Senza coperture si vedono le (cinque) stelle

Alla Camera è giunto in discussione uno stagionato ddl di iniziativa popolare presentato dai movimenti per l’acqua pubblica nel lontano 2007, e “rivitalizzato” in questa legislatura da un intergruppo parlamentare in cui figurano deputati di Pd, Sel e M5S, che ha prodotto una proposta di legge, a prima firmataria la deputata del M5S Federica Daga, che qualifica l’acqua come “diritto umano”, centrata sulla erogazione giornaliera di 50 litri pro capite finanziata a mezzo di fiscalità generale e prevede che proprietà e gestione delle risorse idriche siano pubbliche. E sin qui, tutto bene, all’incirca. I problemi sorgono quando si arriva alle coperture finanziarie del grande progetto. Avevate dubbi che la criticità sarebbe stata questa? Noi no, per nulla.

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La realtà smentirà l’arroganza della propaganda a colpi di statistiche

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Nei giorni scorsi l’Istat è stato al centro di una polemica sgradevole e pericolosa, per quanti hanno a cuore il rigore metodologico delle rilevazioni che aiutano a tenere il polso dell’economia del paese. L’istituto di statistica è stato vittima di quello che potremmo definire “fraintendimento” tra dati di variazione annua del Pil non corretti per i giorni lavorati e quelli rettificati per i medesimi. Per gioco di arrotondamenti, la discrepanza tra le due grandezze è risultata dello 0,2% (0,8% e 0,6%).

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L’Eterno Ritorno del Fallimento

Si, lo sappiamo: siete già belli e polarizzati, tra D’Alema versus Renzi: voi avete distrutto l’Ulivo; no, noi lo abbiamo creato; “e loro allora?”, e quant’altro. Sappiamo anche che alcuni di voi sono impegnati allo spasimo a denunciare brunettianamente le malefatte di questo governo violatore seriale delle Euroregole, mentre ai vostri tempi urlavate al golpe della Deutsche Bank contro i Btp ed alla eroica resistenza contro lo Straniero.

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Il settimanale – 12/3/2016

Il debito pubblico italiano già nato è enorme ma quello che nascerà è (forse) piccolissimo. La stessa differenza che c’è tra realtà e ipotesi. Eppure qualcuno vorrebbe mettere tutto sullo stesso piano; “Un anno di Jobs Act e calano i licenziamenti” è l’ultimo grido della prestigiosa collezione italiana di correlazioni spurie; Ossimori d’Italia: il dato tendenziale di credito alle imprese aumenta … Leggi

Liscio, gassato o corretto per i giorni lavorati?

Avviso ai lettori: quello che segue non è un post contro Istat, anzi. Quello che segue è solo un piccolo divertissement fatto per indurre a riflettere su quello che si può fare con i dati statistici, ora che abbiamo scoperto che esistono dati destagionalizzati, corretti per i giorni lavorati e grezzi. Forse potrà essere d’aiuto a leggere i dati in controluce anche senza essere esperti, chissà. La speranza è l’ultima a morire, dopo tutto.

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Sic transit bazooka mundi

Ogni cosa bella o presunta tale ha un termine, cioè arriva a scadenza. Per i più tecnici, il gioco è bello quando dura poco e comunque sin quando non arrivano i rendimenti decrescenti. Che poi è quello che plasticamente è accaduto oggi a Mario Draghi ed al suo annuncio di ulteriore allentamento non convenzionale della politica monetaria della Bce. Ancora una volta, come sempre più spesso accade nel loro attuale mood, i mercati hanno festeggiato salvo poi impiantarsi ed invertire brutalmente la marcia di fronte ad una frase di puro commonsense di Draghi.

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Primati italiani: la stagnazione dopata

Oggi la Banca d’Italia ha comunicato il dato di gennaio delle “principali voci dei bilanci bancari”. Si tratta di grandi aggregazioni su base tendenziale, cioè annuale, di prestiti e raccolta (depositi e obbligazioni) in contropartita del settore privato, cioè famiglie e società non finanziarie, ovvero imprese. Da esso si ricavano alcune certezze, sul presunto vigore della nostra presunta ripresa.

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Il Jobs Act e la torta di compleanno di pere e mele

Sappiamo che siete piuttosto stanchi e stufi di leggere quotidiane confutazioni ad altrettanto quotidiane panzane di fonte governativa: non possiamo biasimarvi per questo. Ma riteniamo comunque utile segnalarvi una piccola grande aberrazione, di quelle che ad alta frequenza ricorrono sulla nostra stampa (con l’iniziale minuscola ed a volte maiuscola), e che ogni volta ci spingono alla fatal domanda: sarà ignoranza, malafede o, più verosimilmente, un mix delle due, in una potente sinergia, nel paese che è così antropologicamente avverso al fact checking ma anche alla logica, alla cultura dei numeri e più in generale a quella scientifica? Non allarghiamoci troppo con simili elucubrazioni, però.

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