…un grande passo per l’umanità dolente dell’Eurozona. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, la Cancelliera ha ammesso che gli effetti delle riforme strutturali e delle misure di risparmio necessitano di tempo, alcuni anni, prima di produrre effetti: “il nostro compito principale ora deve essere quello di mostrare le prospettive, eventualmente anche creare misure ponte finché le riforme strutturali non arrivino a produrre un’effettiva riduzione della disoccupazione”, evitando così “un’escalation nella situazione politica”.

Non che non si sapesse, ma vederlo visualizzato in questo modo è sempre scioccante e deprimente. La società di consulenza Price Waterhouse Coopers ha calcolato  il livello di onerosità fiscale complessiva su una impresa-tipo di 60 dipendenti in giro per il mondo, su un campione di 185 paesi. Il nostro paese resta in condizione pre-agonica.

Dell’assolutamente prevedibile (e previsto) downgrade della Francia da parte di Moody’s è opportuno ricordare alcune delle motivazioni utilizzate dall’agenzia di rating, che servono per comprendere la natura sistemica della crisi dell’Eurozona, al di là di pur evidenti demeriti dei singoli paesi. Il problema è che questi elementi di negatività sistemica sono (per definizione) fuori dalla portata dei singoli paesi, e che quindi (come detto sino alla nausea) nessun paese ne uscirà da solo, con buona pace di chi passa le giornate a proporre soluzioni miracolose per l’Italia.