Oggi inauguriamo una serie di post che dovranno accompagnarci sino alle elezioni del 4 marzo. In pratica, l’intenzione (o aberrazione, fate voi) sarebbe quella di segnalare le promesse elettorali dei nostri rappresentanti, attuali o futuri. Una piccola raccolta, senza pretesa di esaustività, per valutare incoerenze, piccole e grandi demagogie e, ove mai vi fossero, anche proposte vagamente ragionevoli, o comunque da stato di coscienza non alterato.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

poco tempo addietro avevamo appreso che la produttività fosse qualcosa di trascurabile. Se, tuttavia, poteva aleggiare il sospetto che oltre ad apparire un dettaglio poco importante, il concetto stesso di produttività non fosse del tutto chiaro, ora ne abbiamo la conferma grazie all’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore il 2 gennaio 2018 dal sottosegretario alla Funzione Pubblica, Angelo Rughetti.

Giorni addietro, nella tradizionale retrospettiva di fine anno, il Financial Times ha ricordato la triste storia di Marine Le Pen, che solo un anno fa di questi tempi pareva percorrere un tappeto di rose che l’avrebbe portata trionfalmente all’Eliseo. Pur riuscendo ad arrivare al ballottaggio contro Emmanuel Macron, la leader del Front National si è schiantata contro la realtà, fatta di un confronto finale disastroso e della opportuna resipiscenza dei francesi, che hanno detto molto chiaramente che loro, ad ampia maggioranza, di privarsi dell’euro non avevano intenzione alcuna e che non si sarebbero bevuti (a differenza degli italiani, pare) purissime stronzate come quella sulla doppia moneta.

  1. Il mistero del Pil gonfiato dal deflatore;
  2. Reddito di cittadinanza, una demagogica stangata epocale;
  3. Lavorare gratis, lavorare tutti. E smettere di sniffare trielina;
  4. Il ritorno del bailout nel paese che non si salverà;
  5. Buone notizie all’italiana: l’Iva diminuisce. Aumentando meno del previsto;
  6. Spagna e Italia, modi alternativi di fare deficit;
  7. La triste storia di Matteo, che ignorava l’esistenza del ciclo economico;
  8. Dosi di assurdo;
  9. Lira funesta;
  10. Il non-necrologio del M5S;

Ed una segnalazione-reminder agli articoli realizzati finora per testate giornalistiche.

  • Nella legge di Bilancio 2018 c’è un sussidio a favore delle piccole librerie. Di certo, non farà leggere più libri;
  • Nella stessa legge, ci sono anche le nuove norme per disciplinare il prestito sociale delle coop. Più tutela per il risparmio, almeno sembra;
  • Altra storia di risparmio tradito, i fondi immobiliari. Ora, per attrazione fatale, il mattone entra nei piani individuali di risparmio. La storia si ripeterà?
  • Israele medita la creazione di una valuta digitale. Il pubblico cattura l’innovazione per disinnescarne il potenziale destabilizzante?
  • Quanto costerebbe il “reddito di dignità”, ultima trovata di Silvio, l’uomo che volle mitridatizzare il populismo sparandole ancor più grosse;
  • Buone notizie per i nostalgici dei monopoli pubblici;
  • Eventi che sarebbero comunque avvenuti, almeno all’80%;
  • Le ultime da Tafazziland, il paese dei piccoli antitrust e dei piccoli stalinisti che ti danno di venduto alle multinazzzzzionali, se solo osi dubitare delle loro formule magiche;

di Vitalba Azzollini

“Uno dei maggiori guai dell’umanità non consiste nell’imperfezione dei mezzi, ma nella confusione dei fini”. Einstein non poteva immaginare che la sua frase si sarebbe attagliata perfettamente a uno dei “guai” della legislazione italiana. Il tax credit alle piccole librerie (20.000 euro, limitato a 10.000 euro per le librerie così dette “non indipendenti”), inserito nell’usuale caravanserraglio della legge di bilancio, ne rappresenta un tipico esempio.