Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Un fact checking dell’altro mondo

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Sul teatrino di ieri sera a Servizio Pubblico, sono opportune un paio di precisazioni, al netto di tutte le idiozie sentite in trasmissione e lette sui social network.

La prima è che Berlusconi resta intimamente convinto che nel 2009 tutto stesse andando bene, con i soliti ristoranti, aerei, fatturati pubblicitari eccetera. Per chi fosse poco avvezzo a fare un fact checking minimale, questi sono i dati Eurostat, da cui si evince che nel 2009 il Pil italiano ha scavato un cratere del 5,5 per cento. Che poi nel 2009 il nostro spread non fosse drammaticamente largo perché i tedeschi non avevano ancora deciso che l’Eurozona fosse reversibile, e che quindi alcuni paesi potessero esserne cacciati, in un modo o nell’altro, è altro discorso. Quindi i ricordi di Berlusconi sono piuttosto confusi, ma questo è scusabile, trattandosi di venditore il cui compito resta quello di vendere, non di guardare in faccia la realtà. E comunque Berlusconi si riferiva a frasi pronunciate durante il vertice di Cannes del 2011, non al 2009. Ma transeat.

Comprensibile pure che alcuni cittadini siano stati da egli irretiti al punto da bersi a garganella tutto quello che gli esce di bocca. Meno comprensibile che lo stesso tipo di esito le parole di Berlusconi producano su qualche personaggio che ha in tasca la tessera dell’inutile Ordine dei giornalisti, e che vada in giro stupidamente a confutare la realtà senza addurre uno straccio di numero. Questi sono i risultati di un paese in cui la selezione “professionale” avviene sulla base di elementi che con la professionalità (come comunemente intesa nel resto del mondo) hanno un rapporto piuttosto tenue, per usare un delicato eufemismo.

Altra chicca della serata è stato il siparietto tra Giulia Innocenzi e Berlusconi sul gombloddo finanziario tedesco contro l’Italia (qui, dal minuto 51). Quello a copyright di Renato Brunetta, per intenderci. La Innocenzi sostiene che Berlusconi avrebbe visto la Bundesbank nel ruolo di “Grande Vecchio” che impone alle banche commerciali nazionali di vendere i Btp. Berlusconi replica che non di Bundesbank si tratterebbe bensì di Deutsche Bank.

Cioè, in sintesi: una banca commerciale tedesca che “ordina” alle consorelle di vendere titoli di stato italiani. Certo, che ci vuole? Capita sempre, no? E la cosa più divertente è che non si trova uno straccio di giornalista che chieda conto a Berlusconi di questa follia. Forse perché la differenza non è chiara neppure alla nostra stampa? Ciliegina sulla torta, Berlusconi corregge pure la Innocenzi, dicendole che non di BuBa si tratterebbe, bensì di Deutsche. E la Innocenzi, presa in contropiede, replica di aver letto la notizia sull’ultimo libro di Vespa. A proposito, se qualcuno tra voi ha tra le mani il prezioso volume potrebbe darci riscontro che le cose stanno esattamente in questi termini?

Quanto al resto delle tesi berlusconiane della serata, nulla di inedito. In Italia il Nostro è ostruito dalla numerosità dei partiti, tutti eccedenti tranne il suo. Poi è ostruito dalla Corte costituzionale. In Europa e nel mondo tutti lo temono, ergo lo ostacolano, malgrado abbia tra i leader del pianeta un sacco di amici, con cui costruirà ospedali in Africa. Sempre che qualche comunista africano non gli getti addosso il malocchio, facendo crollare le preziose costruzioni con un maleficio notturno.

Se fossimo un paese di elettori conseguenti e coerenti dovremmo perlomeno notare che, se le cose stanno in questi termini, rivotare Berlusconi significa votare per qualcuno che non riuscirà mai a combinare nulla, visto che tutta la galassia lo ostacola. Quindi, delle due l’una: o si prende atto che, votando per lui, si esprime un voto inutile e sterile; oppure lo si segue fino alle estreme conseguenze: uscita dall’euro, e dal mondo, dove esisterà sempre un “agente ostruente esterno” che impedirà a Berlusconi di farci entrare nella valle dell’Eden. Se fossimo davvero coerenti dovremmo quindi, meditare di suicidarci tutti con e per lui, per riuscire finalmente a raggiungere quella felicità che da almeno un ventennio tutti ci sottraggono. A noi italiani è la coerenza, che ci frega.

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