Sale la tensione, tra gli azionisti delle banche popolari non quotate, che stanno scoprendo solo ora che il loro capitale è, appunto, capitale di rischio. Il rischio di perderlo ed anche quello di non riuscire a monetizzarlo, in assenza di un mercato. Al confine tra analfabetismo finanziario, tradizione ed equivoci. E con qualche “giustificazione” decisamente stralunata.
Diventa anche tu un piccolo McKinsey, con i nostri editoriali
Oggi sul Corriere un commento del vicedirettore Federico Fubini sui destini incrociati dei sistemi bancari italiano e tedesco, davanti alla Commissione Ue. È ormai divenuta un’ossessione, quella degli editorialisti italiani, per questa HSH Nordbank vista come prova provata dei “favoritismi” di cui godrebbe la Germania. Se poi si scava nemmeno troppo in profondità, si scopre che le cose non stanno in questi termini, che il contesto è radicalmente differente, e che alla fine gli editoriali finiscono spiaggiati a constatare amaramente le debolezze e vulnerabilità italiane, dopo essersi abbeverati alla fonte dell’invidia per i guai altrui, la celeberrima Schadenfreude. Ma, ehi!, restano sempre imprescindibili fonti di precetti e ricette.
Opposte miopie
Ieri, in un editoriale, il direttore del Sole, Roberto Napoletano, ha posto un singolare veto sulla “candidatura” di Jens Weidmann a successore di Mario Draghi. E sin qui, nulla quaestio (battutona bancaria). Napoletano dipinge Weidmann come una sorta di automa insensibile alla realtà, un vulcaniano degenerato ed anaffettivo, l’erede immeritevole di Hans Tietmeyer, che quando lasciò la guida della Buba si prese un bel rimbrotto di commiato dall’ex cancelliere Helmut Schmidt causa sua rigidità nel sostenere i parametri di Maastricht senza spiegare da dove originassero quei numeri. Ognuno è libero di criticare i tedeschi come meglio crede, ci mancherebbe. Solo servirebbe farlo con motivazioni non eccessivamente stranianti.
Il settimanale – 30/4/2016
Stati di allucinazione progressiva: se Atlante non dovesse bastare, ecco pronta la versione agli steroidi; Cosa c’è dietro il boom dei buoni lavoro in Italia? Forse l’ennesima reazione ai pesanti oneri del sistema; Perché il falco Weidmann non ha tutti i torti; Si apre un mondo, appena si smette di trascorrere il tempo in adorazione del proprio ombelico; Una maschera del … Leggi
Nel frattempo, nel mondo reale
Da un’eccellente infografica del Financial Times, peraltro dedicata alla Francia, scopriamo che viviamo in un paese che ha in corso una ripresa letteralmente rabbiosa. Quasi da burnout. Inteso però non nel senso motoristico del termine quanto in quello psichiatrico. A volte basta solo mettere la testolina fuori dal cortile, non è difficile.
Perinde ac Brunetta
Tutto in una giornata. Perché solo i cretini non cambiano mai idea, ricordate, e qui siamo in area Nobel.
Ma lo “scandaloso” Weidmann non ha tutti i torti
Un nuovo ed antico tormentone di questa Eurozona lacerata e nevrotica ha ripreso corpo in queste settimane: i tedeschi che puntano il dito contro l’Italia, l’Italia che punta il dito contro la Germania. Dinamica frusta e stucchevole, inasprita dai tassi negativi di Mario Draghi, che stanno rendendo nervosi risparmiatori e governanti tedeschi, dimentichi che esistono risparmiatori anche in Italia e nel resto d’Europa, che affrontano le stesse problematiche. Nel mezzo, dispettucci assortiti, con i giornali popolari tedeschi che tentano di fare lo sgambetto al turismo italiano, provocando le solite reazioni pittoresche a casa nostra, anche se di fatto questa è la ritorsione verso un premier italiano che si è detto pubblicamente “preoccupato” per la salute della prima e della seconda banca tedesche, oltre che per tutto il sistema creditizio teutonico. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, all’Asilo Mariuccia d’Europa, dove tic e luoghi comuni ormai sono incontrastati padroni del campo.
Il boom dei voucher: lotta al sommerso o nuovo equilibrio di sistema?
I buoni lavoro, i cosiddetti voucher, stanno vivendo un boom senza precedenti nel nostro paese. La polarizzazione del dibattito è stata immediata: si tratta dell’emersione del nero o di “altro”, dettato dalla pressione del mercato a ridurre il costo del lavoro? Forse questa è una domanda retorica.