Di come l’Italia finì a sussidiare la Grecia

Dopo l’ennesimo estenuante meeting dell’Eurogruppo, la Ue ed il Fondo Monetario Internazionale hanno trovato la quadra per spingere il default greco un po’ più in là, come si diceva ieri. Tra le pieghe del pacchetto scopriamo una preziosa perla.

In dettaglio, Ue e FMI prendono atto della realtà, e spingono la data di conseguimento dell’avanzo primario greco al 4,5 per cento due anni avanti, dal 2014 al 2016. Christine Lagarde si piega allo sfondamento del numero magico ed irrilevante del 120 per cento di debito-Pil al 2020 ed accetta un innalzamento al 124 per cento, ottenendo però come contropartita che il rapporto crolli, due anni dopo, al 110 per cento. Questi baratti negoziali fondati sul nulla costituiscono ormai un vero e proprio genere letterario, in Eurozona. Notare che la tabella di marcia prevede nel 2016 un debito-Pil pari ad un enorme 175 per cento.

Poi, previsto un riacquisto di titoli di stato greci con ulteriori fondi presi a prestito da Atene. E qui le cose diventano più opache, perché annunciare il riacquisto causa l’immediata impennata delle quotazioni del debito esistente, rendendo l’operazione più onerosa. E’ poi previsto un corposo sconto sull’interesse pagato dalla Grecia relativamente alla prima tranche di aiuti, la Greek Loan Facility, quella (per intenderci) di 110 miliardi sborsata direttamente dai paesi membri dell’Eurozona. Ora la Grecia pagherà il tasso interbancario più mezzo punto percentuale, e non più un punto e mezzo. Di questo parleremo a breve.

Previsto anche un allungamento fino a 15 anni della durata dei prestiti concessi alla Grecia dal fondo salva-stati EFSF ed una “vacanza” sul pagamento degli interessi di dieci anni. Interessante il fatto che il comunicato dell’Eurogruppo sostenga che questo intervento non modificherà il rating dell’EFSF, che è “supportato dalle garanzie degli stati membri”. Vedremo se le agenzie di rating saranno d’accordo. Noi, che non abbiamo alcun legame con i poteri forti globali e che non partecipiamo a vertici notturni per “svendere i paesi”, pensiamo invece che ci sia un problema, e non lieve, per il rating dei paesi partecipanti a EFSF, in termini di contingent liabiilty, cioè di passività potenziali.

Da ultimo, la Grecia creerà un conto segregato in cui affluiranno i proventi delle mitologiche privatizzazioni (se e quando), l’avanzo primario (se e quando) ed il 30 per cento di avanzo primario eccedente l’obiettivo del 4,5 per cento (fantascienza purissima). Previsti anche “tagli automatici” (sic) alla spesa pubblica greca in caso di scostamento dagli obiettivi. Le banche centrali nazionali retrocederanno alla Grecia la plusvalenza sui titoli greci acquistati dalla Bce.

Arriviamo al punto. In base ai nuovi accordi, ed al nuovo tasso di favore concesso alla Grecia sui 110 miliardi della prima tranche, Italia e Spagna si troveranno ad avere un rendimento su tali prestiti nettamente inferiore a quello che è il costo della loro raccolta. In altri termini, concediamo un corposo sussidio alla Grecia.

Quindi, la prossima volta che qualche tedesco (o qualche italiano confuso, di quelli ammalati di germanofilia ottusa) vi diranno che “la Germania sussidia il resto dell’Eurozona”, saprete dove mandarli.

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