Come valorizzare al meglio i beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata? Attualmente è previsto che all’Agenzia nazionale beni sequestrati alla criminalità (Anbsc) vadano immobili e terreni, mentre al Fondo unico per la giustizia (Fug) vanno attività finanziarie e liquidità. L’attuale assetto non è privo di criticità varie (immaginiamo pure quali), come segnalato dalla Corte dei conti. Ed ecco uscire dal cilindro la proposta di completa ristrutturazione nella gestione dell’intervento, a mezzo di un ente pubblico posto sotto l’egida di Palazzo Chigi. Da chi proviene la proposta?
In caso di bail-in
Sappiamo che non ce ne sarà bisogno alcuno, visto che le nostre banche sono solide e così spero di voi, ma riteniamo utile segnalare uno schema di esecuzione di un eventuale bail-in che avrebbe il pregio di conseguire la sostanziale parità di trattamento tra investitori nella stessa tipologia di obbligazioni, la protezione dei piccoli risparmiatori ed il rispetto delle norme vigenti. Uno schema talmente lineare e di semplice esecuzione che in nessun caso verrà anche solo preso in considerazione dai policymaker, non solo italiani.
Un paese in sofferenza. Psichica
Dunque: le nostre banche sono solide. Non hanno rilevanti problemi. È il mercato che tutto ingigantisce, e sbaglia candeggio. “E loro, allora?“. Mi ha detto mio cuggino che siamo una squadra fortissimi. Le garanzie eccedono grandemente l’entità degli affidamenti. Atlante è un affare, Atlante 2 lo sarà ancor di più. Non esiste un caso MPS. E via cantando. Mentre attendiamo che nuovi patrioti mettano soldi in Atlante 2, e tutti si stanno sfilando canticchiando, urge aguzzare l’ingegno.
Siam pronti alla morte, il debito chiamò
Intervistato da Libero, che ci fa sopra una vibrante collezione di titoli e sottotitoli patriottici (“La Merkel ci ruba le banche” è über alles), il vulcanico professor Giulio Sapelli si esibisce nel suo non originalissimo ma sempre godibile repertorio di stralunate citazioni storiche a sostegno della sua ossessiva visione neo-risorgimentale, al centro della quale ci sono la Prussia che tutto soggioga e l’Italia che deve resistere al tentativo di affamarla. Non fermatevi ai tradizionali flussi causali: la Storia con la maiuscola è un libro esoterico, e solo a pochi eletti è data la capacità di leggerne i capitoli ed intuire il loro disvelarsi. Sapelli è tra quelli.
Il settimanale – 9/7/2016
È arrivata (forse) la Brexit: soprattutto in faccia all’Italia; Il punto del contendere: in caso di condivisione dell’onere di risanamento delle banche, la direttiva BRRD suggerisce anche la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni, come precondizione per l’intervento pubblico; Noi italiani diamo il meglio della nostra creatività quando siamo in guai seri. A volte anche i nostri migliori expat accorrono per aiutare ma … Leggi
Articolo 47, l’ultimo alibi
Oggi, nel corso dell’assemblea annuale Abi, il presidente Antonio Patuelli ha ribadito quello che è diventato un cavallo di battaglia del nostro establishment in pre-bancarotta intellettuale (e non solo): no al bail-in, bisogna tutelare l’articolo 47 della Costituzione più bella del mondo, quello che recita che “la Repubblica incoraggia il risparmio in tutte le sue forme”. La tesi di Patuelli & C. è tuttavia un classico non sequitur, o meglio è l’alibi perfetto per una classe dirigente che perpetua il proprio fallimento.
Lo sventurato popolo rispose: “E loro, allora?”
Attendendo di conoscere il destino delle sofferenze delle nostre banche, al termine della “trattativa” con la Commissione europea, segnaliamo che il nostro premier sta giocandosi l’ennesima mano forte di carte, sorretto dalla sua nota oratoria e dalla forza di argomentazioni di cemento armato: la celeberrima domanda “e loro, allora?”, con cui generazioni di nostri politici portano avanti le loro rivendicazioni contro il mondo, in attesa di rompersi i denti contro il muro della realtà. Poiché in questo paese la funzione della stampa pare essere quella della lente deformante, sia per adulazione che per critica, spesso il risultato finale sono titoli da puro rave party.
Consumato ottimismo
Come sapete se seguite con una qualche regolarità questo umile sito, da tempo segnaliamo la rilevante debolezza del comparto del commercio al dettaglio in Italia. È vero che nell’ultimo anno il nostro Pil è cresciuto (tutto è relativo) grazie al contributo dei consumi delle famiglie, ma ciò è avvenuto per effetto delle pressioni deflazionistiche, oltre che per la stabilizzazione del mercato del lavoro. E poiché nel Pil reale vanno i volumi e non i valori, l’apparente contraddizione di consumi che spingono la crescita e commercio al dettaglio in condizioni non propriamente floride è spiegata. Detto in altri termini, a livello macro sembra che ci sia crescita ma a livello micro le aziende della distribuzione soffrono forte pressione sui margini, perché costrette a spingere sulla leva degli sconti per stimolare la domanda, e ciò alimenta ulteriori pressioni ribassiste sui prezzi. Ma il dato uscito oggi è davvero pessimo, e lascia perplessi.