La presidente argentina Cristina Kirchner ha “esortato” il sistema bancario nazionale a prestare (meglio sarebbe dire “devolvere”), il 5 per cento della propria base di depositi al sistema delle imprese a tassi agevolati, attesi intorno al 15 per cento (a fronte di una inflazione effettiva stimata intorno al 25 per cento). Una cosa che susciterebbe/susciterà entusiasmo tra gli analfabeti di casa nostra. Ma c’è qualche controindicazione, appena un pochino.

I conti pubblici argentini sono in continuo peggioramento. Secondo gli ultimi dati ufficiali, la spesa primaria (cioè al netto degli interessi) è decelerata a settembre al tasso di crescita del 20 per cento annuale, contro una media dei primi nove mesi dell’anno pari al 31 per cento. Sarebbe una buona notizia, se non fosse che il gettito fiscale sta frenando più della spesa, ed in settembre è cresciuto di solo il 18 per cento annuale.

C’è in Italia una narrativa terzomondista d’accatto che vede nell’Argentina il paese vendicatore degli oppressi ed un laboratorio di democrazia, per motivi che continuano a sfuggire a chiunque si prenda la briga di leggere i dati economici di quel paese ed i suoi media più o meno liberi. Ultimo in ordine di tempo ad incensare il modello-Argentina è stato il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Il quale, durante la puntata di ieri sera di Piazzapulita, su La7, non ha trovato di meglio che definire il paese sudamericano “un modello di democrazia dal basso”. Non è chiaro cosa tale termine intenda, visto che l’Argentina non è popolata di kibbutz ma è una repubblica presidenziale con serissimi problemi di compressione delle libertà economiche e, di questo passo, anche civili e politiche. Ma la scuola di pensiero terzomondista-altermondialista, di fronte alle aggressioni sempre più frequenti da parte della realtà, dispone di una via di uscita: la teoria del complotto dei poteri forti contro il paese che da solo lotta per un altro e migliore mondo.

Prosegue a tappe forzate la marcia dell’Argentina verso la soppressione delle libertà personali ed il crack valutario. E mentre i soliti gonzi (soprattutto italiani, ça va sans dire) trovano modo di entusiasmarsi per il rimborso di un bond in dollari emesso dall’Argentina sul mercato domestico all’indomani del default, il governo della Presidenta Kirchner, sempre più disperatamente affamato di dollari, attacca quello che finora è stato il porto franco valutario degli argentini: il turismo.

In Argentina, il governatore della provincia di Buenos Aires, Daniel Scioli, ha annunciato un programma di “aggiustamento” fiscale per tentare di raddrizzare la situazione sempre più precaria dei conti pubblici locali. La cosa più surreale è data dal fatto che la manovra correttiva è stata indotta dalla necessità di pagare i bonus di metà anno al mezzo milione di dipendenti pubblici della provincia (su una popolazione di poco più di 15 milioni di abitanti).

Nei giorni scorsi, l’agenzia Bloomberg ha segnalato che l’obbligazione sovrana argentina denominata in dollari con scadenza 2017, emessa sotto legislazione locale, è in questi giorni sottoposta a crescente pressione rispetto all’equivalente titolo sottoposto a giurisdizione statunitense. Alla data del primo giugno la prima rendeva quasi il 20 per cento, oltre tre punti percentuali rispetto alla seconda e ben sette punti percentuali di aumento di rendimento nel solo mese di maggio. Il motivo è sempre quello.