Una caratteristica della nostra classe politica è quella di azzuffarsi come i capponi di Renzo su questioni ideologicamente cariche e spesso altrettanto dannose per l’economia, mentre viene ignorata l’essenza del problema, che tende quindi a persistere ed aggravarsi. Nel solco di questa fulgida tradizione appare anche l’iter parlamentare del cosiddetto decreto dignità.

Ancora sulla vicenda della relazione tecnica al decreto dignità ma andando ben oltre, oggi su Repubblica c’è un gustoso editoriale del professor Roberto Perotti, che per molti aspetti riprende le obiezioni sulla strumentale critica del “metodo scientifico” applicato alla teoria economica e si spinge al tormentato rapporto tra quest’ultima e la politica. Su questo decreto dignità si sono fronteggiate -in apparenza- due visioni del mondo radicalmente differenti (alcuni intellettuali le chiamano “paradigmi”, altri “impianti”, e via elucubrando).

Mentre attendiamo di capire se ed in che direzione il parlamento modificherà il cosiddetto decreto dignità, iniziano a filtrare gli orientamenti dell’esecutivo in materia di incentivi al tempo indeterminato, che sarebbe dovuta essere la via maestra ma che è stata sinora ignorata. Anzi, al tempo indeterminato è stata pure affibbiata una penalizzazione aggiuntiva con l’aumento del 50% dell’indennizzo per licenziamenti illegittimi. Ma andiamo con ordine.