di Vitalba Azzollini

Negli ultimi tempi si assiste a dibattiti surreali, che creano una matassa aggrovigliata della quale l’informazione stenta a trovare il capo. Riuscire a restare lucidi, dipanando nodi senza esserne invischiati, diviene così quasi una sfida. La questione della nomina del presidente della Rai ne è solo uno degli esempi.

di Vitalba Azzollini

L’ambigua natura della Rai – concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, quindi destinataria del relativo canone, e al contempo soggetto operante in concorrenza – non manca di creare problemi, se non addirittura danni. Da ultimo, ne forniscono conferma le considerazioni svolte dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) circa il contratto fra la Rai e Fabio Fazio.

Oggi inauguriamo una serie di post che dovranno accompagnarci sino alle elezioni del 4 marzo. In pratica, l’intenzione (o aberrazione, fate voi) sarebbe quella di segnalare le promesse elettorali dei nostri rappresentanti, attuali o futuri. Una piccola raccolta, senza pretesa di esaustività, per valutare incoerenze, piccole e grandi demagogie e, ove mai vi fossero, anche proposte vagamente ragionevoli, o comunque da stato di coscienza non alterato.

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

nel Paese che fu la culla del diritto, la certezza del diritto si traduce ormai nella certezza che il diritto stesso non verrà applicato a qualche privilegiato. Ed è altresì certo che l’eccezione spunterà fuori da una norma come il coniglio dal cilindro di un prestigiatore: il legislatore nazionale è uso anche a questo ruolo.

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

La gestione schizofrenica di certe vicende nazional-popolari conferma che, comunque vada, il Paese non è destinato a quelle sorti magnifiche e progressive che qualche incauto profeta aveva preconizzato. La Rai – vale a dire l’azienda che, in vista di quelle sorti gloriose, doveva essere liberata dai partiti politici, affinché la sua governance fosse finalmente improntata a logiche di efficienza, anziché di spartizione di poltrone – ne è un esempio evidente.

di Vitalba Azzollini

Molti nostri connazionali, specie se in posizioni di vertice, non perdono occasione per cimentarsi in un’attività in cui eccellono particolarmente: il deresponsabilizzante vittimismo per ingiustizie di cui è colpevole qualcun altro. Negli ultimi giorni il podio è toccato ad alcuni vertici della Rai, in occasione dell’inserimento dell’azienda di Stato, da parte dell’Istat, entro il perimetro delle pubbliche amministrazioni, sulla base di criteri di natura statistico-economica recentemente previsti dal Sistema europeo dei conti (Sec 2010).

Mauro Mazza, direttore di Raiuno, sarebbe preoccupato perché c’è “qualche programma che non funziona come potrebbe”, in termini di ascolti, pare abbia sospirato durante una audizione al cda Rai. Pur all’interno di una tendenza alla flessione di ascolti da parte delle tv generaliste, vi sono trasmissioni che fanno peggio di altre, come ad esempio Radio Londra di Giuliano Ferrara.

Questa sera, nel corso del Tg3 delle 19, a conclusione di un pezzo che definire dickensiano sarebbe del tutto ottimistico (“I ribassi hanno spazzato via i risparmi di una generazione, i giovani non potranno andare al college, gli operatori non hanno mai visto nulla di simile negli ultimi quarant’anni”), la mitologica Giovanna Botteri ci ha informati che oggi

«La scure di Standard & Poor’s si è abbattuta su Fannie Mae e Freddie Mac. Ciò significa che altre famiglie perderanno la casa»

A beneficio della Botteri è utile ricordare che Fannie e Freddie sono ormai divenute, dopo il crack del 2008, delle ward of the state, cioè entità il cui capitale è interamente detenuto dallo zio Sam.