Ieri è stato pubblicato l’aggiornamento mensile dei Composite Leading Indicators dell’Ocse, quello che tanto piaceva ai nostri piccoli economisti di Topolino, mesi addietro. Ora le notizie non sono più così entusiasmanti: c’è in corso un rallentamento globale, e noi non possiamo essere isola felice. Il problema è la misura del nostro distacco dai paesi del G7 e dalla media dell’Eurozona, che pare vederci già annaspare in coda.

Pubblicato ieri l’Interim Assessment dell’Ocse per il primo semestre 2010. L’Italia è stimata crescere nel primo trimestre dell’anno dell’1,3 per cento annualizzato, per poi decelerare a più 0,5 per cento nel secondo trimestre. Il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, ha commentato che è ora possibile “diffondere un messaggio moderatamente ottimista” sulle condizioni delle principali economie mondiali, anche se la ripresa appare procedere a velocità diseguale ed è ancora fragile (lo sarà molto di più quando la Grecia avrà dichiarato il default, ndPh.).

…Partendo dal fondo. E’ il tasso medio di crescita del Pil pro-capite in area Ocse, nel periodo 2001-2007 (istogramma arancio), confrontato con il corrispondente valore medio per il periodo 1970-2007 (triangolo azzurro). Per noi, grifagni antiumanisti dediti alla scienza triste, il trend di variazione del Pil pro-capite è la misura fondamentale dell’ascesa (e del declino) di un paese.