di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

In questi giorni sui giornali abbiamo letto molto di due temi: le province e soprattutto le città metropolitane al collasso finanziario e gli incendi affrontati senza elicotteri, aerei e sufficienti guardie forestali. Si dirà: può capitare. Se le province e le città metropolitane sono male amministrate, certo che rischiano il default; e se la natura infierisce col caldo, gli incendi divampano in modo così esteso che nemmeno un apparato di contrasto efficiente e preparato può contrastarli.

Grazie ad un prezioso lettore, vi presentiamo un paio di documenti, elaborati dalla Unione delle Province d’Italia, in cui si spiega cosa fa una provincia e quali sono i suoi costi di funzionamento. Quello che emerge da tali dati, ammesso che i dati siano completamente veritieri e non pesantemente “massaggiati” (ma non crediamo), è che i costi di funzionamento delle nostre province sono molto contenuti, rispetto a quelli degli altri enti locali ed amministrativi italiani.

Prima la tradizionale carrellata di ipse dixit, poi qualche considerazione di buon senso, per inquadrare il problema in un paese di tifosi ottusi. Tutto cominciò il 25 maggio con la pubblicazione, sul portale del MEF, del testo “descrittivo” della manovra correttiva. Quel testo prevedeva l’abolizione di alcune province minori, identificate secondo criteri piuttosto esoterici: “Numero di abitanti inferiore a 220.000, che non confinano con stati esteri e che non sono nelle regioni a statuto speciale”

La premiata ditta Rizzo & Stella porta altre prove (ad abundantiam) a sostegno della tesi per cui i leghisti sono in realtà dei socialisti localisti. Non c’è nulla da fare, sulle province il premier-disboscatore proprio non ce la fa. Attendiamo nuove raccolte di firme da parte di Libero (che sul tema la fece nell’ultimo periodo della direzione di Feltri) e del Giornale, oltre a qualche parola chiara sui leghisti-statalisti, ma abbiamo motivo di ritenere che scatterà l’autocensura. Ma i blogger non disperino: potranno sventolare i loro banner in occasione del lancio di una delle prossime “Agende Capezzone”, il vero leit-motiv della politica politicante ed illusionista degli ultimi anni.