Andrà molto peggio, prima di andare meglio

In Italia, privatizzare è diabolico

in Economia & Mercato/Italia

Le gare sono fatte così: ad un certo punto qualcuno molla e qualcuno resta“. Disse il ministro del cosiddetto sviluppo economico, Bersani, commentando l’abbandono della gara per Alitalia da parte della cordata composta dal fondo di private equity americano TPG e Mediobanca. Al di là di questa affermazione catalanesca, dovrebbe suscitare perplessità (eufemisticamente parlando) che uno specialista mondiale di ristrutturazioni societarie abbia deciso di chiamarsi fuori da una gara costruita in modo formalmente corretto, ma viziata da un enorme numero di paletti, più adatti ad un’impresa in salute che ad una realtà che accumula perdite a tappe forzate. TPG si prepara all’assalto finale ad Iberia, per rafforzare la propria presenza in Europa nell’imminenza dell’avvio dell’accordo Open Skies.

La cordata TPG difettava del requisito della nazionalità, poichè Mediobanca si era posta in posizione di finanziatore e non di azionista, e sarebbe quindi stato necessario  trovare un escamotage per dare ad una entità formalmente italiana la maggioranza della newco che avrebbe acquisito Alitalia. Inoltre, TPG non aveva fatto mistero della propria volontà di offrire un prezzo d’acquisto del tutto simbolico (cioè prossimo allo zero), per tenere conto delle enormi perdite cumulate dalla nostra compagnia di bandiera. Ma gli americani avrebbero almeno posto sul piatto forti investimenti di rilancio.

Ora, restano in gara Aeroflot-Unicredito ed Air One-Intesa. L’esito della gara sembra ben pilotato verso quest’ultima cordata, con Air One che offre pochi soldi propri e molti delle banche. Non a caso, il vettore privato italiano ha di recente pesantemente rivalutato gli asset aziendali, secondo un vecchio e collaudato schema del nostro capitalismo da debito. Questa vicenda avrebbe inoltre l’aggravante di un istituto di credito che finirebbe con l’assumere il controllo finanziario di un’impresa industriale.

Come già segnalato, se Air One vincerà, si troverà titolare del 90 per cento dei diritti di volo sulla tratta italiana più remunerativa, la Milano-Roma, con buona pace dell’antitrust. Se le cose dovessero effettivamente andare in questo modo, avremmo avuto la replica (mutatis mutandis) della “privatizzazione” di Telecom, a dieci anni di distanza e sotto la stessa regia politico-affaristica. Si confermerebbe, quindi, che in Italia “privatizzare” è diabolico. E, soprattutto, impossibile.

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