Ignorare per strepitare

Prima la tradizionale carrellata di ipse dixit, poi qualche considerazione di buon senso, per inquadrare il problema in un paese di tifosi ottusi. Tutto cominciò il 25 maggio con la pubblicazione, sul portale del MEF, del testo “descrittivo” della manovra correttiva. Quel testo prevedeva l’abolizione di alcune province minori, identificate secondo criteri piuttosto esoterici: “Numero di abitanti inferiore a 220.000, che non confinano con stati esteri e che non sono nelle regioni a statuto speciale”

Già nella serata del 25 maggio, Umberto Bossi piazzò la finta battuta sulla guerra civile che si rischiava se si fosse toccata la provincia di Bergamo, concetto ribadito l’indomani. A stretto giro, poi, fu il turno di Tremonti, che smentì di avere mai pensato ad un’operazione del genere, previa rimozione del famoso pdf dal portale del suo ministero. “Dove l’avete letto? Non è così, è falso”. A ruota, abituale gragnuola di dichiarazioni politiche. Ieri, proclama dell’Upi, che pare sia l’Unione delle province italiane, che per bocca del suo presidente, Giuseppe Castiglione, sostiene di aver ricevuto una telefonata dal premier ed una dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che lo rassicuravano sull’assenza, nella manovra, di una norma taglia-province, con rinvio della discussione alla Carta delle Autonomie, che all’articolo 14 parla di razionalizzazione, coerentemente con l’articolo 133 della Costituzione. Aspetta & Spera. Degna chiusura di una pagliacciata di stato ieri sera a Parigi, quando, al margine della conferenza Ocse, Berlusconi ha scolpito: “Nel decreto non c’è nessun accenno alle province”.

A questo punto occorre che Tremonti prenda provvedimenti, perché delle due l’una: o nel suo ministero c’è qualche collaboratore, con autorizzazione a postare sul portale, palesemente infedele; oppure il sito del MEF è stato hackerato. E peraltro deve essere lo stesso hacker (politicamente molto preparato, non c’è che dire) che ha fatto sparire dal portale il famoso Libro Bianco tremontiano del 1994.

Ad uso dei posteri noi vi omaggiamo della prima versione del testo “descrittivo” della manovra. Conservatela, e confrontatela non tanto con la versione che uscirà dalle Camere, quanto con il numero di smentite che esponenti di governo e maggioranza effettueranno su parti del provvedimento originariamente previste nella manovra.

Ma ci sono anche altre considerazioni da fare, su questa vicenda. Sappiamo che Tremonti, da tempo, sostiene che l’abolizione delle province non produrrebbe risparmi rilevanti. Immaginiamo che, se il ministro afferma ciò, sia perché ha visto delle simulazioni. Qualcun altro le ha viste? C’è qualche centro studi, o sito di divulgazione economica, che dispone di dati utilizzabili per affermare con sufficiente margine di approssimazione che l’accorpamento, parziale o totale, di province produrrebbe risparmi pubblici? “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi. Oggi invece pare che in questo paese viga la regola “ignorare per strepitare”.

Esiste una scala dimensionale sotto (o sopra) la quale l’ente locale denominato provincia produce diseconomie? E’ possibile attuare preliminarmente una “fluidificazione” del personale, in forma di mobilità funzionale, per colmare deficit di organico e gestire eccedenze? La provincia di Isernia ha ragion d’essere come quella di Brescia? Nessuno ha finora provato a rispondere a queste e simili domande, per quanto è a nostra conoscenza. Abbiamo solo sentito alcune petulanti invocazioni ad “eliminare tutte le province”, in alcuni casi provenienti da pensatoi politici che a volte pensano assai poco e sloganeggiano molto, spesso in sterile controcanto governativo. Ennesimo contributo al pollaio italiano.

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