 “bellissimo”, anche grazie ad una manovra “incredibile” (appunto), mentre Di Maio se la prende con i dati falsi dell’Istat diffusi nel passato. 
Di come affrontare le crisi parliamo con Carlo Favero, ordinario di Economics presso l’Università Bocconi ed autore con Alberto Alesina e Francesco Giavazzi del libro “Austerità. Quando funziona e quando no“.

Nel quarto trimestre 2018, la stima preliminare del Pil italiano indica una contrazione dello 0,2%, peggiore delle attese, poste a -0,1%. A livello annuale, corretto per i giorni lavorati, la crescita italiana segna un imbarazzante +0,1%. In attesa della disaggregazione puntuale, a inizio marzo, sappiamo che la domanda interna ha fornito nel trimestre un contributo negativo, mentre quella estera netta ha aggiunto crescita. Ma quello che davvero sappiamo è che l’Italia sta dirigendosi verso gli scogli, in splendida solitudine.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

analizzando il dettaglio del decreto sul reddito di cittadinanza, emergono inevitabili problemi di comprensione, che si è certi verranno dissipati in futuro. Delle molte questioni aperte, una appare particolarmente complessa: il rapporto, cioè, tra il Patto per il lavoro che i beneficiari del reddito di cittadinanza (non esentati o non soggetti al Patto di inclusione sociale in quanto la mancanza del lavoro non è causa unica dello status di povertà) debbono stipulare e il redivivo Assegno di ricollocazione.

di Vitalba Azzollini

Dopo il disastro di Genova e le dichiarazioni conseguenti di esponenti del governo, sembrò imminente un intervento normativo volto a mettere ordine in un settore – quello delle concessioni autostradali – ove le incongruenze sono molte e rilevanti. Ben prima del crollo del ponte, infatti, su questo spazio web era stata evidenziata, da un lato, l’opacità di alcuni aspetti delle convenzioni; dall’altro, il regalo che si stava facendo ai concessionari autostradali, consentendo loro di mettere a gara solo il 60% dei contratti di lavori relativi alle concessioni stesse, anziché l’80% come per tutti gli altri.

Proprio l’altro giorno, con Michele Boldrin, ci chiedevamo quali fossero le fonti di ispirazione dello stralunato discorso del premier Giuseppe Conte a Davos, in particolare del passaggio dove lamentava la pazienza degli italiani verso l’ordine liberal-democratico (bontà sua e nostra). Ora, grazie alla segnalazione di un fedele lettore, abbiamo un’ipotesi di chiave di lettura.

Il rallentamento dell’economia non dipende solo dai dazi Usa: le banche danno più prestiti alle aziende pubbliche

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Mentre il mondo si interroga ansiosamente sull’esito del braccio di ferro tra Donald Trump e la Cina, con la scadenza di marzo che potrebbe scatenare una nuova ondata di misure protezionistiche statunitensi, cresce il numero di osservatori che ritengono che il contrasto con Washington non sia la causa unica né determinante del rallentamento cinese.