Nulla di particolarmente rilevante, nel “discorso dei mille giorni” (ci vuol pazienza) pronunciato stamane alla Camera da Matteo Renzi. O forse giusto qualcosa, che andrà verificato nei fatti. Per il resto, soliti luoghi comuni di stampo vagamente tremontian-berlusconiano, mentre altri colonnelli renzisti oggi si segnalano per il loro pessimo rapporto con la realtà.

Ieri l’altro il ministero dell’Economia spagnolo ha reso noto che, nel mese di agosto, il numero di iscritti alle liste di disoccupazione è aumentato di 8.070 unità (dato non destagionalizzato). Corretto per la stagionalità, il dato si rovescia, e segna un calo di circa 11.000 unità. Che problema c’è? Che in luglio il dato destagionalizzato di iscritti alle liste di disocuppazione era aumentato di 32.500 unità.

Nuova riaffermazione del “pensiero magico” nella gestione della crisi di debito sovrano. Oggi l’Ocse ha presentato le Economic Surveys su Unione europea ed area euro in cui, oltre a sollecitare la creazione di un firewall di almeno mille miliardi di euro, si sottolinea che il consolidamento fiscale nei paesi dell’Eurozona potrebbe essere attenuato se lo stato dell’economia dovesse peggiorare, ma solo “per i paesi con un certo spazio fiscale di manovra”. Che detto così è semplicemente geniale: se l’economia peggiora, da questa parte della galassia, anche il saldo fiscale tende a peggiorare.

Una giornata di epocali non-eventi, quella di oggi. Il presidente uscente e quasi uscito della Bce, Jean-Claude Trichet, fornisce la visione dell’Eurotower su congiuntura, consolidamento fiscale, manovra italiana e molto altro. In precedenza, l’Ocse aveva presentato il proprio Interim Economic Assessment, in cui prevede un bel colpo di freno all’attività economica globale.

di Mario Seminerio – Linkiesta

L’Ocse segnala che le previsioni per l’economia mondiale sono molto migliorate. Ripartono Gran Bretagna, Francia e Germania. E noi? Noi no. “Paese a sostanziale non crescita”, come certificano anche i dati della Cassa Integrazione Guadagni che, progressivamente, è andata a gonfiare i numeri della Cassa in deroga. Ieri dall’Inps arrivavano spiegazioni imbarazzate, mentre sarebbe tempo di ammettere che certe sacche di crisi sono irrecuperabili.