Negli ultimi tempi si osserva una vera e propria impennata di creatività nel settore del credito in Italia. O meglio, nel tentativo di trovare il proiettile d’argento per rimettere in linea di galleggiamento il nostro solidissimo sistema bancario. Abbiamo avuto la nascita di Atlante, che per statuto dovrà operare come garante delle ricapitalizzazioni di banche che hanno coefficienti patrimoniali sotto l’asticella dello SREP della Bce (quindi Popolare Vicenza e Veneto Banca, per ora) ed anche cercare di rimuovere le sofferenze più junior dai portafogli delle banche ed attivare, per questa via, le garanzie pubbliche sulle tranche più senior. Oggi abbiamo qualcosa di ancora più frizzantino, in questa gara di ingegneria finanziaria per disperati.
Brexit, la pericolosa illusione di una sovranità nazionale inutile
di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano
Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per decidere se restare nell’Unione europea. I sondaggi indicano alta incertezza, per quello che sarà un momento dirimente per il paese ma anche per la stessa Unione. Obiettivo del premier David Cameron è quello di recuperare sovranità ed autonomia dalla Ue, soprattutto sulla restrizione dei benefici di welfare per gli immigrati, anche comunitari, ed i loro figli rimasti nel paese di provenienza, ed il riconoscimento che il Regno Unito, ed in particolare il suo settore di servizi finanziari, non subirà le conseguenze negative di aver scelto di non aderire al progetto di “Unione sempre più stretta”.
Il settimanale – 23/4/2016
Le sofferenze delle banche risolte valgono di più, eureka! Ma sempre molto meno del valore medio di bilancio delle banche italiane. Per fortuna che c’è Atlante, che potrebbe diventare fiero proprietario di tutta la Popolare di Vicenza, a prezzi che non sembrano così allettanti; Prosegue la caduta (post sbornia sussidiata) del numero di nuovi assunti a tempo indeterminato, mentre esplode … Leggi
Vicenza, multipla sofferenza
Oggi sul Sole, Fabio Pavesi segnala due numeretti che sono alla base della via dolorosa imboccata dalla Banca Popolare di Vicenza, verso il risanamento e rilancio. Per la precisione, uno dei numeretti è alla base della successiva vaporizzazione del capitale dei vecchi azionisti, e l’altro è una scommessa sul futuro. O più propriamente un’ipoteca. Molto pesante.
Cassa, basta la parola
Ieri, sul Corriere, un editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ribadiva la “ricetta” dei due prestigiosi accademici per trattare alcune eclatanti situazioni di dissesto bancario. Ricetta, che manco a dirlo, prevede l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Perché in Italia abbiamo questo di bello: ripetiamo lo stesso ritornello ossessivamente, soprattutto se si tratta di palese sciocchezza edificata sopra un tempio di non sequitur.
Tra banche e realtà
Gli ultimi due giorni si sono incaricati di assestare robusti ceffoni a tutti i patrioti che da tempo insistono sull’autarchia come risposta alla grave incomprensione delle peculiarità del nostro paese da parte dell’universo mondo, segnatamente della parte europea di esso. Ancora una volta, crocevia dell’appuntamento col destino cinico e baro sono le nostre banche, la loro invidiabile solidità, appena scalfita di qualche situazione di lieve criticità che tuttavia non ne modifica l’affidabilità complessiva. Vero? Vero? E poi arrivano secchiate di acqua gelida in pieno viso. Poteva andar peggio, poteva non essere acqua.
I tossici da Jobs Act e la precarietà cronicizzata
Pubblicati oggi da Inps i dati mensili su attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro, nella cornice dell’Osservatorio sul precariato. Da essi si ricava, manco a dirlo, che col taglio dei sussidi, le assunzioni a tempo indeterminato sono divenute pressoché esangui. Se poi andiamo ad utilizzare alcuni numeri di sintesi, inclusi delle cessazioni, e più rappresentativi delle effettive dinamiche congiunturali del mercato del lavoro, scopriamo cose non esattamente eclatanti.
Riforma Madia: il verso cambia ma la direzione è giusta?
di Vitalba Azzollini
Egregio Titolare, talora questo sito ospita Luigi Oliveri, stimato esperto di Pubblica Amministrazione e dintorni. A seguito della lettura dei suoi numerosi scritti sul tema, reputo opportuno fare il punto su una parte della c.d. riforma Madia (l. n. 124/2015) non ancora attuata. Questo mio intento è altresì motivato dalla circostanza che, di recente, il Consiglio di Stato ha avanzato sostanziosi rilievi sui decreti attuativi della riforma stessa finora elaborati. Utile può, dunque, risultare qualche osservazione sulla legge che ne è alla fonte