Dal variegato mondo del giornalismo vi segnaliamo un cantore delle gesta del nuovo azionista di controllo di una banca italiana che esce (?) da un periodo di sostanziale affanno e che ora tenta un faticoso turnaround, come direbbero quelli che sanno le lingue. Non sappiamo come finirà, ovviamente, ma almeno ci saremo divertiti con gli editoriali di questo signore.
Soluzioni a cinque stelle in cerca di guai stellari
Il M5S ha prodotto una sorta di resumé dei problemi e delle criticità del sistema bancario italiano, oltre alle immancabili “soluzioni”. Che tuttavia nulla risolvono, se non l’abituale sete di demagogia e populismo da cui gli italiani sono vieppiù arsi, nella loro traversata nel deserto della Realtà. Proviamo con una piccola analisi solo un filo più ragionata di quella grillina, per puro divertissement. Dopo di che, attendiamo fiduciosi di vedere questi personaggi nella stanza dei bottoni, non prima di aver fatto scorta di popcorn.
Orgoglio e dipendenza
Puntata di Omnibus La7 di venerdì 6 maggio, condotta da Alessandra Sardoni con Vincenzo Amendola (sottosegretario Esteri), Federico Rampini (la Repubblica), Massimiliano Fedriga (Lega Nord), Angela Mauro (l’Huffington Post), Lorenzo Pregliasco (YouTrend.it) ed il vostro titolare. Qui sotto una pillola: la leggenda dell'”austerità” che non c’è più da un paio d’anni, uno sguardo al parametro fondamentale della nostra economia, il rapporto debito-Pil, che è cartina di tornasole della forza della nostra crescita, o della mancanza di essa; il significato ultimo del termine “flessibilità” di bilancio (spoiler: più deficit e debito) e l’inopinata tendenza degli italiani a mescolare patrio orgoglio e reiterata domanda di “solidarietà”, che significa che “altri” devono partecipare al finanziamento delle nostre decisioni di spesa. Che tuttavia sono solo nostre, sia chiaro.
La stagnazione secolare minaccia soprattutto la vostra previdenza
di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano
Dopo un inizio anno molto negativo ed il recente recupero, volatilità ed incertezza sono tornate a dominare i mercati finanziari. Una congiuntura globale incerta e frequenti revisioni al ribasso delle stime di crescita globale riducono la visibilità dei gestori di portafoglio e spingono a chiedersi se i motori che hanno spinto le quotazioni negli ultimi anni non siano ormai spenti. In altri termini, se l’ipotesi di grande stagnazione rilanciata tra gli altri dall’ex ministro del Tesoro di Bill Clinton ed ex rettore di Harvard, Larry Summers, sia all’opera e che impatto possa avere sugli investimenti.
Nel frattempo, in un universo proporzionalmente parallelo
«L’economia italiana cresce proporzionalmente più di altre, sostenuta dalla domanda interna proprio perché i consumi hanno ricevuto una spinta dagli 80 euro» (Pier Carlo Padoan, intervista al Corriere, 8 maggio 2016) Siamo proporzionalmente in disaccordo: La chiamavano ripresa – 1 pic.twitter.com/CrSUIF2ygM — Mario Seminerio (@Phastidio) 28 aprile 2016 //platform.twitter.com/widgets.js
Il settimanale – 7/5/2016
- Per la Settimana del Patriota, in rapida sequenza: singolari veti italiani a Weidmann successore di Draghi;
- L’entusiasmante finale alternativo del serial sulla banca pubblica tedesca che sanguinava soldi pubblici tedeschi ma suscitava smodate invidie in alcuni investigatori italiani esperti di strategia bancaria;
- Il cold case più bollente dell’imminente estate italiana;
- La frase saggia della Settimana del Patriota;
- Uno dei più celebri prodotti tipici italiani: l’autolesionismo fiscale, reiterato;
- Il fastidioso dettaglio di dover valutare almeno una volta l’anno il patrimonio di una banca non quotata, e dover pure informare gli azionisti;
- La nuova legge dei trionfi decrescenti;
Delitto di lesa sovranità
Che accade, quando torme di politici ed editorialisti italiani sventolano per anni il drappo rosso del komplotto straniero contro la Patria? Che alla fine qualcuno, sia pure a distanza di sei anni, sente il brusio di sottofondo e decide di indagare. Con esiti problematici, non tanto per la nostra credibilità internazionale, che già di suo non se la passa troppo bene, quanto per il nostro già compromesso rapporto con la realtà.
Tafazzi Tax, Made in Italy
Ricordate la Tobin Tax? Ma si, quella che doveva punire la finanza kattiva e spekulativa, portare la pace nel mondo ed un robusto gettito alle casse pubbliche? Quella che crassamente ignorava chi venisse realmente inciso dall’imposta, cioè il contribuente de facto, focalizzandosi invece su quello de jure? Quella che doveva e poteva essere applicata solo “da chi ci stava”, col meccanismo comunitario Ue della “cooperazione rafforzata”, anche se questo avrebbe fatalmente creato maglie larghe di elusione verso altri mercati finanziari? Ecco, quella. Pare che, come nella migliore tradizione nazionale, sia servita all’Italia per spararsi nei piedi. O forse in altre parti anatomiche. Non che ne avessimo dubbi.