Il toro spagnolo sta per essere matato

Tuesday, 3 April, 2012

in Economia & Mercato, Unione Europea

Presentando il progetto di legge di bilancio spagnolo per quest’anno, il ministro delle Finanze Cristobal Montoro ha comunicato che la spesa per interessi sul debito quest’anno, prevista pari a quasi 29 miliardi di euro, supererà quella per stipendi dei pubblici dipendenti, e sarà superata solo da quella per sussidi di disoccupazione. E già questa sarebbe la notizia.

Nel frattempo la disoccupazione è aumentata in marzo di altre 38.800 unità, meno delle attese, poste a 54.000 impieghi in meno, ma che comunque portano il totale dei disoccupati a 4,75 milioni di persone (forse varrebbe la pena di rimarcare quest’ultimo termine: troppo spesso tendiamo a scordarlo). La disoccupazione in febbraio è al 23,6 per cento, e salirà oltre. La correzione per il 2012 è di 27 miliardi di euro, pari al 2,5 per cento di Pil, per raggiungere il target (rivisto al ribasso) del 5,3 per cento di Pil. Il tutto con una previsione ufficiale di contrazione del Pil dell’1,7 per cento che ad oggi appare piuttosto ottimistico.  Già alcuni analisti ipotizzano che a fine anno, sulla base di proiezioni riviste, il deficit-Pil potrebbe arrivare al 6-6,5 per cento. L’aspetto più singolare, nel progetto di bilancio del governo è che, con un simile disastro in via di materializzazione, non è stato previsto un aumento della spesa sociale, che comprende i sussidi di disoccupazione.

Come riconosce anche il titolo di El Pais, giusto per perseguire con il massimo impegno una manovra prociclica (sennò non saremmo in Europa nel 2012), è previsto un taglio del 22 per cento alla spesa per infrastrutture dell’amministrazione centrale e degli enti pubblici, che lo scorso anno era già stata tagliata del 30 per cento. Massacrati anche i contributi pubblici agli investimenti in ricerca e sviluppo. La Spagna vorrebbe cambiare modello di sviluppo e cessare di essere un paese di muratori: il secondo obiettivo è stato certamente centrato con la crisi; il primo difficilmente lo sarà, con queste premesse.

Il governo Rajoy prevede che quest’anno il rapporto debito-Pil si posizionerà appena sotto l’80 per cento, ma molti analisti credono che già oggi siamo intorno all’85 per cento, e più. Il problema è che il crash dell’immobiliare sta avvenendo al rallentatore: siamo intorno al 20-25 per cento di calo dei prezzi, ma l’approdo potrebbe essere in un intorno di meno 50 per cento. Di conseguenza le banche sono (de)cotte, e necessiteranno ben più degli ottimistici 50 miliardi di ricapitalizzazione fin qui previsti. Le autorità spagnole avrebbero rifiutato una proposta della Commissione Ue di un prestito a valere sul fondo EFSF per rafforzare il capitale delle banche, ma è difficile pensare che l’approdo (almeno la prima tappa) non sia questo. Se non fosse che, come noto, la Spagna è il quarto contributore ai fondi di salvataggio europei, in forma di garanzie (per l’EFSF) e di capitale versato per il prossimo ESM. Se il paese dovesse finire in assistenza, il suo contributo dovrebbe essere ripartito sulle spalle dei superstiti, inclusa l’Italia, e contribuirebbe ad affossarci.

Che dire? La Spagna sarà la prossima vittima della crisi: almeno così sembra, visto qui ed ora. Alcune ottimistiche previsioni (non nostre) non si sono realizzate, ma l’incarognimento della crisi è anche e soprattutto frutto della stretta fiscale imposta al continente, anche se a noi le banche spagnole non hanno mai fatto impazzire, tolti i due mostri di sistema (o sistemici?) che tutti conosciamo. Forse il paese si sarebbe effettivamente tratto d’impaccio, se non fosse stato mandato a sbattere con violenza contro un austero muro.

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