I contribuenti italiani sanno che, quando c’è da recuperare gettito, un ritocco alle accise sui carburanti è la soluzione no brainer, come dicono gli anglosassoni. Ora, pare che il M5S abbia trasferito altrove questo riflesso da gabelliere pavloviano, trovando una macchina da soldi perfetta per il Tafazzi dei nostri tempi.

Qui teniamo i commenti al minimo. Vi presentiamo l’autrice del progetto che determinerà che il reddito di cittadinanza verrà interamente o quasi finanziato dal maggior deficit indotto dallo spostamento di inattivi a disoccupati, al secolo Laura Castelli, nuovo prodotto di quella autentica fucina di cervelli che è il M5S, dove nuove meravigliose idee prendono forma, come diceva molti anni addietro la pubblicità di una nota marca di reggiseni.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La campagna elettorale permanente, che avvolge il dibattito pubblico italiano con i suoi vapori d’oppio mentre fischiano proiettili d’argento, è entrata nella fase allucinatoria che precede la consultazione. Le proposte dei maggiori partiti, in politica economica, sono un mix di pensiero magico, assurdità conclamate e audaci sfide al senso comune, in una sorta di baccanale dove l’unica cosa che conta è spendere per prendersi la rivincita su un’ancestrale deprivazione.

Sul Fatto di oggi trovate una chicca per intenditori e “tecnici”. Si tratta del modo in cui il reddito di cittadinanza grillino verrebbe trasformato in leva per innalzare il Pil potenziale ed ottenere tanti bei soldini dalla Ue con cui finanziare…il reddito di cittadinanza medesimo. Noi italiani abbiano di che essere orgoglioni, dunque: il Nobel per l’Economia non ce lo danno, ma abbiamo un serbatoio di giovani e meno giovani ingegneri finanziari disperati in grado di estrarre dal cilindro interi allevamenti di conigli, per riportare il nostro paese allo splendore che gli compete per storia e tradizione.

Ora che il lavacro di democrazia digitale ha incoronato a furor di bit Luigi Di Maio come candidato del M5S alla presidenza del consiglio, e dopo l’ultimo di una lunga ed ormai logora serie di colpi di teatro da parte di Beppe Grillo, che negli ultimi anni si è reso protagonista di una vera a propria maratona di passi di lato senza muoversi di un millimetro, possiamo tentare di mettere un punto più o meno fermo e valutare a che punto si trova questo sorprendente movimento e che ruolo potrà giocare nella vita italiana.

Nella parolaia estate italiana, l’ultima bolla di fermentazione che esce dallo stagno è la presa di posizione del candidato governatore alla Regione Sicilia, il grillino Giancarlo Cancelleri, che teorizza un occhio di riguardo per il leggendario “abusivismo di necessità”, quello della povera ‘ggente, in pratica. Tra un distinguo e l’altro, la polemica è tornata a divampare.

Se state cercando riscontri al grande evento di ieri alla Camera, in cui, sotto l’egida del M5S, si è discusso sul tema “The Italian public debt in the Eurozone“, buffet incluso, resterete delusi. A parte un’intervistina veloce di Repubblica al confuso Wolfgang Münchau (che nei giorni dispari appronta l’exit ed in quelli pari ammonisce a non fare sciocchezze), c’è poco altro, incluso il gossip sul prezzemolino Marcello Minenna, vero erede nostrano di Yanis Varoufakis, che siede in confabulatio accanto alla Guida Spirituale Beppe Grillo, suscitando gridolini di eccitazione degli esegeti grillologi, ultima categoria del florido retroscenismo giornalistico italiano.