Gli anglosassoni lo chiamano “il gusto del mese“, rifacendosi ai gelati o ad altri alimenti, noi lo traduciamo come “quarto d’ora di popolarità”. Applicato alla politica, diventa invece un tormentone che dura in media un anno e a volte anche oltre. Di solito si tratta delle cosiddette “riforme”, più spesso della legge di bilancio dell’anno successivo. Quest’anno, ma anche il precedente, si tratta della cosiddetta rimodulazione Iva, che continua a mettere a dura prova la logica.

Ieri si è tenuta l’assemblea di Assofondipensione, a cui era invitato anche il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta. Ora, io non so chi, quando e come abbia sollevato il tema ma pare saremo costretti, nell’infinita via crucis italiana nel delirio, a discutere anche di una cosa chiamata “garanzia pubblica negli investimenti dei fondi pensione”.

Dopo che l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il merito di credito sovrano del nostro paese a BBB con outlook stabile, da BBB+ e outlook negativo, è iniziato l’abituale latrato pavloviano sul complotto di oscure forze del Male contro la Penisola. Nulla di nuovo sotto il sole, solo i soliti riflessi condizionati di rane in corso di bollitura in pentola.

Torniamo (anche per fatto personale) sulle dichiarazioni del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Quelle in cui il nostro eroe vuole “convincere” gli imprenditori ad investire, costi quel che costi, e gli investitori istituzionali a cacciare soldi per finanziare gli investimenti medesimi. Oggi Baretta torna sull’argomento nel corso di una intervista concessa ad Alessandro Barbera de La Stampa, e precisa ulteriormente il proprio pensiero. Confermando i nostri timori ed aggiungendone di nuovi.

Intervistato ieri dal Quotidiano Nazionale, il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha lanciato (o meglio, rilanciato) un tema da qualche tempo accarezzato da alcuni personaggi del confuso teatrino italiano: mettere le mani sulla previdenza integrativa per rilanciare la crescita. Questa è un’estate climaticamente anomala ma la propensione della nostra presunta classe dirigente ai colpi di sole resta intatta.

A conferma che abbiamo un nuovo campione della dichiarazia surreale che piaga questo paese da commedia dell’arte, ieri il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha sentenziato:

«Per quanto riguarda l’Imu il decreto è stato varato, adesso lo lasciamo sedimentare: abbiamo tempo da qui a gennaio per valutare e scegliere eventuali soluzioni che evitino il pagamento da parte dei cittadini» (Radiocor, 3 dicembre 2013)

Ma certo, con calma: varie, eventuali e contribuenti seguiranno, come l’intendenza napoleonica. Per ora lasciamo sedimentare il decreto, come per ogni fanghiglia che si rispetti. Del resto, è ormai appurato che in Italia l’incertezza fiscale scivola sul teflon degli agenti economici. I quali, come Baretta stesso potrebbe confermarvi, sono pubblici ufficiali di costo contenuto.