Drenare il futuro

Pubblicato ieri l’Interim Assessment dell’Ocse per il primo semestre 2010. L’Italia è stimata crescere nel primo trimestre dell’anno dell’1,3 per cento annualizzato, per poi decelerare a più 0,5 per cento nel secondo trimestre. Il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, ha commentato che è ora possibile “diffondere un messaggio moderatamente ottimista” sulle condizioni delle principali economie mondiali, anche se la ripresa appare procedere a velocità diseguale ed è ancora fragile (lo sarà molto di più quando la Grecia avrà dichiarato il default, ndPh.).

Per l’Italia, Padoan segnala un dato interessante:

Nell’economia italiana le vendite di auto sono un fattore importante. La loro crescita ha spinto in alto il Pil del primo trimestre ma tale effetto si va esaurendo, giustificando in parte la cifra più bassa per il secondo trimestre.

Questa è un’osservazione passata perlopiù inosservata: il settore auto genera in Italia una parte significativa di valore aggiunto. Gli incentivi, risucchiando domanda dal futuro, hanno spinto (si fa per dire) il Pil del primo trimestre. E’ verosimile che, nei mesi scorsi, gli stessi indicatori anticipatori Ocse siano stati condizionati dai livelli di produzione industriale stimolata dagli incentivi, fornendo il segnale di ripresa vigorosa sul quale si è esercitata la fantasia dei lettori di Topolino; segnale che dovrebbe essere giunto all’incasso proprio nel primo trimestre di quest’anno.

Ovviamente, questi sofismi da economisti sono completamernte sfuggiti al ministro per lo Sviluppo economico con delega all’aeroporto di Albenga, il quale si è precipitato alla tastiera spammando le agenzie di stampa di tutta la sua soddisfazione. Il programma di posta elettronica di Scajola si era bloccato lo scorso 12 febbraio, quando era uscito il dato preliminare del Pil italiano del quarto trimestre, a meno 0,2 per cento, poi rivisto in ribasso a meno 0,3 per cento, che su base annualizzata fa meno 1,3 per cento, come segnala la stessa Ocse nel comunicato di ieri.

Sul piano metodologico, i nostri politici continuano a fare confusione: si eccitano per previsioni e ombre sulla caverna (come il Composite Leading Indicator), per poi diventare afasici sui dati “reali”. Ma sulla stima Ocse pesa pure un problema metodologico, il margine di errore. La crescita italiana del primo trimestre (1,3 per cento), ha una forchetta di errore di più o meno 1,4 per cento. Ciò significa che, statisticamente, il Pil del nostro paese nel primo trimestre potrebbe crescere del 2,6 per cento o diminuire dello 0,1 per cento. A differenza delle rilevazioni degli altri paesi (Giappone escluso), dove il margine di errore in sottrazione non arriva a rendere negativa la stima. Il dato italiano quindi, non è (ancora) statisticamente significativo, riguardo la positività della variazione del Pil. Ad esempio, per gli Usa siamo a 2,4 per cento di crescita stimata (margine di errore a 1,6 per cento); per il G7 a più 1,9 (margine 1,5); per la Francia a più 2,3 (margine a 1,9).

Questo non vuol dire che nel primo trimestre non registreremo una crescita: vuol dire che, qui ed ora, esiste ancora incertezza statistica su questo esito. Ben più problematica è la constatazione che la crescita viene soprattutto presa a prestito dal futuro, come segnalato da Padoan. Ma chi vuol dettare l’Ansa detti, ché del doman non vi è certezza. Tra una ventina d’anni o giù di lì troveremo comunque un discendente di Minoli che scriverà che l’Italia ha retto meglio di altri.

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