Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Corti d’assalto

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Poiché ogni giorno ha la sua farsa, oggi dobbiamo occuparci dell’iniziativa della Corte dei conti italiana, che ha notificato alle agenzie di rating che sta indagando su di loro per ingiusto declassamento dell’Italia nel 2011 e 2012, ipotizzando un danno erariale superiore a 117 miliardi di euro. Per non farci mancare nulla, s’intende.

La notizia è comparsa ieri sul Financial Times in forma non particolarmente intelligibile, con citazione dell’agenzia S&P che conferma la ricezione della notifica e quantifica i danni potenziali in 234 miliardi di euro, “in parte per aver ignorato la ricca storia culturale del paese al momento del downgrade del debito sovrano” italiano. La frase del Ft è criptica, e necessita quindi di ulteriori dettagli. Se significasse che l’Italia è ampiamente solvibile perché dotata di un ricco patrimonio artistico-culturale monetizzabile, servirebbe capire in che forma dovrebbe avvenire tale monetizzazione: attraverso escussione da parte dei creditori, forse? Perché se si parla degli introiti dell’attività museale, pare verosimile che essi siano già nel Pil, e che quindi nulla sia dovuto per gonfiare il medesimo berlusconianamente.

In attesa di saperne di più, merita segnalare le precisazioni a Reuters del procuratore regionale del Lazio della Corte dei conti, Raffaele De Dominicis. Il quale è pure molto assertivo:

«Le agenzie hanno due mesi per rispondere e poi io ho quattro mesi per decidere»

Il danno erariale provocato dalle manipolazioni di mercato cagionato dalle agenzie di rating è stimato “in 117 miliardi e poi ci sarà una seconda partita di danni che saranno precisati”. De Dominicis non ha voluto essere più preciso ma ha detto che la cifra di 234 miliardi citata dal Financial Times “è sbagliata”. Se vi state chiedendo che ci azzecchi la Corte dei conti con le agenzie di rating, visto che il suo ruolo istituzionale dovrebbe essere quello di vigilare sulle amministrazioni dello stato, per “impedire sprechi e cattive gestioni”, vi omaggiamo della risposta di De Dominicis a Reuters:

De Dominicis ha detto che la Corte dei conti ha giurisdizione su terzi oltre che su istituzioni o impiegati pubblici “qualora abbiano leso un interesse erariale”

Interessante, non trovate? Quindi, estensivamente, si può ipotizzare che la Corte possa perseguire chiunque, in ogni angolo del pianeta, ritenga colpevole di aver inflitto un “danno erariale” al nostro paese, dove la definizione di “danno erariale” verrebbe ad essere lievemente alterata, avendo come limite il cielo. Questo bizzarro attivismo della Corte dei conti ci ricorda molto quello dei “pretori d’assalto” degli anni che furono, quando piovevano inchieste e provvedimenti restrittivi dalle Alpi a Capo Passero. Bei tempi.

Lievemente pleonastico ricordare che, sulle valutazioni di debito sovrano, le agenzie emettono opinioni basate su dati che sono rigorosamente pubblici. Opportuno ricordare pure che le argomentazioni del tipo “si, ma sono le stesse agenzie che davano la tripla A ai subprime!” non c’entrano un beneamato con i rating sovrani. E’ concetto di una banalità disarmante ma ancora moltissimi non riescono proprio ad afferrarlo. Da ultimo, le agenzie di rating non muovono più il mercato, anche perché di solito sono i derivati di credito a fare l’andatura, e gli investitori professionali cercano di fare i compiti a casa senza aspettare le tardive opinioni delle agenzie.

Comunque sia, prendiamo atto che la berlusconizzazione (con il pompaggio del Pil a fini di solvibilità implicita del nostro paese) ha ormai raggiunto anche la Corte dei conti, segnaliamo al Corriere che la Cappella Sistina è di proprietà di uno stato straniero (che al limite potrebbe farci da fideiussore, hai visto mai), ed osserviamo l’applicazione pratica in versione portoghese della tesi espressa dal dottor De Dominicis.

La nottata dovrà pure passare, prima o poi, malgrado i nostri estenuanti sforzi per porre anch’essa in regime di prorogatio.

AggiornamentoPrecisazione della Corte dei conti. Che il loquace dottor De Dominicis si sia portato un po’ troppo avanti?

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