Nei giorni scorsi, Donald Trump ha scagliato una serie dei suoi celebri tweet contro Amazon, rea di causare perdite stratosferiche al servizio postale pubblico statunitense ma soprattutto di essere alla base di una gigantesca perdita di gettito fiscale per stati e contee. Scavando la notizia, si scopre che l’e-commerce a stelle e strisce ha criticità molto simili a quelle che si riscontrano nell’Unione europea, ma che Amazon con esse c’entra ormai assai poco.

Giorni addietro, Inps ha pubblicato i dati 2017 del suo Osservatorio sulle pensioni. Da cui pare di potersi evincere che la mitologica separazione tra spesa previdenziale ed assistenziale, brandita da molti come ennesimo proiettile d’argento per non toccare o addirittura per allentare le maglie dei requisiti di pensionamento da lavoro, è in realtà l’ultimo autoinganno Made in Italy, mentre uno sguardo alle proposte di Lega e M5S sulla materia ci garantisce un futuro assai gramo, come da attese.

Accadono cose sempre più strane, in questo paese ormai instupidito dalla propria credula ignoranza. Accade, ad esempio, che dalla sera del 4 marzo, un giovane poco più che trentenne ed il suo movimento stiano strepitando in ogni circostanza che l’incarico di formare il governo deve essere dato alla sua parte, perché la sua parte ha vinto il 32% dei voti, su circa il 70% degli aventi diritto che si sono espressi alle urne, e che ogni esito differente sarebbe un grave vulnus alla volontà  popolare. D’acchito, mi verrebbe da commentare sticazzi, ma poiché cerco di mantenere standard qualitativi minimi di comunicazione, cercherò di analizzare questa singolare vicenda.

Oggi Eurostat ci informa che i giovani italiani di età compresa tra 20 e 34 anni che risultano occupati non hanno dovuto spostarsi per trovare occupazione nel 98% dei casi, mentre solo l’1% ha dovuto incomodarsi. Per contro, dei disoccupati della stessa coorte anagrafica, il 60% degli italiani non ha intenzione di spostarsi, né all’interno del Paese né in Ue o EFTA.

La misura è appena partita. Ma secondo l’Ocse è destinata a fallire nel suo obiettivo principale: aumentare l’occupazione

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il primo gennaio dello scorso anno partiva in Finlandia la sperimentazione di un reddito universale di base (UBI, Universal Basic Income), destinato ad un campione duemila disoccupati estratti a sorte, di età compresa tra 25 e 58 anni, a cui viene erogata una somma mensile di 560 euro prima delle imposte, senza obbligo di cercare o accettare un impiego durante i due anni della sperimentazione, e continuando a ricevere lo stesso importo anche in caso di occupazione.