Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Conoscere per deliberare: vita in Provincia

in Discussioni/Italia

Grazie ad un prezioso lettore, vi presentiamo un paio di documenti, elaborati dalla Unione delle Province d’Italia, in cui si spiega cosa fa una provincia e quali sono i suoi costi di funzionamento. Quello che emerge da tali dati, ammesso che i dati siano completamente veritieri e non pesantemente “massaggiati” (ma non crediamo), è che i costi di funzionamento delle nostre province sono molto contenuti, rispetto a quelli degli altri enti locali ed amministrativi italiani.

Intanto, quello che si evidenzia subito è che il costo del personale rappresenta magna pars del totale. Una rivelazione scioccante ed inedita quanto possono esserle quelle del buon Spider Truman sui costi della casta, non trovate? Altro dato che emerge è che il bilancio delle province, nel triennio 2008-2010 è dimagrito di circa il 10 per cento, costi del personale inclusi, e purtroppo con un vero e proprio crollo delle spese in conto capitale, che peraltro è comune all’intera pubblica amministrazione italiana.

Osservando le funzioni svolte, si comprende che gran parte delle medesime potrebbero essere svolte attraverso la Regione (e non dai comuni, la cui numerosità porrebbe insuperabili problemi di coordinamento, ove si creassero strutture consortili per gestire il territorio della provincia). E come? Un’idea, che inciderebbe sui costi della politica senza compromettere il decentramento amministrativo (che serve, ricordatelo) potrebbe essere quello di eliminare le assemblee elettive provinciali (il Consiglio, per intendersi), sostituendole con alti funzionari amministrativi di nomina regionale, operanti sul territorio provinciale. In questo modo si avrebbe maggiore snellezza operativa, riduzione dei costi della politica ma non della relativa responsabilità, che sarebbe solo spostata a monte, in capo alla Regione. Alla quale passerebbe anche il patrimonio delle attuali province, partecipazioni incluse, per garantire gestione unitaria. Di fatto, la provincia diverrebbe un “distretto” regionale, mantenendo i propri attuali confini, se il problema è quello di preservare l’aspetto identitario delle province. Perché anche il gagliardetto vuole la sua parte.

Ovviamente, queste sono simulazioni/speculazioni, che rientrano a pieno titolo nel gioco dell’estate italiana, vista l’inevitabile piega che il “dibattito” da ombrellone sulle province sta assumendo. Non che ci aspettassimo qualcosa di differente, s’intende. Però anche voi fate un piccolo sforzo: smettete di pensare che l’abolizione delle province risolverebbe tutti i nostri problemi. D’accordo?

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