«L’area euro è molto, molto più forte di quanto le persone riconoscano oggi. Entro il nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualsiasi cosa serva per preservare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza. Ci sono sfide di breve termine, per usare un eufemismo.[…] Nella misura in cui la dimensione dei premi al rischio sovrano danneggia il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria, essi ricadono nel nostro mandato». Mario Draghi, 26 luglio 2012.

Continua il terremoto (meglio sarebbe dire il maremoto, visto che parliamo di liquidità) causato dalla decisione della Banca centrale europea di portare a zero il tasso di remunerazione sui propri depositi. Secondo uno studio di Société Générale citato da Bloomberg, le banche dell’Eurozona potrebbero raggiungere oggi, con tre settimane di anticipo sulla data ultima, i livelli richiesti di riserva obbligatoria presso la Bce. Dopo di che, è la domanda, dove metteranno i soldi?

Altro giorno, altra tornata di tagli ai tassi d’interesse: la Cina lima il tasso sui prestiti di 31 punti-base, portandolo al 6 per cento, e quello sui depositi di 25 punti-base, al 3 per cento, replicando la mossa dell’8 giugno, per la quale si era atteso ben tre anni. Qualcuno potrebbe pensare che la People’s Bank of China stia panicando di fronte a dati dell’economia reale in deterioramento accelerato.

Sia lode al bravissimo Marco Valerio Lo Prete, che ha recuperato questi pregevoli ipse dixit di Francesco Giavazzi. Ora, è vero che, come diceva Keynes (e non solo lui), “quando i fatti cambiano, io cambio idea”, ma è che proprio non riusciamo ad individuare cosa è realmente cambiato negli ultimi sette mesi, per giustificare questa revisione della postura giavazziana. O forse sì, qualcosa è cambiato. Dalle parti di Palazzo Chigi. Ma sforziamoci di non essere troppo maliziosi.

Vi è gentilmente offerto dal capoeconomista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan. Il quale, parlando alla trasmissione “L’economia in tasca” del Gr Rai, ha dichiarato che il programma di intervento della Bce

«sui titoli di stato si è dimostrato in passato estremamente efficace, secondo l’Ocse dovrebbe essere ripreso e potenziato»

Prego?

L’economista Paul De Grauwe, oggi alla London School of Economics, che già lo scorso anno aveva spiegato quali sono i problemi di un paese dell’Eurozona rispetto ad uno ad essa esterno (essenzialmente il primo è utilizzatore di una valuta, anche se si tratta della valuta che in esso ha corso legale, mentre il secondo è emittente della divisa), ha pubblicato un paper, dal titolo “Come non essere un prestatore di ultima istanza“, in cui sostiene che le aste triennali di liquidità della Bce (Long Term Refinancing Operation, LTRO) sono destinate a fallire, e che la crisi di debito sovrano è destinata a riesplodere. Unica via, per De Grauwe, è un intervento diretto della Bce sui mercati sovrani.

di Mario Seminerio – Il Tempo

Nella giornata di venerdì 2 marzo lo spread sul titolo di stato decennale tra Italia e Spagna è tornato al livello zero, dopo mesi di sofferenze che ci avevano portato a differenziali di quasi tre punti percentuali. Sulla scadenza a tre anni, inoltre, il nostro Btp rende oggi trenta centesimi di punto percentuale meno del corrispondente Bono del Estado. C’è soddisfazione nei commentatori, spesso frammista a quella singolare forma di nazionalismo che ci porta a leggere l’andamento degli spread come un campionato di calcio. Ma cosa c’è dietro questo risultato, e quali letture occorrerebbe evitare per non ricadere in antichi errori? Cosa è davvero cambiato, e cosa no?