Puntata di Ottoemezzo di ieri sera, condotta su La7 da Lilli Gruber. Commenti post quotazione con l’amministratore delegato di Poste italiane, Francesco Caio, il vicedirettore del Corriere, Daniele Manca, ed il vostro titolare. Il concetto di “privatizzazione” all’italiana, i pesanti sussidi incrociati di un’azienda una e trina (assicurazione, banca, azienda di recapiti e logistica), le occasioni perdute nella liberalizzazione dei servizi postali a valore aggiunto e B2B (business to business), la strana definizione di servizio universale, che si spinge sino al recapito degli espressi.

E’ opportuno chiedere venia. Per aver dubitato, dopo averlo elogiato, che Francesco Caio fosse in fondo solo un fedele esecutore dei voleri del suo azionista, e quindi del governo. Pare che le cose non stiano esattamente in questi termini e la cosa non può che fare piacere, in un paese in cui abbiamo visto e vediamo carriere (ad ogni livello, anche nel leggendario privato) costruite sull’acquiescenza, sul tenere famiglia e sul sollecito conferimento del cervello all’ammasso.

Il momento è dirimente. Qui si parrà la nobilitate dei nostri top manager, quelli che con mano ferma hanno guidato il paese verso il disastro, e quelli che si sono fatti venire degli scrupoli da ventitreesima ora ed oltre, applicando criteri minimali di razionalità. Tutto evolve, serve contestualizzare. Anche quando sono passate poche settimane dall’evento che era considerato il padre di tutte le sinergie. Un vero peccato che la realtà continui ad essere così gufa e rosicona.

Il comunicato con cui il governo italiano “esprime soddisfazione per la volontà di Poste SpA di partecipare, come importante partner industriale, all’aumento di capitale di Alitalia”, è un esempio da manuale di come sia possibile partire dal presupposto che i cittadini-elettori siano in realtà dei minus habens o profondamente disinformati, forse perché in altre faccende affaccendati (le loro vite, ad esempio), oppure sufficientemente rimbecilliti dalla visione dei talk show politici che, mai come in questa fase della vita del paese, rappresentano le vere armi di distrazione di massa.

Il governo italiano, e segnatamente il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, sono impegnati nella realizzazione del progetto Reti Amiche che, come recita la home page del sito dedicato, ha la missione di “facilitare l’accesso dei cittadini-clienti alla PA e per ridurne i tempi di attesa”. Perché

Reti Amiche porta la burocrazia più vicino al cittadino, moltiplicando i punti di accesso grazie alla collaborazione tra Stato e privati che dispongono di reti in contatto continuo e quotidiano con milioni di clienti. (…)

“Reti Amiche” consente  di superare il digital divide, favorendo l’utilizzo dei servizi della PA in condizioni più comode o assistite a categorie di utenti che possono essere svantaggiati per la locazione geografica, per le condizioni fisiche o culturali, per la disponibilità di tempo.