Contribuenti italiani, c’è un pacco per voi

Il comunicato con cui il governo italiano “esprime soddisfazione per la volontà di Poste SpA di partecipare, come importante partner industriale, all’aumento di capitale di Alitalia”, è un esempio da manuale di come sia possibile partire dal presupposto che i cittadini-elettori siano in realtà dei minus habens o profondamente disinformati, forse perché in altre faccende affaccendati (le loro vite, ad esempio), oppure sufficientemente rimbecilliti dalla visione dei talk show politici che, mai come in questa fase della vita del paese, rappresentano le vere armi di distrazione di massa.

Poste Italiane, si diceva. Che dovrebbero sottoscrivere la ricapitalizzazione di Alitalia per 75 milioni, divenendone azionista al 25%, come Air France. Difficile sfuggire alla sensazione che questo sia un dirottamento in piena regola dello statuto di Cassa Depositi e Prestiti, a cui è impedito di partecipare al capitale di aziende in dissesto. Che poi questa si configuri come una “operazione-ponte” nello stesso momento in cui il governo presenta Poste Italiane come “partner industriale” è soltanto una fiaba lisergica,  l’ultima di una lunga serie. Questo è solo l’ennesimo ponte verso il nulla, realizzato gettando dalla finestra denaro di una entità (Poste Italiane) che appare in salute economica e finanziaria grazie alla componente finanziaria della propria gestione, quella legata al Bancoposta ed all’esercizio delle assicurazioni vita.

E questo gigantesco sussidio incrociato, grazie al quale non siamo ancora riusciti né ad intervenire sul core business del recapito né a tentare la quotazione in borsa di Poste Italiane, permette di giungere oggi a questa “soluzione” senza capo né coda, mentre dovremmo solo chiedere conto del danno erariale a Silvio Berlusconi, il Grande Leader che ha portato il paese sull’orlo del dissesto (anche oltre, in realtà), con l’alacre collaborazione del Partito democratico e delle sue primordiali pulsioni pansindacali. A questo riguardo, citazione d’onore per il segretario-ponte (anch’egli verso il nulla) del Pd, Gugliemo Epifani, che ci ha informati, col suo aplomb da funzionario della ex DDR, che “in Germania Deutsche Post è azionista di Lufthansa”. Le cose stanno in termini un po’ differenti, visto che si tratta di una joint venture limitata al settore cargo, e pure molto problematica. Ma si sa, questo è il paese del fact checking.

Si diceva del comunicato del governo. In particolare, di questo passaggio:

«Le sinergie industriali tra Alitalia e Poste, anche attraverso la compagnia aerea controllata Mistral Air, includono i settori del trasporto passeggeri e cargo – in coerenza con la strategia di sviluppo dell’e-commerce -, della fidelizzazione clienti nonché la condivisione delle infrastrutture logistiche, informatiche e di controllo. La cooperazione, anche azionaria, tra settori dei servizi postali, di logistica ed aerei trova numerosi precedenti europei ed internazionali, ad esempio in Francia e Germania»

Ora, che possano esistere “sinergie industriali” tra Alitalia e Poste Italiane, e che si riesca pure a citare Mistral Air, la compagnia fondata da Bud Spencer un trentennio addietro, che vanta ben 7 (sette) aeromobili e che ogni anno scava diligentemente una piccola voragine nei conti di Poste Italiane, è segno del più assoluto disprezzo per l’intelligenza dei cittadini. Mistral Air, come potete esaustivamente leggere qui, era già stata posta illo tempore da Corrado Passera (nome assai ricorrente, nelle italiche vicende) sulla rampa di lancio della dismissione (o più probabilmente della liquidazione), causa rosso cronico. Nel frattempo si arrabatta con due attività antitetiche, che fanno perno sulle illusioni (il turismo religioso) e sui drammatici risvegli alla realtà (le espulsioni ed i trasferimenti di immigrati clandestini). Forse si pensa di poter saturare la capacità produttiva di Alitalia nello stesso modo, chissà.

Che dire, quindi? La speranza è che Air France continui a rifiutare di sottoscrivere pro-rata la propria parte di aumento di capitale, per giungere a tirare le conclusioni. Ma forse siamo troppo ottimisti: per salvare Alitalia non vorremmo che qualcuno si inventasse una manovra sulle accise.

Lettura complementare consigliata, sul fumus dell’italica ipocrisia: Angelo Baglioni su lavoce.info

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