Dopo l’intervento in diretta Facebook del premier Giuseppe Conte, pare che la Tav si farà. Perché “sono intervenuti fatti nuovi”. Non si direbbe, se non per la lieve riduzione del costo per l’Italia, peraltro non ancora certificata dalla Ue. Però abbiamo buttato felicemente un anno, come con molte altre opere infrastrutturali. E soprattutto con il bilancio pubblico.

Ieri, secondo indiscrezioni giornalistiche provenienti da Bloomberg, si è appreso che Unicredit inserirà nel nuovo piano quadriennale 2020-23, che sarà presentato a fine anno, un taglio fino a 10 mila posti di lavoro, oltre ad una riduzione del 10% dei costi operativi. Forse complice il gran caldo, la reazione dei sindacati è stata piuttosto sopra le righe. Molto rumore per nulla o segno dei tempi per un settore in ristrutturazione permanente?

Su Francesco Saverio Borrelli, morto ieri, e sulla stagione di Mani Pulite molto si è scritto ed altrettanto si scriverà. Quello che abbiamo sotto gli occhi è una sostanziale resistenza di pratiche corruttive rispetto ad un’azione della magistratura che a volte (non sempre) è stata meritoria ma altrettanto inane. Perché c’è altro, in questa maledizione italiana.

Partiamo con l’attualità politica ed economica della settimana, in particolare con la formazione dell’azionariato Alitalia: a settembre, su questi schermi, il piano industriale ma da subito la politica frigna sulle rotte interne minacciate di soppressione. Aspettiamo che i viaggiatori ferroviari, dopo il balzello dei 2 euro per scegliere il posto sulle Frecce, contribuiscano.

Ricordate l’imbarazzante scena del balcone di Chigi, quando i nostri eroi riuscirono a piegare il braccio dietro la schiena al povero Giovanni Tria, e portare il deficit-Pil al 2,4%? Quella, sì. Quel 2,4% doveva servire a mettere in moto i moltiplicatori keynesiani che, attraverso reddito di cittadinanza e Quota 100, con annesse assunzioni anch’esse moltiplicate (“tre nuovi assunti per ogni pensionato ed in omaggio un set di pentole, venghino!”) avrebbero permesso all’Italia di sollevarsi dalle sabbie mobili in cui si trova. Come è finita, lo sappiamo. Ma non è finita, in realtà.

Sono i mercati che bullizzano la Fed, non Trump

Da qualche tempo, i mercati stanno invocando massicci tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. In questo, si sono affiancati ai tweet da bullo di Donald Trump, che non perde occasione per ribadire tutta la rozzezza del suo armamentario ideologico, sostenendo che la Fed starebbe legando mani e braccia all’economia statunitense, ponendola a svantaggio competitivo rispetto a Cina ed Eurozona.

di Tortuga

I dati sull’occupazione nel primo trimestre del 2019 sono stati salutati con grande ottimismo dal governo e da molti media. Accanto ai risultati leggermente positivi sul piano dell’occupazione, permane tuttavia una crescita del Pil ancora vicinissima allo zero. Cosa significa? Proviamo a considerare i dati da una prospettiva più ampia.