Ricordate la leggendaria “staffetta generazionale” sul mercato del lavoro? Quella in cui esce un anziano ed entra un giovane, almeno nelle fantasie di politica e sindacato? Da anni il tema riemerge carsicamente, nei dibattiti da talk televisivo e quando il tasso di disoccupazione giovanile aumenta e/o quello degli over 55 aumenta. È il famoso “modello superfisso”, secondo il quale “se gli anziani non vanno mai in pensione, come faranno i giovani a trovare lavoro”? E poco importa che nei paesi con i quali ci confrontiamo si registrino regolarmente alti tassi di occupazione sia tra i giovani che tra i meno giovani: l’Italia, come tutti ben sappiamo, è differente. Anche per la proterva ignoranza della sua cosiddetta classe dirigente. Una esempio di eclatante fallimento di tale proterva ignoranza l’abbiamo avuta pochi giorni addietro, con i numeri del cosiddetto part time agevolato voluto dal governo Renzi. Che, come noto, quando c’è da prendere abbagli, rappresenta un accecante esempio in tutta la storia della Repubblica.

Come ormai sanno anche i paracarri, in Italia è divenuta questione di vita o di morte “fare affluire”, “canalizzare” o altra immagine idraulica, il denaro dei risparmiatori verso le imprese, meglio se piccole e medie. Ormai ne parlano anche nelle previsioni del tempo, è la nuova crociata nazional-popolare, il proiettile d’argento che ci salverà dalla perdizione. Nel frattempo, si scoprono gli arcinoti problemi della previdenza complementare volontaria, come ad esempio l’interruzione dei versamenti causa crisi, ma anche l’esosità della pressione fiscale sullo strumento previdenziale integrativo. Gli scopritori di queste criticità tendono ad appartenere allo stesso gruppo di quelli che li hanno provocati.

Che accade, in un paese “normale”, se un ministero fornisce un dato economico palesemente errato, lo difende con dotte argomentazioni metodologiche, sul filo di dare di ignorante a chi non avesse afferrato le determinanti del numerone, ed il giorno successivo se ne esce con una rammaricata nota in cui conferma di aver compiuto un marchiano errore? Negli altri paesi non sappiamo: in Italia prevale un assordante silenzio, soprattutto sui media.

Una delle costanti del dibattito pubblico italiano degli ultimi stressanti e stressati anni, che hanno visto la proliferazione di proiettili d’argento e santoni assortiti, in grado di risolvere i problemi con un tocco di bacchetta magica, è quello della creazione di occupazione giovanile a mezzo di fuoriuscita dalle imprese di quella “anziana”. Come spesso accade in questo paese superfisso e pietrificato, si tratta di un’evidente fallacia. Che tuttavia, proprio in quanto tale, è assai dura a morire e trova sempre nuovo alimento e propagandisti. A questo giro, il mito della “staffetta generazionale” pare occultare esigenze molto specifiche ma non completamente confessabili.

Oggi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è tornato a rilasciare dichiarazioni: sulla cassa integrazione in deroga, che è una continua emorragia di risorse sempre più scarse, sulla riforma delle tipologie contrattuali, sul lavoro per i giovani. L’insieme è quello che tutti ci aspetteremmo, in un quadro di forte deterioramento del mercato italiano del lavoro: auspici, sottintesi, e qualche esercizio di ingegneria lavoristica per disperati.

Come purtroppo noto da tempo, mentre siam qui a fantasticare su ammortizzatori sociali universali, la ricerca affannosa di fondi per rifinanziare per l’ennesima volta la cassa integrazione in deroga segna un pericoloso stallo. Oggi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha di fatto esplicitato che si va verso un razionamento delle risorse. Sarà interessante capire in quale direzione e con quali criteri. Sempre oggi, Poletti ha precisato i dettagli di una bizzarra proposta di “pensionamenti flessibili” per gli over 50. Perché questa pare essere la nuova piccola emergenza tra enormi emergenze legate al lavoro, oltre che un tentativo di aggirare le nuove norme della riforma Fornero.