Slow Economy

Consueto appuntamento mensile con il Superindice Ocse, reso celebre nel nostro paese tempo addietro dall’entusiasmo con cui i trombettieri governativi accolsero una previsione di espansione che alla fine partorì una piccola gobba nel profilo piatto della nostra produzione industriale.

I dati di marzo, che nascono già obsoleti a causa dell’impatto che la catastrofe giapponese pare inevitabilmente destinata ad esercitare sull’economia globale, si compendiano in questa frase:

Gli indicatori anticipatori per Germania, Giappone e Stati Uniti continuano a puntare ad una robusta espansione relativamente al trend. Segni di un recupero nel momentum di crescita caratterizzano gli indicatori di Francia e Canada. L’indicatore del Regno Unito punta ad un lento ma stabile passo di espansione. L’indicatore per l’Italia continua a puntare ad una moderata contrazione.

Restiamo un paese incompreso, evidentemente. E comunque è la crescita degli altri che è drogata, la nostra è fatta di quei sani ingredienti naturali di una volta, come i sussidi alla rottamazione auto, dalla cui conclusione la Fiat e la nostra produzione industriale non si sono più ripresi.

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